“Se tuttora piacessi agli uomini,
non sarei servo di Cristo!”
(Gal. I, 10)

Un tempo le gazzette attaccavano la Chiesa un giorno si e l’altro pure. Non vi chiediamo di andare indietro nel tempo fino ai fogli di loggia della sciagurata temperie del preteso risorgimento italiano, vera rivoluzione contro Dio e la Chiesa, ma anche solo alle campagna contro Wojtyla e Ratzinger sulle questioni morali. L’attuale pontificato – che, lo ribadiamo a scanso di equivoci, si inserisce pienamente nella linea conciliare dei precedenti – sembra aver cambiato le cose. Grandi lodi all’umile, al caritatevole Bergoglio e ai suoi imitatori, grandi reprimende ai suoi biechi critici. Non ci sarebbe nulla di male se la stampa lodasse la Chiesa, anzi! Il problema è che la lode si basa sul tradimento che i gerarchi della Chiesa compiono rispetto alla sua ortodossia.
È il caso per esempio delle scuse presentate “ai coniugi separati o divorziati o sposati civilmente o non sposati” da Renato Marangoni, vescovo di Belluno-Feltre (vedi qui) che ci ha “meritato” una menzione sul sito del Corriere della Sera, corriere.it, da cui apprendiamo anche che il Vescovo di Vittorio Veneto ha disposto l’accesso ai sacramenti “per certe coppie che non vivono in pienezza il matrimonio cristiano”.

Era un dogma che sembrava insuperabile, e che costringeva migliaia di fedeli a rinunciare, loro malgrado, ad uno dei sacramenti fondamentali per un credente: la comunione, così come la confessione. Almeno fino ad oggi. Perché la «fuga di anime» dalle parrocchie, la disaffezione verso quella ritualità settimanale che, un tempo, affollava le chiese, e forse anche lo storico sorpasso dei matrimoni civili sul rito religioso sta spingendo i primi vescovi – da Vittorio Veneto a Belluno e Feltre – ad aprire le porte alle coppie separate e divorziate. Fino a rivolgere, come nel caso di monsignor Renato Marangoni, vescovo di Belluno, un appassionato appello pubblico che parte da un presupposto: le scuse.
Un atto considerato al limite del «sacrilego» da parte degli oltranzisti della tradizione. I quali, per tutta risposta, hanno scatenato una campagna social che ha generato reazioni e commenti al vetriolo.
Ma cominciamo dalla lettera di monsignor Marangoni a separati e divorziati: «C’è una parola iniziale da confidarvi: Scusate! C’ è in questa parola — afferma il vescovo di Belluno e Feltre — la nostra consapevolezza di avervi spesso ignorato. Forse avete anche sofferto per atteggiamenti tra noi di giudizio e di critica nei vostri confronti. Abbiamo anche per un lungo tempo dichiarato che non potevate essere pienamente ammessi ai sacramenti della Penitenza e dell’ Eucaristia».
La presa di posizione trae spunto da «Amoris Laetitia», l’ esortazione apostolica di Papa Francesco (fu pubblicata nel 2016), che vagliava anche la realtà contemporanea della vita familiare. Un testo che scatenò un ampio dibattito nella comunità cattolica, ma che ha mutato le condizioni entro le quali le diocesi, come pure le singole parrocchie, possono muoversi. Non a caso monsignor Marangoni ammette che «ci siamo irrigiditi su una visione molto formale delle situazioni familiari. Abbiamo sbagliato a non considerare la situazione personale, i sogni che avevate alimentato, la vostra vocazione alla vita coniugale con i progetti di vita che comportava, seppure incorsi in vicende familiari travagliate». L’invito, esplicito, è di riavvicinarsi alle parrocchie, iniziando da un incontro organizzato domenica primo dicembre, alle 15, al Centro Papa Luciani a Col Cumano di Santa Giustina.
Un palese tentativo di riconciliazione, insomma. Che però non è stato affatto gradito da chi non ammette deroghe alla tradizione. Radio Spada, un sito che ritiene «il Cattolicesimo Romano l’ unica forma di antagonismo culturale, sociale e politico alla grave decadenza e alle pulsioni dissolutrici del mondo in cui viviamo», ha avviato una battaglia contro l’ apertura del vescovo, definendo «surreale» la sua lettera. «Sebbene sia la lettera di un vescovo – scrive il sito, con un post commentato da decine di indignati – non c’ è nessun richiamo all’ abbandono della situazione gravemente peccaminosa che mette in pericolo il destino eterno delle anime, nessun richiamo agli alti valori cristiani della castità, della santità della famiglia, nessun richiamo all’ unità ed indissolubilità del matrimonio. Solamente un prostrarsi con la scusa delle vicende travagliate dei singoli a modi di vivere non secondo Dio, che condanna il divorzio ed il concubinaggio». Anche la chiosa finale non è del tutto cortese: «Più che della lettera di un successore degli Apostoli è la lettera di un successore degli Apostati».
Ma la diocesi tira dritta: l’ incontro si farà. Del resto il vescovo di Belluno, in Veneto, non è solo: nei giorni scorsi il «collega» di Vittorio Veneto Corrado Pizziolo ha annunciato, tramite il settimanale diocesano L’Azione , quella che definisce «la novità»: «Consiste nel fatto di prevedere per certe coppie che non vivono in pienezza il matrimonio cristiano la possibilità di accedere alla partecipazione sacramentale». Il tutto, al termine di un «percorso di accompagnamento» gestito dal parroco o direttamente dal vescovo. E malgrado gli «indignados».

Cosa dedurre da tutto ciò? Anzitutto la cosa più grave: il continuo tradimento dei modernisti sempre più palesemente allieneati col mondo, il quale essendo (lo dice Gesù Cristo!) sotto la signoria del Diavolo, gode nell’abbattimento dei dogmi. In secondo luogo, l’importanza di una realtà integralmente cattolica come Radio Spada nell’antimodernismo italiano.

La Redazione