Dal 14 dicembre 2019 al 13 aprile 2020 il Museo Diocesano Tridentino propone una mostra dedicata al ‘caso’ di Simonino da Trento, un bambino presunta vittima di omicidio rituale ebraico, venerato per secoli come ‘martire’ innocente. La vicenda, risalente al XV secolo, si potrebbe oggi definire una clamorosa fake news del passato, nella quale si intrecciano sentimenti antiebraici, esigenze devozionali e ambizioni di politica ecclesiastica. L’esposizione intende richiamare l’attenzione del pubblico su una delle pagine più oscure dell’antisemitismo, per stimolare la riflessione sui meccanismi di ‘costruzione del nemico’ e sul potere della propaganda“.

La citazione di apertura la traiamo, su segnalazione di un lettore, dal sito della Arcidiocesi di Trento (diocesitn.it) che, come purtroppo constatiamo, continua senza posa non solo a trascurare il Santo Patrono della Città di Trento, ma a berciare contro la sua memoria, aggiungendo ancora oltraggi a quelli fatti al piccolo Innocente dai Giudei che nel 1475, come accertarono i processi canonici e civili, ne straziarono il corpo; e dai Modernisti, gl’indegni Mons. Gottardi e Igino Rogger (alla cui memoria è dedicata l’empia mostra) che non solo ne abrogarono il culto il 28 ottobre 1965 – giorno della promulgazione della Nostra Aetate, magna cartha del dialogo giudeo-cristiano -, ma arrivarono ad occultarne il cadavere.
Non ci meravigliamo invero che i modernisti di Trento proseguano la loro attitudine contro il piccolo Simone, né che disprezzino la reiterata approvazione ecclesiastica data al suo culto (Sisto IV, Gregorio XIII, Sisto V, Benedetto XIV) e alla stessa verità storia dell’omicidio rituale ebraico (Leone XIII): non sono cattolici!
E, assieme a tutti gli organizzatori della mostra che parte dal presupposto che tutta la “leggenda” nasca dall’antisemitismo cattolico – menzogna che l’Archidiocesi Tridentina, se fosse retta da cattolici, si sforzerebbe di confutare – non sono neppure informati del progresso fatto dalla storiografia rispetto al problema delicatissimo dell’omicidio rituale. Progresso cui ha contribuito in maniera decisiva Pasque di sangue, libro dello storico Ariel Toaff, pubblicato nel 2007, che suscitò all’epoca un grande clamore mediatico perché vi si sosteneva che, almeno in alcuni casi, “l’accusa del sangue non era un’invenzione”. Il mondo dei tromboni accademici – salvo qualche meritoria eccezione – gridò allo scandalo e l’autore, figlio dell’ex Rabbino-capo di Roma, Elio Toaff, fu costretto a ritirare il volume dal commercio. Qualche tempo dopo ne uscì una seconda edizione riveduta e corretta ma che, sostanzialmente, riconfermava le tesi della precedente: questa volta la strategia adottata fu quella del silenzio e tutto finì presto nel dimenticatoio. Eppure i semi gettati dal lavoro di Toaff hanno dato qualche frutto, seppur timido e marginale. La stessa enciclopedia Treccani, nel formato online, alla voce “omicidio rituale” denuncia una qualche influenza in questo senso, tesa a superare il pregiudizio e il conformismo imperante: “La storiografia più recente ha confermato che dal XII al XVI sec. alcune frange estreme del mondo ebraico ashkenazita realizzarono omicidi rituali. In alcune zone del Nord Europa, comprese tra il Reno e il Danubio, ma anche nell’Alto Adige, si verificarono casi di bambini cristiani catturati e sacrificati, il cui sangue veniva utilizzato per i riti della Pasqua ebraica”.
Ma cosa possiamo aspettarci da coloro che seguono i dettami del dialogo giudaico-cristiano fondato su un documento, voluto dalla massoneria ebraica? Null’altro se non menzogne contro Cristo, i suoi Santi e la sua Chiesa e grandi salamelecchi verso i suoi nemici.
Soprattutto verso quelli che sono abituati a far passare per fake news le verità riguardati la storia e la fede cristiana: “I principi dei sacerdoti … radunatisi con gli anziani, e fatta consulta, dettero buona somma di denaro ai soldati [che assistettero ai miracoli della Resurrezione, ndr], dicendo loro: “Dite: I discepoli di lui sono venuti di notte tempo, e mentre noi dormivamo, lo hanno rubato … E questa voce si è divulgata tra gli Ebrei sino al dì d’oggi” (Matth. XXVIII, 11-15).