Spesso chi, nella descrizione della crisi che devasta la Chiesa dopo l’ultimo concilio, traccia una linea continua tra Paolo VI e Francesco viene accusato di essere un tradizionalista mosso da zelo amaro, affetto da rabbia grossolano etc etc …
Ora, noi crediamo fermamente che tale continuità fra i pontefici conciliari e postconciliari vi sia; ma non lo crediamo solo noi: lo stesso Bergoglio che dell’esperienza conciliare è frutto ultimo e delle dottrine del concilio è gran banditore, lo crede.
Non solo lo crede, ma lo afferma. Lo ha fieramente affermato quando dovette giustificare la apostatica dichiarazione di Abu Dhabi per esempio e lo ha affermato anche ieri nel porgere i suoi auguri natalizi alla Curia Romana che si appresta a riformare.
Leggiamo infatti alla nota 18:

San Paolo VI, circa cinquant’anni fa, presentando ai fedeli il nuovo Messale Romano, richiamò l’equazione fra la legge della preghiera (lex orandi) e la legge della fede (lex credendi) e descrisse il Messale come “dimostrazione di fedeltà e vitalità”. Concludendo la sua riflessione affermò: «Non diciamo dunque “nuova Messa”, ma piuttosto “nuova epoca” della vita della Chiesa» (Udienza generale del 19 novembre 1969). È quanto, analogamente, si potrebbe dire anche nel nostro caso: non una nuova Curia romana, ma piuttosto una nuova epoca.

Bergoglio stesso traccia la linea di cui sopra tra lui e Montini e nel tracciarla palesa la verità: ossia lo sconvolgimento epocale operato dal Vaticano II, la creazione di una nuova chiesa – quella che Mons. Benelli chiamava “chiesa conciliare” – con sue dottrine e sue liturgie. Dottrine e liturgie evidentemente diverse (se non contrarie) a quelle della Chiesa Romana [1]. Diverse ed in continuo mutamento: l’evoluzione del modernismo. Evoluzione verso l’agnosticismo (e l’ateismo) da un lato e il panteismo dall’altro: Pachamama docet!
Tutto per compiacere il mondo “progredito” rispetto ad una Chiesa “arretrata” – tal fine è palesato dalla citazione del nefasto Martini – per la creazione di una anti-chiesa che sia di questo mondo sia ancella se non schiava, banditrice di un messaggio che si pone evidentemente come anti-cristico.


[1] E qui è giusto ricordare la non cattolicità della messa di Paolo VI con la forte accusa dei Cardd. Ottaviani e Bacci: “Il Novus Ordo Missæ, considerati gli elementi nuovi, suscettibili di pur diversa valutazione, che vi appaiono sottesi ed implicati, rappresenta, sia nel suo insieme come nei particolari, un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della Santa Messa, quale fu formulata nella Sessione XXII del Concilio Tridentino“.