Cenni storici sul dogma dell’Immacolata

Francesco Podesti, Discussione su Maria concepita senza peccato, 1858-1865, Sale dell’Immacolata, Palazzo Apostolico, Città del Vaticano, Roma

La santa Chiesa Cattolica, costituita da Gesù Cristo conservatrice, dispensatrice e giudice della dottrina rivelata, e assistita ogni giorno sino alla fine dei secoli[1] dallo spirito di verità, che è come l’anima di lei; custodendo gelosamente, sì che non si perda, il deposito affidatole, commisura alla capacità e al bisogno delle persone e dei tempi il modo di amministrarlo; ed ora si contenta di professare un domma nelle pratiche del suo culto, ora lo definisce in una formula dottrinale; prima era paga che i suoi figliuoli credessero una verità rivelata solo implicitamente; poi vuole che vi aderiscano con atto di fede espressa e formale; fin qui permise intorno ad un punto la disputa che serviva a rischiarare la verità, adesso giudica e decide la controversia che potrebbe mettere in forse e in pericolo la credenza. Effetto di questa sapientissima economia della Chiesa nel dispensare la fede è il progressivo svolgersi della dottrina rivelata in ogni sua parte per opera dei sacri dottori, che discutendo e ragionando i dommi, ne derivano i corollarii, ne manifestano le attinenze, ne dichiarano il senso, ne persuadono argomentando la verità, finché l’infallibile magistero istituito dal divino Autore della fede li definisca e dichiari con esplicito insegnamento.
Per siffatto modo il domma dell’Immacolata origine di Maria, compreso ed implicito in quella idea sublime della santità perfettissima, della purità somma ed incomparabile della Madre di Dio, che la Santa Chiesa apprese dagli Apostoli ed instillò nelle menti dei fedeli, si andò svolgendo e manifestando di mano in mano più chiaramente nella notizia dei cristiani; e creduto nei primi tempi quasi in confuso, o certo non professato frequentemente in espressa forma, fu predicato nei susseguenti con più insistenza e chiarezza; e solo ai dì nostri pervenne a quella piena e compiuta manifestazione che costituisce una verità rivelata articolo di fede; quando cioè l’infallibile magistero della Chiesa la propone a credere in forma autentica.
Vero è che la santità originale di Maria si trova significata non oscuramente nella Scrittura, e insegnata esplicitamente dagli antichissimi Padri; e già vediamo Agostino negare recisamente che la Vergine fosse schiava di Satana per condizione di nascita[2]; udiamo più tardi insegnare Bonaventura ch’ella «fu prevenuta e preservata per ispecial grazia di Dio dal contrarre la macchia originale, e nel primo istante del suo concepimento salvata non dalla colpa che in lei fu, ma dalla colpa che in lei sarebbe stata, se con nuova maniera di santificazione lo Spirito Santo non l’avesse redenta»[3]; né molto di poi troviam decretato dai Vescovi e dai teologi adunati nel non legittimo concilio di Basilea che «la dottrina per cui si crede che la gloriosa Vergine Madre di Dio Maria per grazia singolare della potenza divina che la prevenne non abbia incorso mai in effetto l’originale peccato, ma sia stata sempre esente da ogni originale ed attuale colpa, e santa ed immacolata, siccome pia e consonante al culto ecclesiastico, alla fede cattolica, alla retta ragione alla Sacra Scrittura, si deve da tutti i cattolici approvare, tenere ed abbracciare, non essendo più lecito ad alcuno di predicare o insegnare in contrario»[4].
Ma fino al declinare del secolo XV né il magistero dei sinodi universali, né il Capo dei Concilii e Maestro supremo della fede che è il successore di Pietro e Vicario di Gesù Cristo, ancora non avevan proposto con espresso insegnamento alla credenza dei fedeli quel punto né come articolo di fede né come sentenza certa, pia, da tenersi. Il Pontefice Sisto IV fu il primo fra i Papi che giudicò dover alzare l’apostolica voce per difendere dalla contraddizione e dalle calunnie d’alcuni sconsigliati la comune credenza e la divozione del popolo cristiano, sempre d’un sol cuore e d’una voce sola in onorare e venerare la Madre del Salvatore santa ed immacolata nella sua origine. Con tre costituzioni il pio Pontefice protesse, approvò, promosse la sentenza e la fede nella Concezione Immacolata, largheggiando in favori spirituali verso chiunque onorasse la beatissima Vergine col nuovo officio del suo santo concepimento composto da un prelato palatino, dal quale è presa l’orazione che recitiamo anche oggi con leggero mutamento: Deus qui per immaculatam Virginis conceptionem dignum Filio tuo habitaculum preparasti, con quel che segue.
