[SPADAMOTORS] La Lotus Esprit (1986)

di Massimo Micaletti

foto reperita in rete (per eventuali credits: redazione@radiospada.org)

Nella storia delle auto ad alte prestazioni esistono le granturismo, potenti ed eleganti; le supercar di tutti i giorni, prestanti ma adatte anche per fare la spesa o andare in studio; le supersportive, scomode e vistose; le icone, dal fascino immortale. Tutte queste potete trovarle ancor oggi nei listini delle varie Case e se avete soldi da spendere potete comprarne una.

C’è una categoria, però, che non esiste più: è fuorilegge, troppo maleducata, impresentabile. Sono le pessimissime, le “bare”, quelle che o ci sai fare o lasci perdere. Insomma, le versioni d’alto bordo delle coeve Uno Turbo, Fiesta XR2, 205 GTI 1.9 e via sbandando.

Tra questa teppaglia degna, come si diceva ai loro tempi, “dei peggiori bar di Caracas” si annovera serenamente e col dovuto e mai bastevole timore la Lotus Esprit.

E pensare che nasceva colle più rassicuranti premesse: disegno Giugiaro, 4 cilindri, 2000cc scarsi e appena 157 cavalli. Tanti per l’epoca ma non preoccupanti: c’era di peggio in giro. Solo che poi agli inglesi gli prende la mano e, in 24 evoluzioni e 28 anni di produzione, arrivano la rabbiosa Turbo da 214, poi 260, poi 300 cavalli e nel 1997 tocca alla V8: 3500cc, 350 cavalli. Il telaio però, pur con aggiornamenti, rinforzi e sospensioni via via più raffinate, resta quello dei 157 cavalli e dei quattro cilindri cosicché quella coupé divertente e un po’ cagionevole è diventata una belva che non concede nulla. La bella linea italiana è stata caricata con alettoni, prese d’aria, allargamenti che non sono scenografia ma fanno la loro parte nel tentare di tenere a bada una meccanica cresciuta oltre il buon senso.

Oggi che le sportive sono computer su ruote l’Esprit è un oggetto incomprensibile, un reperto misterioso di una civiltà perduta. Eppure, in molti appassionati resta il sogno di farci qualche strada di quelle belle.

Ma le Esprit sono rare, fragili e molto costose, sicché il sogno resta tale: e forse è meglio così.

http://bit.ly/2ze5VJV

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