Articolo di Andrea Zambrano, pubblicato con titolo originale “Angeli & demoni, assistenti in delirio, ma il Pd non vedeva” su La Nuova Bussola Quotidiana, 29 dicembre u.s.

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L’ordinanza del gip di Reggio Emilia Luca Ramponi, con la quale il 20 dicembre scorso ha rimesso in libertà due degli indagati chiave dell’inchiesta Angeli & demoni, sembra delineare un inquietante modus operandi di quello che è stato ribattezzato il Sistema Bibbiano. Federica Anghinolfi, ex responsabile dei servizi sociali della Val d’Enza, e l’assistente sociale Francesco Monopoli sono stati rimessi in libertà, ma a loro è stata inibita la professione per un anno.

Al giudice è parsa una misura sufficiente perché il pericolo di reiterazione del reato, essendo correlato all’esplicazione dell’attività professionale, non corre il rischio di diventare realtà.

Così, mentre l’inchiesta, per stessa ammissione di Ramponi, si avvia alla sua chiusura con la formulazione delle richieste di rinvio a giudizio, emergono nuovi e – è il caso di dire – inquietanti dettagli su quello che i media e la politica hanno ribattezzato Sistema Bibbiano.

Anzitutto emerge che Federica Anghinolfi, la principale indiziata assieme al centro Hansel & Gretel, ha un «mondo politico e ideologico di riferimento». Già nella precedente ordinanza di giugno il gip si riferiva al mondo dei diritti Lgbt. Si ricorderà la vicenda delle minori affidate a coppie lesbiche e in un caso anche a una donna che della Anghinolfi era stata compagna.

Un mondo che è «magari consentaneo alle posizioni degli indagati anche se non a quelle “complottiste” estreme ora emerse». A che cosa si riferisce? Il giudice fa riferimento a quanto il pm che lavora al caso ha scoperto proseguendo nell’inchiesta sugli affidi esplosa a giugno.

La Anghinolfi e Monopoli infatti «erano convinti dell’esistenza di una setta di pedofili, collegata a quella dei ‘Diavoli’ della Bassa modenese, da cui andavano protetti i minori reggiani, anche mediante la commissione di falsi, depistaggi e frodi processuali».

In sostanza, dagli interrogatori portati avanti dal pm Lucia Salvi, i due si erano fatti «la convinzione della setta dei pedofili» e per questo «condizionavano anche l’operato dei periti e dei consulenti tecnici d’ufficio dei tribunali, a cui veniva riferito di non parlare con nessuno perché la setta era composta da magistrati, ecclesiastici e forze dell’ordine».

Insomma, secondo i due assistenti sociali saremmo stati di fronte in Val d’Enza a una sorta di Spectre dedicata a «cannibalismo e rituali religiosi satanici», come riferisce agli inquirenti una persona informata dei fatti citando i racconti di un bambino presi per buoni da Monopoli.

Alcuni episodi delineano un quando di «totale assenza di autocontrollo e di equilibrio» per la Anghinolfi.

La Anghinolfi era convinta ad esempio che il piccolo Tomamso Onofri, il cui corpicino fu ritrovato cadavere proprio sulle rive del fiume Enza, fosse stato vittima di una rete di pedofili (circostanza questa mai emersa nel corso dei processi che condannarono l’assassino Mario Alessi) e che questa a sua volta fosse collegata con i capi bastone della cupola di ‘Ndrangheta decapitata a Reggio nel corso del processo Aemilia. Deliri, evidentemente.

In un altro episodio, stando al racconto di un agente di Polizia Municipale, la Anghinolfi ordinò illegittimamente a un agente di arrestare un uomo che aveva avuto uno screzio con i Servizi per una vicenda di un minore sottratto del quale chiedeva informazioni: «Voi siete la mia Polizia Municipale – avrebbe detto secondo le ricostruzioni – e vi ordino di arrestarlo». Ordine rifiutato con sdegno dalla Polizia Municipale. I toni «quasi militari, urlando ripetutamente di procedere all’arresto perché quell’uomo aveva leso il suo ruolo di assistente sociale» facevano della Anghinolfi «un deus ex machina» del sistema Bibbiano che agiva per «dimostrare gli abusi ad ogni costo» anche quando di questi non vi era alcuna traccia né sospetto né quantomeno indizio.

Dalla ricostruzione del giudice sembra esserci dunque stato un disegno portato avanti con l’ossessione di voler dimostrare anche contro ogni evidenza di essere in presenza di abusi sessuali. Una ossessione che, almeno per i passaggi su Onofri e la setta dei pedofili, rasenterebbe la patologia. «Il taglio era sostanzialmente univoco in tale direzione e tutti lo sapevamo: (…) nelle relazioni sembrava volutamente e sempre tra le righe che tutto fosse abuso sessuale o maltrattamento», hanno dichiarato alcune persone interrogate. Una esasperazione che rende bene l’idea del complesso sistema ideologico messo a punto con Bibbiano e del quale, in attesa che la giustizia si pronunci penalmente, permangono tutte le riserve politiche del caso.  

Politicamente parlando, e l’episodio della Polizia Municipale lo evidenzia, sembra essere mancata qualsivoglia azione di controllo dato che il Sistema Bibbiano veniva portato a modello e con entusiasmo in giro per l’Emilia dai politici del Pd come esempio di efficienza dagli amministratori targati Partito Democratico. E per questo entusiasmo ora si cerca di giustificarsi con un «non potevamo sapere». Il potere della Anghinolfi e di Monopoli nel determinare la vita di decine di minori doveva essere concesso dall’alto. E in alto c’era la politica che oggi mette la testa sotto la sabbia.