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di Miguel

Cari Amici di Radio Spada,

dopo lo scalpore che hanno creato i miei ultimi articoli, in particolare la Lettera aperta a Joseph Ratzinger, ho pensato che forse – visto l’immobilismo generale e al netto di alcune operazioni autoreferenziali e ritrite – è il caso di fare una proposta. Del resto, tra i miei detrattori, c’è sempre quello che sibila: Embè, allora che facciamo?

Il rischio dell’attivismo è grave. Ma quello del passivismo non è da sottovalutare.

Non so quanto sia concreta, non so quanto possa funzionare, non so se darà frutto. Non so, non so, non so. Ma so che da qualche parte bisogna pure iniziare. Anche perché l’alternativa è, sempre più, ridursi a dar ragione alle vecchie zie che mentre lavorano a maglia borbottano contro Francesco. Una prospettiva non entusiasmante.

Ah, by the way: è passato un mese dalla fine del Sinodo amazzonico e a parte il solito giro di dichiarazioni, s’è concluso poco.

Dunque facciamo il punto: i problemi sono vecchi di 60 anni (Concilio & friends), i pannicelli caldi opposti in questi anni dal mondo modernista-conservatore sono stati a volte inutili, altre veri e propri boomerang. Nel frattempo la pianta che ha le radici nel montinismo ha dato i suoi “migliori” frutti: Pachamama, Abu Dhabi e via discorrendo. Tutte cose già viste in altra forma nel corso dell’ultimo mezzo secolo ma mai con la sfrontatezza di oggi.

Che fare? Bene la battaglia teo-filosofico-culturale. Ma basta? Badate: non è una domanda retorica, si tratta di una domanda vera. Se qualcuno ha una risposta fondata e sicura, me la dia. Sicuramente è ben accetta.

Ecco dunque un pensiero a voce alta che forse non produrrà nulla ma che una volta pronunciato non si potrà dire che non sia stato messo sul tavolo.

Una mobilitazione dei cattolici, verso Roma. Una mobilitazione che ricalchi, rilanci e completi ciò che nessuno ormai ricorda più, ovvero le gloriose Marce Romane degli anni ’70 che portarono verso il Vaticano migliaia e migliaia di cattolici (da decine di Paesi) pronti a rendere chiaro che la svolta modernista non andava bene. Parliamo degli anni tumultuosi in cui Padre Coache, Padre Saenz e Padre Barbara mossero tante e tante persone. Veglie di preghiera sotto le finestre di San Pietro e cartelli con scritto “non vogliamo diventare protestanti”. Avevano visto lungo, eh? I buoni frutti di quelle iniziative (e del clamore che suscitarono) sono vivi ancora oggi.

Insomma: siamo a una nuova tappa del cammino modernista e in qualche modo va segnata. Oggi le capacità di mobilitazione non mancano: pensiamo alle processioni di riparazione che negli ultimi due anni hanno segnato le cronache italiane.

Forse si può pensare a qualcosa di simile? Forse si può saldare l’urgenza della riparazione con la necessità della riaffermazione della Dottrina? Lo si può fare a Roma? Sono tutte domande a cui tu che leggi puoi rispondere.

Sia però chiaro: se si deve partire per fare cose a metà meglio lasciar perdere. Meglio essere in pochi con le idee chiare che in tanti con le idee confuse. Una piattaforma minima non può escludere un fatto condiviso: il problema è vecchio di 60 anni e i frutti recenti sono i più esplitici.

Sì, questo è imprescindibile: non possiamo andare a Roma strizzando l’occhio al Concilio e a chi lo ha incarnato. Almeno si riconosca che una rivoluzione c’è stata (sul piano dottrinale, liturgico, gerarchico), poi si dica pure che quelli del bergoglismo sono gli esiti peggiori. Ma se ci nascondiamo dietro al mezzo dito di certo conservatorismo di maniera meglio non cominciare neppure. Ci prenderemmo in giro e prenderemmo in giro chi ci guarda. Magari in buona fede ma sarebbe così.

Altro aspetto: lo scrivo qui su Radio Spada però è evidente che, nonostante la forza di mobilitazione che questo sito-associazione ha dimostrato in questi anni, non possiamo ridurre il tutto ad una “iniziativa di RS”. Ci vuole il coraggio di andare oltre le etichette. E siccome so che qui si è d’accordo sulla ricerca della via del bosco in alternativa alla placida quiete degli orticelli tradizionalisti, mando la mia missiva proprio in direzione di queste colonne.

Li sento già, i contestatori: Ecco la solita proposta buttata lì! Ecco un’idea per accendere la discussione!

Esatto ragazzi: è una proposta buttata lì per far discutere. Se non ne uscirà nulla, pazienza.

Ma il primo ad alzare il dito ci vuole sempre.

A voi la parola e a presto,