[MEDITAZIONI ALFONSIANE] Di Gesù che prende latte.

dalle “Meditazioni per l’ottava di Natale e per gli altri giorni sino all’Epifania” di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori.

Fasciato che fu Gesù bambino, cercò e prese latte dal petto di Maria. La Sposa de’ Cantici desiderava di vedere il suo fratellino che prendesse latte dalla madre: Quis mihi det te fratrem meum sugentem ubera matris meae? (Cant. VIII, 1).
Questa Sposa lo desiderò, ma non lo vide: noi sì che siamo quelli che abbiamo avuta la sorte di vedere il Figlio di Dio fatt’uomo e nostro fratello che prende latte dalle poppe di Maria.- Oh che spettacolo era al paradiso vedere il divin Verbo fatto bambino che succhia latte da una verginella sua creatura! Quegli dunque che pasce tutti gli uomini e gli animali della terra è fatto sì debole e sì povero, che ha bisogno d’un poco di latte umano per sostenere la vita! Suor Paola Camaldolese, contemplando una figurina di Gesù che prendeva latte sentivasi subito tutta accendere d’un tenero amore verso Dio[1]. Poco era questo latte e poche volte nel giorno era preso da Gesù Cristo. Fu rivelato a Suor Marianna Francescana che tre sole volte il giorno Maria gli dava latte[2]. Ahi latte per noi prezioso che dovesti convertirti in sangue nelle vene di Gesù Cristo, per farne egli poi un bagno di salute per lavare in esso l’anime nostre!
Ponderiamo qui ancora che Gesù prendeva questo latte per alimentare quel corpo ch’egli voleva lasciarci per cibo nella santa comunione.- Dunque, mio picciolo Redentore, mentre voi poppate, pensate a me; pensate a cambiar questo latte in sangue per versarlo poi nella vostra morte, e con tal prezzo riscattare l’anima mia e alimentarla col SS. Sacramento, che è il latte salutare con cui il Signore conserva le anime nostre nella vita della grazia: Lac vestrum Christus est, dice S. Agostino [3]. O amato mio Bambino, o Gesù mio, lasciate ch’io ancora esclami con quella donna del Vangelo: Beatus venter qui te portavit et ubera quae suxisti! [4] Beata voi, o Madre divina, che aveste la sorte di dar latte al Verbo Incarnato! Deh ammettetemi in compagnia di questo gran Figlio a prendere da voi il latte di una tenera ed amorosa divozione all’infanzia di Gesù ed a voi, Madre mia carissima. E ringrazio voi, o Infante divino, che vi siete fatto bisognoso di latte per dimostrarmi l’amore che mi portate. Ciò appunto il Signore diè ad intendere a S. Maria Maddalena de’ Pazzi (Part. 4, cap. 1), ch’egli perciò s’era ridotto alla necessità di prender latte, per fare intendere l’amore che ha per l’anime redente [5].

Affetti e preghiere.
O dolce mio amabilissimo Bambino, voi siete il pane del cielo che sostentate gli angeli; voi provvedete di cibo tutte le creature, e poi come vi siete ridotto a mendicare un poco di latte da una verginella per conservarvi la vita? O amore divino, come hai potuto rendere così povero un Dio, ch’abbia avuto bisogno d’un poco d’alimento? Ma già v’intendo, o Gesù mio, voi prendete latte da Maria in questa grotta per offerirlo poi a Dio cangiato in sangue sulla croce in sacrificio e soddisfazione de’ nostri peccati. Date, o Maria, date pure tutto il latte che potete a questo Figlio, perché ogni goccia di questo latte ha da servire per lavare dalle colpe l’anima mia, e per nutrirla poi nella santa comunione.
O mio Redentore, come può non amarvi chi crede quel che avete fatto e patito per salvarci? Ed io come ho potuto saper ciò, ed esservi così ingrato? Ma la vostra bontà è la speranza mia. Questa mi fa sapere che s’io voglio la vostra grazia, ella è mia. Mi pento, o sommo bene, di avervi offeso; e v’amo sovra ogni cosa. Dirò meglio, io non amo niente, amo solamente voi e voi solo voglio amare: voi siete ed avrete sempre da essere l’unico mio bene, l’unico amor mio.
Caro mio Redentore, datemi, vi prego, una tenera divozione alla vostra santa infanzia, come l’avete data a tante anime, che pensando a voi bambino, scordate di tutto, ad altro par che non sappiano pensare che ad amarvi. È vero che quelle sono innocenti ed io son peccatore; ma voi vi siete fatto bambino per farvi amare anche da’ peccatori. Io sono stato tale, ma ora v’amo con tutto il cuore, ed altro non desidero che il vostro amore.
O Maria, datemi voi un poco di quella tenerezza colla quale davate latte a Gesù infante.


[1] PATRIGNANI, La Santa Infanzia del Figliuolo di Dio, parte terza, capo 3, mistero 6, pag; 77, 78. – Francesco MARCHESE, dell’Oratorio, Diario sacro della B. Vergine, I, Venezia, 1717, 6 gennaio, pag. 21.
[2] PATRIGNANI, La Santa Infanzia del Figliuolo di Dio, parte terza, cap. 6, mistero 9, § VI: vol. III, Venezia, 1757, pag. 261.
[3] “Est autem mater Ecclesia, et ubera eius duo Testamenta Scripturarum divinarum. Hinc sugatur lac omnium sacramentorum temporaliter pro aeterna salute nostra gestorum, ut nutritus atque roboratus perveniat ad manducandum cibum, quod est, In principio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum (Io, I, 1). Lac nostrum Christus humilis est; cibus noster, idem ipse Christus aequalis Patri. Lacte te nutrit, ut pane pascat: nam corde contingere Iesum spiritualiter, hoc est cognoscere quia aequalis est Patri” [La Chiesa è una madre ed i suoi Testamenti che formano le Scritture sono le poppe. Da qui si attinga il latte dei misteri che sono avvenuti nel tempo per la nostra salvezza eterna; così ciascuno di noi, nutrito e corroborato, potrà giungere a mangiare quel cibo di cui sta scritto: In principio era il Verbo ed il Verbo era presso Dio e Dio era il Verbo (Gv 1, 1). Cristo si è abbassato a divenire il nostro latte ed ancora lui stesso, che pure è uguale al Padre, diventa nostro cibo. Ti nutre col latte affinché giunga anche a saziarti del pane; toccare Cristo spiritualmente col cuore, significa credere che egli è uguale al Padre] S. AUGUSTINUS, In Epistolam Ioannis ad Parthos (in I Ioan.), tractatus 3, n. 1. ML 35-1998.
[4] “Beato il seno, che ti ha portato, e le mammelle, che hai succhiate” (Luc. XI, 27).
[5] “Prendendo tu il latte, (o Verbo), mi mostri il grand’amore che mi portavi, facendoti per mio amore bisognoso di nutrimento, tu che nutrisci tutto l’universo.” PUCCINI, Vita, Firenze, 1611, parte 6, cap. 1.

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