“Voglio fare di loro un popolo cristiano ideale”. Fra’ Jose Alvarez Fernandez missionario in Amazzonia

a cura di Giuliano Zoroddu

Dal diario di Fra’ Jose Alvarez Fernandez, Apaktone (papà saggio e buono) per gli indigeni, missionario domenicano nell’Amazzonia peruviana dal 1917 al 1950. Si noti la diversità diametrale rispetto agli intenti dei modernisti: l’unico scopo di questo sacerdote, che ha lasciato le natie Asturie per andar lontano a predicare Gesù, è liberare gli indigeni dai diavoli forme religiose di sapienza ancestrale da preservare e da cui attingere, secondo i modernisti) e farne dei buoni cristiani degni del paradiso.

Fonte del testo e della foto: apaktone.com

31 maggio 1924
Lungo il fiume Bahuaja (Tambopata)

“Mi sveglio verso le cinque e recito le preghiere mattutine in preparazione alla Santa Messa. Alle sei e mezza chiamo Domingo e insisto ancora che faccia tutto il possibile per convincere tutti a partecipare alla Messa; questo è tutto ciò che chiedo: che frequentino la Messa e poi ascoltino le lezioni che impartiamo loro in seguito. Dice agli abitanti del villaggio di venire, e oggi come quasi tutti i giorni, la prima ad arrivare è sua moglie, che secondo il suo comportamento rivela una persona spirituale sinceramente religiosa. (Secondo eventi successivi, la mia intuizione si dimostrò corretta quando poche settimane dopo, malata, chiese al capo del villaggio di permetterle di recarsi qui alla Missione di Maldonado per essere battezzata). Comincio il Santo Sacrificio e le parole non possono descrivere la mia gioia quando la nostra chiamata suscita il loro interesse e presto iniziano tutti a riunirsi. Parlo loro della mia gioia vedendoli felici e soddisfatti di partecipare, ma dico anche loro che il mio desiderio più grande è che la loro felicità diventi gioia nella speranza di andare in paradiso. Parlo del loro bisogno di battesimo come condizione indispensabile per la loro salvezza. Dico loro che dopo il battesimo non hanno più nulla da temere; che non debbono temere più ‘”ecuika” (un demone) perché non può più reclamarli, né nessuna delle altre tribù selvagge; poiché andrò anche da loro a predicare e ad operare, così regneranno pace e amicizia tra loro. Dico loro che non dovrebbero più avere paura dei civili, poiché sarò il loro difensore e che il mio amore per loro è così grande che andrò volentieri a battezzarli, sapendo che potrei morire affogando in rapide insidiose. Voglio fare di loro un popolo cristiano ideale”.

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