Ospitiamo in questa rubrica un contributo dell’amico Daniel Luzinschi.

Immobilis Ecclesiae Columna ad honorem Dei et Ecclesiae Romanae

Non perdo mai  l’occasione per approfittare  del vantaggio enorme – e  per nulla scontato – di “toccare con mano”, per così dire, l’arte e la storia che il meraviglioso posto, nel quale spesso mi trovo, racconta di sé  e del nobile casato che lo ha ideato e poi realizzato. La mia umile formazione filosofico-teologica mi fa vedere le cose nell’ottica storico-ecclesiastica, distinguendo così  anche nelle avventure storiche  più dubbie degli antichi casati romani (discutibili secondo l’occhio critico moderno) l’agire lento e costante di Cristo nella storia, un agire sorprendente, lungimirante e sempre in anticipo sulla superbia dell’essere umano. È questa prospettiva che mi spinge a voler approfondire le figure ecclesiastiche (intanto) di questo casato con l’intenzione innanzitutto di smontare alcuni stereotipi moderni sulla Chiesa e rilevare come nelle varie epoche la Provvidenza si è usata anche degli elementi più problematici di questo o di quel periodo  per perpetuare un istituzione perfetta guidata non solo da santi ma anche  da uomini imperfetti e nel peggiore dei casi anche immorali.Un’altra circostanza che avvalora a mio avviso questa necessità di eliminare certi pregiudizi banali è l’aver notato per esempio come le guide nelle gallerie d’arte e nei  musei (non tutte ma sempre troppe quelle che… ) tendono a presentare ai visitatori le opere d’arte  ( e perfino l’arte sacra) sminuendo il contributo del cristianesimo e in modo particolare del cattolicesimo. Le opere a tema religioso spesso sono spiegate in maniera incompleta perché i dettagli tecnici che riguardano la storia dell’arte non bastano per spiegare i motivi (spesso di natura teologica) che stanno alla base della loro realizzazione e dimenticando che storia dell’arte e storia della Chiesa si intrecciano continuamente e spesso quest’ultima conserva o genera la prima. Ci vuole una conoscenza almeno soddisfacente degli argomenti principali della  fede che a quei tempi non mancava nemmeno ai soggetti più corrotti delle nobili famiglie e che manca però in molti tra quelli che oggi studiano la storia dell’arte. Bisogna inoltre aggiungere che è un dato di fatto che anche i personaggi più viziosi e prepotenti furono interessati non solo ai propri vantaggi e piaceri ma anche al bello, al vero, alla trascendenza  e quindi all’arte come lo dimostra per esempio il passaggio graduale “dalle armi” al “collezionismo d’arte” seppur nel tentativo di prevalere nell’ambiente romano e di accrescere anche in questo modo il prestigio della propria famiglia. Il discorso filosofico e quello storico-teologico rendono ai miei occhi i dettagli più tecnici e difficili delle opere d’arte più “appetitosi”  e lo studio dell’arte nei suoi particolari più complessi più “attraente”. Stimolato dal contatto con alcune persone d’antico lignaggio  e dalla mia modesta ma affascinante ricerca sul mondo della nobiltà di ieri e quello della nobiltà di oggi (della quale vi parlerò), sempre più convinto  che nelle vicende storiche anche le più controverse della  chiesa e delle famiglie patrizie vi si possono ravvisare nuove fonti d’ispirazione per una rinascita e che dell’immortale Tradizione ereditata dobbiamo fare il nostro futuro procedo con la presentazione del secondo cardinale dell’illustrissima Casa Colonna: Giovanni II.