Il Concilio Tridentino fu a un punto da definire l’Immacolata Concezione come domma di fede; ma poi ebbe per il meglio non occuparsi di questioni controverse ancora fra i cattolici mentre era urgente la necessità di confutare tante eresie manifeste. Non volle però che dai suoi decreti, in cui si accerta colle testimonianze della Scrittura e dei Padri e coll’infallibile autorità della Chiesa la propagazione del reato originale in tutti i discendenti di Adamo, potesse venir pregiudizio alla pia sentenza che ne fa immune la Vergine; e perciò soggiunse ai suoi canoni quella formale avvertenza: «Dichiara nondimeno questo sacro concilio non esser sua intenzione comprendere in questo decreto, che tratta del peccato originale, la santa ed immacolata Vergine Maria Madre di Dio; ma doversi osservare le costituzioni di Papa Sisto IV di felice ricordanza»[5]. Più fece il Santo Pontefice Pio V il quale con sua costituzione del 1° Ottobre 1567, pubblicata poscia dal successore Gregorio XIII, condannò e proscrisse quella proposizione di Michele Baio: «Nessuno, da Cristo in fuori, è senza peccato originale; e perciò la Beata Vergine è morta per il peccato contratto di Adamo; e tutte le sue afflizioni nella vita mortale, come quelle degli altri giusti, furono punizione del peccato attuale ed originale».
Emularono altri Pontefici questo zelo nel difendere la universal credenza della Chiesa; imposero rigoroso silenzio ai contraddittori del privilegio della Vergine, e accrebbero solennità all’annual festa che tutto il popolo cristiano ne celebrava. Della qual festa Alessandro VII accertò con solenne dichiarazione l’oggetto, insegnando coll’autorità dell’apostolico ministero «che i fedeli i quali credono essere stata l’anima di Maria nel primo istante della sua creazione ed infusione nel corpo preservata immune dalla macchia del peccato originale, per ispecial grazia e privilegio di Dio, in riguardo dei meriti di Gesù Cristo suo Figlio, Redentore dell’uman genere, in questo senso venerano e celebrano con solenne rito la festa della Concezione»[6].
Ma un formale decreto, una espressa definizione che dichiarasse questa pia e comune credenza domma di fede, tutto il modo cattolico invocò per più secoli dall’Apostolica Sede senza impetrarla. Non che i sommi Pontefici non bramassero essi medesimi ardentemente di poter decretare questa nuova gloria alla Santa Madre di Dio; ma non si sentivano ispirati a farlo da quello Spirito che dove vuole spira, e quando vuol si tace. Al beatissimo Pio IX Iddio riserbava il vanto di porre in capo alla Vergine questo nuovo serto di gloria. Egli si sentì mosso e ispirato dall’alto a proclamar Maria sempre immacolata e far pago il lungo desiderio del popolo fedele. Consultato sopra tal punto l’episcopato cattolico, che fu unanime nel professare la verità e concorde nel domandare la presta e solenne definizione, e adunato il fiore di esso nella Basilica Vaticana attorno alla Cattedra di San Pietro e  all’apostolico trono, in mezzo agli augusti riti dell’eucaristico sacrificio, invocato a gran voce da lui e da tutto l’immenso popolo circostante lo Spirito Paraclito, solennemente pronunziò: «Coll’autorità del nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e nostra dichiariamo e definiamo quella dottrina che insegna la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua Concezione per singolar grazia e privilegio di Dio onnipotente in riguardo dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano preservata immune da ogni macchia di colpa originale, esser dottrina da rivelata da Dioe da doversi credere da tutti i fedeli fermamente e costantemente».


(Luigi Parodi della Compagnia di Gesù, La fede e la devozione a Maria sempre Immacolata dichiarata e proposta coi sentimenti e colle parole dei Santi Padri, Roma, Tipi della Civiltà Cattolica, 1856, pp. 9-15. Testo raccolto da Giuliano Zoroddu)


[1] Matth. 28, 20
[2] Operis imperfectis contra Iulian. I, 4
[3] S. Bonavent. Oper. T. 3, edit. rom. serm. 2 de B. Virgine Maria.
[4] Acta concilior. edit. Hardonin. Tom. VII, col. 1266.
[5] Concil. Trid. Sess. V, an. 1546 die 17 iunii
[6]  Alexander VII Const. Sollicitudo omnium ecclesiarum 8 Decemb. 1661.

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