La pia morte del terribile Giulio II

da Storia universale della chiesa cattolica dal principio del mondo sino ai di’ nostri dell’abate Rohrbacher, Vol. XII, Torino, 1861, pp. 17-19. 
a cura di Giuliano Zoroddu

Giulio II giacente. Dettaglio dalla Tomba.

Sin dal 4 febbraio [1513], papa Giulio II, che aveva settantadue anni, chiamò vicino al suo letto di malato Paride Grassi, maestro delle cerimonie, e gli Disse con molta pietà che la dissoluzione del suo corpo ora vicina, che già la sua vita era nelle mani di Dio, che non pensava più al risanare, ma che il suo corpo morrebbe in breve e si scioglierebbe in polvere. Che ringraziava Dio di ottenere una si buona morte, quale ogni cristiano la può desiderare, e non una morte impreveduta e subita, come sapeva essere avvenuta a molti papi, i quali furono rapiti si prestamente che non poterono pensare né ai loro affari, né ai loro funerali, né alla salute dell’anima propria. In tale stato il vecchio Pontefice pregò il maestro delle cerimonie, nel quale aveva tutta la fiducia, di aver cura del suo corpo, che in breve sarebbe morto, né già mettendo una soverchia pompa nei suoi funerali, perché non l’aveva meritata, essendo stato troppo gran peccatore durante la sua vita, ma solo di evitare una disdicevole economia ed avarizia. Lo stesso maestro delle cerimonie è quello che ci reca queste e le seguenti particolarità.
Due giorni dopo il Papa si senti meglio e rispose a tutto con volto lieto. Pregò tutti i cardinali di tener la quinta sessione [del Concilio Lateranense, ndr] il giorno indicato, sotto la presidenza del loro decano, vescovo d’Ostia, ma di non discutervi che le cose proposte nella sessione precedente. Avendo la malattia peggiorato, Giulio II senti più vive che mai le cure antiche sulla buona elezione de’ suoi successori: perciò, non potendo assistere personalmente alla quinta sessione, vi fece leggere e confermare da tutto il concilio la bolla da lui pubblicata intorno a ciò sin dal principio del suo pontificato. La sessione avvenne il 16 febbraio.
Il dì 20 dello stesso mese papa Giulio II ricevette gli ultimi sacramenti dalla mano del cardinal vescovo d’Ostia, decano del sacro collegio. Il maestro delle cerimonie suggerì al Pontefice infermo di domandare l’indulgenza plenaria al cardinale, che gliela concederebbe per l’autorità apostolica, il che fece subito. Indi si comunicò con gran divozione sotto le due specie. Il cardinale gli domandò se voleva dare qualche ordine, perché tutti i cardinali eran disposti ad obbedirlo; e aggiunse ch’essi bramavano vivamente di ricever la sua benedizione, baciargli la mano e domandargli perdono.
Giunti i cardinali, il Papa disse loro ch’egli era all’estremo della vita, che già vedeva la morte; li pregavi perciò d’ intercedere per lui presso Dio, perché egli era stato gran peccatore e non aveva governato utilmente la Chiesa, come avrebbe dovuto; che facessero per lui dopo la sua morte quello ch’era costume di fare per gli altri Papi, anzi meno, qual peccatore che era, ma celebrassero l’elezione del futuro Pontefice con perfetta integrità, secondo la bolla da sé pubblicata e stata approvata nel concilio; che tuttavia l’elezione del pontefice apparteneva non al concilio ma al collegio dei cardinali; cosa decretata dall’autorità apostolica, ch’egli voleva avesse tutto il suo vigore. Egli voleva altresì che i cardinali assenti fossero ammessi all’elezione, vale a dire i cardinali legittimi e veri , e non quelli ch’erano stati privi della loro dignità e scismatici. Rispetto a questi, egli diceva assolutamente che come Giuliano della Rovere e come uomo, perdonava loro e gli metteva tutte le ingiurie; di fatto, apri la mano, li benedisse e perdonò loro, raccomandando di fare ad essi conoscere questa disposizione da parte sua, ma come Giulio e Pontefice, “noi vogliamo assolutamente che si osservi la giustizia e che non si ammettano in alcuna maniera non solo nel conclave, ma neppur nella città; imperocché a nostro avviso la città di Roma sarebbe contaminata colla loro ammissione, quantunque il diritto non lo dica”.
Il Papa moribondo disse tutte queste cose in latino, con gravità e pontificalmente, parlando in plurale, come in concistoro. Indi esprimendosi in italiano, mostrò il desiderio che il duca di Urbino, suo nipote, fosse vicario perpetuo di Pesaro, ch’egli aveva conquistato colle sue fatiche, col denaro del cardinale di Mantova e coll’affetto dei suoi popoli, tanto più che renderebbe al cardinale il denaro che gli era dovuto. I cardinali vi consentirono lutti l’uno dopo l’altro. Allora raccomandò ad essi la sua famiglia e diede loro la sua benedizione. Papa e cardinali piangevano. Giulio II mori la notte del 20 al 21 febbraio 1513. Poco prima di spirare egli protestò di aver provato nel suo pontificato afflizioni così acute da poter essere paragonate al martirio. Contava settantadue anni e aveva regnato nove anni, tre mesi e venti giorni.
Gran principe e gran Pontefice: qual principe egli seppe sguainare la spada per ridurre ad obbedienza vassalli ribelli, liberar l’Italia dagli stranieri e rendere alla Chiesa Romana la sua temporale indipendenza; qual Pontefice, non usò di tutti questi vantaggi che per cominciare seriamente la riforma della Chiesa nel capo e nei membri. Francesi e Alemanni muovongli tuttavia una grave accusa, ed è di essere stato troppo guerriero. Di fatto, non ha egli pensato a combatterli, a rimandarli nella loro patria, a volere che gl’italiani fossero padroni in Italia, e il pontefice romano a Roma? quale idea!

2 Commenti a "La pia morte del terribile Giulio II"

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  2. #bbruno   7 Dicembre 2019 at 11:39 am

    E poi che dire, grazie a Giulio II abbiamo la cappella sistina e il Mosé, grazie al Francesco I abbiamo la buca in onore alla Pachamama in Vaticano…E Giulio II combatté per la libertà della Chiesa, e il Francesco I gode nell’assoggettare la chiesa (fortunatamente la ‘sua’ chiesa) ai voleri dei Poteri mondani…E Giulio II combatté contro lo straniero, e il Francesco I ci vuole soffocati e annullati sotto il peso dello straniero…
    Giulio II, grazie e riposa in pace…e prega per noi!

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