Le “buone intenzioni” di Lutero: bruciare il Papa e lavarsi le mani nel suo sangue.

Il 26 giugno 2016, sull’aereo che dall’Armenia lo riportava a Roma Bergoglio, eco fedelissima dei suoi due predecessori e tutto ripieno dell’ecumenismo conciliare e postconciliare, a proposito dell’arcieresiarca Lutero, ebbe a dire: “Io credo che le intenzioni di Martin Lutero non erano sbagliate”. Vediamo in cosa coesistevano queste intenzioni non sbagliate e quindi buone.

Testi raccolti da Giuliano Zoroddu

Lutero all’incontro subito che fu fatto inteso della prima bolla del 1520 e de’ suoi libri bruciati in Roma, egli fe’ bruciare in Vittemberga in una pubblica piazza la bolla e tutte le decretali del ius canonico, dicendo: “Quoniam tu contrariasti sanctum Domini, ideo te conturbet ignis aeternus“, e pieno poi di furore esclamò: “Invadamus omnibus armis filium perditionis, pontificem, cardinales, ac totam hanc sentinam romanam; lavemus in sanguine ipsorum manus nostras“.

(S.Alfonso Maria de Liguori, Storia delle Eresie, cap. XI, art. I, § 1, 12)


La bolla di Leone X è degna della maestà apostolica per la sua gravità, la sua calma, la sublimità del pensiero e dello stile, per la sua breve e soda confutazione dell’eresia, per la felice mescolanza della tenerezza paterna colla severità del giudice, lutti i quali pregi son cresciuti da una bella latinità. Il frate eresiarca di Vittemberga vi rispose col libello contro l’esecrabile bolla  dell’anticristo. Lutero pubblicò un altro scritto per la difesa degli articoli condannati dalla bolla. Dove, anziché ritrattarsi di alcuno de’ suoi errori, o temperare almeno alquanto i suoi eccessi, egli prorompe a peggio e conferma tutto, perfin la proposizione che il combattere contro il turco era un resistere a Dio. Invece di correggersi sopra una proposizione cotanto assurda e scandalosa, egli la difendeva di nuovo, e pigliando il tuon del profeta, parlava in questa guisa: «Se non si mette il papa alla ragione, è spacciata per la cristianità. Fugga chi può nelle montagne, o che si tolga la vita a questo omicida romano! Gesù Cristo lo distruggerà alla sua gloriosa venuta: Sarà egli e non un altro». Indi prendendo le parole d’Isaia: « 0 Signore, gridava questo nuovo profeta, chi crede alla vostra parola?» e conchiudeva dando agli uomini questo comando come un oracolo venuto dal cielo: « Cessate di far la guerra al turco infino a che il germe del papa sia tolto d’in su questa terra. Ho detto». Il 17 novembre 1520 egli appellò da papa Leone X, come da un giudice iniquo, eretico, ostinato ed apostata, nemico di tutta la santa scrittura, bestemmiatore della Santa Chiesa Cattolica e de’ concili, appellò al concilio universale come superiore al papa, e che, come abbiam veduto, doveva esser padroneggiato dai baroni alemanni. E Lutero non si tenne asole parole. Il 10 dicembre seguente, sulla piazza di Vittemberga, alla presenza degli scolari e del popolo, egli arse in un vasto rogo i libri del diritto canonico, le diverse collezioni delle decretali dei papi, la nuova bolla di Leone X , la Somma di s. Tommaso in un cogli scritti di Echio, di Elusero e di altri cattolici che avevano scritto contro la sua eresia. La dimane sclamava dall’alto della cattedra: «Io ho fatto bruciare ieri, sulla piazza pubblica, le opere sataniche dei papi: sarebbe stato meglio che avessi arrostito cosi lui medesimo, voglio dire la sede pontificia. Se voi non la rompete con Roma, non v’ha salute per l’anime vostre … Ogni cristiano rifletta bene, che comunicando coi papisti rinunzia alla vita eterna. Abbominazione su Babilonia! infino a che avrò soffio di vita nel petto, dirò: Abbominazione!».