Partendo dalla premessa che spesso la situazione dei Colonna va collocata nel contesto di lotta tra Papato e Impero  e che gli atteggiamenti filoimperiali in alcuni periodi della loro storia dipendono  dai loro rapporti con il Pontefice di turno (soprattutto se privilegiava il casato rivale degli Orsini) possiamo dire che con Giovanni II Colonna inizia il cosiddetto “ghibellinismo”.  Questo aspetto non deve però mettere in ombra le sue doti e i suoi meriti come importante collaboratore del Papato  almeno fino al drastico contrasto  con il Papa Gregorio IX (passando dalla parte dell’Imperatore Federico II) né può impedirci  a considerarlo comunque una gloria del cardinalato. Giovanni II, figlio di un certo Odoardo, nasce nell’ultimo quarto del XII secolo e viene a mancare nel gennaio del 1245. Già prima di diventare cardinale, egli fonda sul monte Celio l’ospedale di “San Giovanni in Laterano” che anticamente  “ fu detto  di Sant’Andrea”  dal nome di una chiesa vicina: «Essendo poscia il medesimo stato amministrato dalla Confraternita del Santissimo Salvatore ad Sancta Sanctorum, con tal nome appunto fu denominato. Dalla prossima Basilica Lateranense ora chiamasi volgarmente di San Giovanni» . Papa Innocenzo III lo nomina nel 1206 Cardinale Diacono della Chiesa dei Ss. Cosma e Damiano. Onorio III (1216-1227) lo nomina Cardinale Prete di Santa Prassede e Rettore di Campagna, una provincia appartenente allo Stato Pontificio situata a Sud del Lazio. Lo stesso Papa, il 21 aprile del 1217 lo mette alla guida della legazione latina dell’Impero Latino d’Oriente dandogli insolitamente il potere di decidere in questioni di competenza pontificia e il compito di riformare e potenziare il ruolo della Chiesa in quelle terre dopo la morte dell’Imperatore Enrico. In veste di Legato dell’Impero Latino, Giovanni II accompagna da Brindisi a Durazzo e quindi a Costantinopoli, Pietro di Courtenay, Conte di Auxerre che nel giorno 9 di aprile 1217 a Roma fu incoronato da Onorio III  imperatore d’Oriente. Il viaggio si rivela infausto perché a Durazzo l’esercito dell’Imperatore resiste all’assedio dei veneziani, ma in seguito  viene attaccato da Teodoro Comneno e  Pietro di Courtenay viene fermato e imprigionato a Costantinopoli dove vi resterà fino alla fine dei suoi giorni. Nei primi mesi del 1218 il Cardinale viene liberato grazie all’intervento del Pontefice e rimane a Costantinopoli diventando la più alta autorità dell’Impero Latino d’Oriente. «In tale circostanza il clero francese che allora eravi in quella capitale scrisse al Sommo Pontefice che il Cardinale Legato era stato colà tamquam immobilis Ecclesiae Columna ad honorem Dei et Ecclesiae Romanae» . Si impegna a risolvere contrasti tra greci e latini, francesi e veneziani, e altre questioni di natura ecclesiastica e organizzativa della Chiesa di Costantinopoli.Nel 1222 ritorna a Roma portando con sé la Colonna della flagellazione di Gesù che colloca nella Chiesa di Santa Prassede (di cui era Titolare) nel vano d’ingresso della Cappella di San Zenone. Nello  stesso anno «Onorio III confermò una donazione che il Cardinale Giovanni aveva fatto ai monaci di quella Chiesa» .Tra il 1225 e il 1227 copre la carica di Rettore Pontificio nel Ducato di Spoleto e nella Tuscia. Nel 1228 gli viene ordinata da Gregorio IX (1227-1241) l’organizzazione della difesa della provincia delle Marche invasa da Rainaldo di Spoleto. Tra il 1232 e 1234, Gregorio IX lo nomina Rettore della Marca d’Ancona.Nonostante la rottura con Gregorio IX (che nel conflitto con Federico II ritorna sui suoi passi rifiutando la tregua raggiunta grazie  al Cardinale Colonna) e il suo schierarsi con l’Imperatore (inizio del “ghibellinismo”), in seguito a difficili situazioni lo si ritrova a far parte del conclave che il 23 giugno 1243 ad Anagni eleggerà come pontefice Innocenzo IV.Nelle Memorie Colonnesi di A. Coppi si parla di una sua Storia della guerra sacra per la ricuperazione della Terra Santa e «che l’opera ritrovavasi manoscritta nella libreria del Cardinal Sirleto. Sarebbe desiderabile che quest’opera venisse alla luce» Riflettendo sull’interpretazione della simbologia dello stemma di famiglia e pensando all’immagine della “Colonna”  mi piace intravedere  un passaggio graduale del famoso casato “fermo sul peso della sua grandezza”(Mole sua stat) – attraverso le figure ecclesiastiche che esso dà alla Chiesa – dall’essere una discendenza “semper immota” (sempre inamovibile) all’essere una “immobilis Ecclesiae Columna ad honorem Dei et Ecclesiae Romanae” (una colonna inflessibile per l’onore di Dio e della Chiesa Romana). L’immagine della “Colonna”  dà per  così dire  anche una valenza spirituale allo stemma di famiglia perché da questo momento in poi rimanda anche  al ritrovamento  e alla collocazione in Santa Prassede della Colonna del Redentore. Nella Cappella della Colonna si trova in memoria del Cardinale un iscrizione che dice:

IOHANNI . TIT. S. PREXEDIS 
CARDINALI COLVMNAE
QUOD . APOSTOLICVS. LEGATVS . IN . ORIENTE
ANNO . SAL . MCCXXII
COLVMNAM . CHRISTI . DOMINI . POENIS 
ET . SANGVINEM . CONSECRATAM 
HIEROSOLYMIS . ROMAM . ASPORTAVERIT
PATRIAMQVE . SPOLIIS . ORIENTIS . NOBILEM 
TROPHAEO . CHRISTI . PATIENTIAE 
AMPLIFICAVERIT
FRANCISCVS . COLVMNA
CARBONIANI . ET . RVBIANI . PRINCEPS
NE . GENTILIS . SVI . DE . CHRISTIANA . REP 
DEQVE . COLVMNENSI . GENTE
CVI . VETUS . COGNOMENTVM . SACRATIVS . FECIT
EGREGIA . MERITI . MEMORIA . ABOLIRETUR
POSUIT
AN . DOM . MDCXXXV