di Luca Fumagalli

Nella storia recente del cattolicesimo inglese Ronald Knox (1888-1957) spicca come una delle figure sacerdotali più significative, capace di lasciare un segno profondo nelle anime di coloro che ebbero la fortuna di incontrarlo o di leggere uno dei tanti libri che pubblicò in vita. Il monsignore, al pari di Newman, fu per la sua epoca una figura paradossale, che non mancò di destare scandalo presso gli anglicani, ma che al contempo – e non senza fatica – seppe guadagnarsi la stima e l’ammirazione dei cattolici, in particolare dei membri più colti del laicato. Ancora oggi i suoi lavori migliori, dei quali solo un paio sono stati tradotti in italiano, vengono regolarmente ristampati in tutto il mondo anglosassone.

Ronald Arbuthnott Knox – soprannominato “Ronnie” sin dall’infanzia – era cresciuto in una famiglia dai rigidi principi protestanti. Edmund, il padre, era il vescovo anglicano di Manchester, un tipico esponente della cosiddetta “Low Church”, ostile a Roma e fautore di una religione austera e poco incline al sacramento (d’altronde la famiglia Knox, di antiche origini scozzesi, aveva abbandonato il tradizionale calvinismo solo da due generazioni).

Ronald era un ragazzo docile, rispettoso delle regole e diligente. Dopo aver frequentato con ottimi risultati il prestigioso collegio di Eton – un’esperienza felice che negli anni seguenti rievocò più volte con grande nostalgia – nel 1906 fece il suo ingresso al Belliol di Oxford, un ambiente sereno dove poté stringere nuove amicizie e affinare il proprio gusto letterario, spaziando dai classici fino ai grandi romanzieri vittoriani. Anche se la politica per lui non fu mai una priorità, fu proprio durante l’università che iniziò a prendere le distanze sia dal liberalismo materialista che dal conservatorismo nazionalista, maturando al contempo quell’attitudine pacifica (ma non pacifista) di cui avrebbe dato ampia testimonianza in occasione delle due guerre mondiali.  

A partire dall’adolescenza Ronald si era progressivamente avvicinato all’anglo-cattolicesimo, divenendo col tempo un ospite abituale della Pusey House – un’istituzione culturale e religiosa dedicata a uno dei più illustri membri del “Movimento di Oxford” – e del monastero anglicano dell’isola di Caldey. Comprò pure un rosario e prese a frequentare quotidianamente le funzioni religiose. Naturalmente Edmund non gradiva le tendenze “romane” del figlio, ma fu sollevato quando Ronald gli confidò di sentirsi chiamato al sacerdozio: fu così che nel 1912 il giovane Knox venne ordinato ministro della Chiesa d’Inghilterra. Negli anni successivi affiancò all’incarico di cappellano del Trinity College un’intensa attività di scrittura e di predicazione, divenendo in poco tempo noto in tutto il paese non soltanto come il principale esponente del movimento anglo-cattolico, ma anche come raffinato teologo e campione dell’ortodossia.

Se la maggior parte delle persone già immaginava per lui una sfolgorante carriera ecclesiastica, gli amici più intimi sapevano che in verità nell’animo di Ronald era in corso una terribile battaglia per resistere al fascino del “papismo”, una lotta che nel 1918 Knox avrebbe raccontato per esteso in A Spiritual Aeneid, la sua autobiografia spirituale. L’anglicanesimo, infatti, manovrato dallo stato e dottrinalmente tutt’altro che compatto si stava dimostrando, alla prova dei fatti, incapace di reggere agli urti della galoppante secolarizzazione. All’opposto il cattolicesimo assomigliava a una luce in mezzo alle tenebre, a una guida sicura nel caos del mondo. Pur sapendo di recare un dispiacere al padre, nel 1917 Ronald venne finalmente accolto nella Chiesa («Ora è Roma o niente» aveva confidato qualche giorno prima a un amico). Così commenta l’evento Evelyn Waugh, autore della prima biografia del monsignore, The Life of the Right Reverend Ronald Knox (1959): «Divenne cattolico in contrasto con i suoi gusti e le sue simpatie umane, obbedendo alla sua ragione e a quella che riconosceva come la volontà di Dio».

Knox, al contrario di mons. Robert Hugh Benson – il cui libro La luce invisibile era stato per lui, nel 1903, il primo contatto con il “papismo” – non apprezzava particolarmente il ruolo del personaggio outré; piuttosto desiderava diventare un perfetto ingranaggio della Chiesa cattolica inglese, mettendo a disposizione della gerarchia i suoi talenti. Ordinato sacerdote nel 1919, insegnò per sette anni al seminario di St Edmund’s, nell’Hertfordshire, prima di diventare direttore spirituale degli studenti a Oxford dal 1926 al 1939 (preziosa testimonianza di quest’esperienza è la raccolta di conferenze The Hidden Stream del 1952). Gli ultimi anni li trascorse invece come cappellano privato della famiglia Acton ad Aldenham, per poi trasferirsi, nel 1947, dagli Asquith a Mells, nel Somerset (la sua tomba si trova nel cimitero del paese).