(Storia Universale della chiesa cattolica DAL principio del mondo sino ai dì nostri dell’abate Rohrbacher, vol. XII, Torino, 1861, pp. 238-239)


Lutero, che si sapeva perfettamente coperto dal suo principe elettore, sulle prime aveva come Erasmo fatto le viste di non credere che la bolla fosse genuina: la dichiarò un parto di Eck, che sotto questa finzione denigrò nel suo scritto : delle nuove bolle e bugie eckiane. Ma dopoché non gli fu dato di sostenere più a lungo l’apparenza del dubbio sulla genuinità, egli si scagliò con tanto maggior violenza contro il papa. «Giammai dal principio del mondo», scriveva il 4 novembre 1520 allo Spalatino, « Satana ha parlato sì svergognatamente contro Dio come in questa bolla. È impossibile che si salvi chi vi aderisce o non la combatte. Il 17 novembre egli appellò dal papa siccome «ingiusto giudice, eretico ed apostata impenitente, errante, condannato in tutta la Scrittura» ad un concilio ecumenico cristiano incitando l’imperatore, i principi elettori e tutti i principi ed autorità ad associarsi al suo appello, ad opporsi «al non cristiano procedere e violento delitto del papa» : egli, Martin Lutero, rimette al giudizio di Dio chi segue il papa. Nel libello fuor di misura passionato che al principio di novembre venne pubblicato in latino e tedesco col titolo «contro la bolla dell’anticristo», Lutero diede sfogo alla piena della sua ira. Partendo dalla sua usuale opinione che la sua propria dottrina sola sia la verità, egli dichiara che la bolla, la quale si oppone a questa sua verità, vuole costringere a rinnegare Dio e ad adorare il diavolo. Qualora il papa coi suoi cardinali non aggiusti la cosa, egli ne reputa la cattedra sede dell’anticristo, lo condanna e lo consegna a Satana [con questa bolla e con tutte le sue decretali. «Che miracolo sarebbe ora se principi, nobiltà e laici assalissero ed esiliassero il papa, i vescovi, i preti ed i monaci?». La bolla merita che «tutti i veri cristiani la calpestino coi piedi e rimandino a casa con zolfo e fuoco l’anticristo romano ed il dottor Eck, suo apostolo». «A piena dimostrazione della sua caparbietà» Lutero pubblicò un altro scritto nel quale difendeva ed in parte inaspriva gli articoli condannati. Il 10 dicembre 1520 davanti la porta Elster a Wittenberg in grande, solenne parata, circondato dagli studenti, Lutero bruciò la bolla papale coi libri del diritto canonico ed alcuni lavori dei suoi nemici, dicendo: «Poiché tu hai turbato il Santo del Signore, così il fuoco eterno ti molesti e consumi». Con quest’azione egli diede pubblicamente la più forte espressione alla sua rottura colla Chiesa. Il giorno dopo dichiarò ai suoi uditori nel collegio «che quest’abbruciamento non era che un’ inezia; esser necessario che si abbruci il papa stesso, cioè la sede papale; chi non s’oppone di tutto cuore al papato non può raggiungere l’eterna felicità» . Nella dissertazione «perché furono abbruciati da D. Martin Lutero i libri del papa e dei suoi discepoli» pubblicata a giustificazione di questo passo, egli ragiona così : «Fin dall’antichità è stato l’uso di abbruciare libri empi (Atti XIX , 19), egli poi come dottore di Sacra Scrittura è obbligato a sopprimere libri malvagi: che se altri per ignoranza o timore degli uomini tralasciano di farlo, egli perciò non è sciolto da tale obbligazione: a Colonia ed a Lovanio furono abbruciati i suoi scritti, cosa, la quale presso gli indotti ha suscitato contro di essi un sospetto dannoso per lui: egli quindi a conferma della verità ha abbruciato con ragione, come spera, dietro ispirazione dello Spirito Santo, i libri dei suoi nemici». Il 27 novembre era scaduto il termine dei 60 giorni dall’affissione della bolla a Meissen, Merseburg e Brandeburg. II 3 gennaio 1521 colla bolla Decet Romanum Pontificem, fu pronunciata la scomunica.

(Ludwing von Pastor, Storia dei Papi, Volume IV, Parte I, Roma, 1926, pp. 267-269)

2 Commenti a "Le “buone intenzioni” di Lutero: bruciare il Papa e lavarsi le mani nel suo sangue."

  1. #bbruno   10 Dicembre 2019 at 10:55 am

    Ed è per questo che questi papi camuffati, en travesti, agenti segreti per conto altrui…magnificano tanto il Lutero cinghiale sassonico, voglioso di fare a pezzi il papato cattolico, con i pellegrinaggi in ‘domum eius’ con le statue erette in vaticano con i francobolli celebrativi di loro conio. Riconoscono in costui il loro ispiratore e gli comunicano che missione è compiuta, e che riposi in pace soddisfatto. Quanto al sangue versato, anche qui esultano: così imparano i ‘fessi’ che il loro sangue hanno dato per fedeltà mal riposta, perché i Lutero e simili a lui usassero per lavarsene le mani… Giusta retribuzione al fanatismo papologico…

    Rispondi
  2. Pingback: Le “buone intenzioni” di Lutero: bruciare il Papa e lavarsi le mani nel suo sangue. – Blog di Scrillo

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.