Prelato poco incline all’azione, ma più propenso allo studio e alla meditazione – «Ognuno di noi ha i suoi eroi, il mio è Newman piuttosto che Manning» diceva di sé – Knox è ancora oggi ricordato in primis per la sua enorme bibliografia. Dotato di un grande talento letterario, precocemente espresso con la pubblicazione di alcuni versi in latino e con qualche incursione nel campo del giornalismo scolastico, il monsignore vantava una facilità di scrittura sorprendente. Le sue frasi, brillanti e ben congeniate, non richiedevano mai una seconda lettura. Era impossibile perdersi tra periodi che fluivano con la stessa facilità di una discussione, capaci di veicolare senza inutili fronzoli anche i concetti più complicati.

Knox non solo pubblicò volumi di ogni tipo, ma scrisse anche per giornali e riviste, compilando persino acrostici e cruciverba pur di guadagnare qualche soldo in più.

Sul fronte saggistico-apologetico i suoi libri più famosi sono A Caliban in Grub Street (1930), una brillante critica del mondo secolarizzato, God and the Atom (1945), contro l’impiego delle armi atomiche, ed Enthusiasm, studio storico dedicato alle frange più estremiste del protestantesimo tra XVII e XVIII secolo. Devoto di Enrico VI, in collaborazione con lo scrittore e giornalista Shane Leslie compilò anche un libello, The Miracles of Henry the Sixth (1923), finalizzato a riaprire la causa di canonizzazione del sovrano inglese, abbandonata sin dai tempi della Riforma.

Sul versante della letteratura secolare fu tra gli iniziatori del culto di Sherlock Holmes, autore egli stesso di alcuni romanzi gialli di successo tra cui The Viaduct Murder (1925), The Footsteps at the Lock (1928) e Still Dead (1934). Al monsignore va inoltre il merito di aver stilato il cosiddetto “Decalogo di Knox”, dieci semplici regole su come andrebbe scritto un buon racconto poliziesco.

Altri suoi romanzi degni d’interesse sono Barchester Pilgrimage (1935), un’imitazione dello stile di Trollope, e il satirico Let Dons Delight (1938).

Senza alcun dubbio, però, la più brillante impresa del sacerdote fu la “Knox Bible”, ovvero la traduzione in inglese moderno della vulgata, un lavoro lungo e laborioso – soprattutto se affidato a una sola persona – che Knox riuscì a portare a termine nonostante numerose divergenze d’opinione con gli stessi vescovi che gli avevano commissionato l’impresa. Il Nuovo Testamento vide la luce nel 1945, mentre per il Vecchio si dovette attendere fino al 1949.

Al netto dei meriti letterari, il monsignore era ammirato in tutta l’Inghilterra pure per le sue qualità di predicatore e conferenziere (occasionalmente anche ai microfoni della BBC, per quanto non gli andasse molto a genio la radio). Amante della precisione e desideroso di evitare ogni possibile fraintendimento, era abituato a mettere il testo per iscritto, pronto a modificarlo a seconda dell’occasione; per la versione definitiva si doveva attendere fino al momento della pubblicazione. The Mystery of the Kingdom (1928), Heaven and Charing Cross (1935) e A Selection from the Occasional Sermons (1949) sono i titoli di alcune delle sue raccolte di prediche più note.

La crescente fama garantì a Knox nel 1936 il titolo onorifico di Cameriere domestico del Papa, con conseguente elevazione al rango di monsignore, nonché la stima personale di Pio XII e l’amicizia di molti membri illustri del milieu cattolico britannico, tra i quali padre Martin D’Arcy, Maurice Baring, Hilaire Belloc, G. K. Chesterton, Siegfried Sassoon e Arnold Lunn (della conversione di questi ultimi tre Ronald fu, almeno in parte, responsabile). Del resto, benché abitudinario, il monsignore era disponibile con tutti, e all’occorrenza era ben felice di posare la penna per soccorrere il prossimo. Per di più diede in offerta una consistente parte dei soldi guadagnati con la vendita dei suoi libri ed è noto come trascorresse molte ore al giorno in preghiera, chiedendo intercessioni sempre per gli altri e mai per sé.  

Con la scomparsa di Ronald Knox, il cui talento forse non fu mai pienamente compreso e valorizzato dai superiori, si chiuse l’ultima grande fase di quel revival del cattolicesimo inglese che era iniziato oltre un secolo prima, all’epoca della conversione di Newman e del ripristino della gerarchia “papista” nel paese. A lui sarebbero sopravvissuti solo pochi amici, tra cui Waugh, purtroppo destinati ad assistere all’inesorabile sfacelo della Chiesa, una fase di declino che avrebbe avuto il suo inizio simbolico solo pochi anni dopo la morte del monsignore con l’apertura del Concilio Vaticano II.