[RADIO SPADA] Antonio Diano: in memoriam

Una foto di qualche anno fa al convegno della Regalità sociale di Cristo a Modena

di Piergiorgio Seveso, Presidente SQE di Radio Spada

Nella mia vita ho visto morire molti che, come me, hanno scelto la lotta antimodernista e, a vario titolo, in modo più o meno convinto o efficace, il cattolicesimo romano integrale opposto all’attuale deriva ecclesiale. Non certo ho visto, per evidenti limiti anagrafici, la prima generazione di coloro che presero consapevolezza della crisi ma certamente della seconda generazione molti visi e molte storie mi passano davanti agli occhi. Di tutti conservo preziosa memoria.

Dico sempre che un cattolico romano che voglia esser tale porta su di sé oggi tutto il dolore del mondo, sconvolto dall’errore, angustiato dalle eresie, privo della guida sicura delle chiavi del Sommo Gerarca. Lo può fare con equilibrio, a volte persino con leggerezza e con brio ma questa segreta pena (agli occhi dei più, ora ignari ora nemici) la porta sempre nel cuore. Anche Antonio Diano era così.

Il professor Diano (l’ho sempre chiamato così sia a voce che per iscritto e lo faccio anche ora) ci ha lasciato in questi giorni per abbandonare le meschinità di questo mondo caduco e raggiungere il porto sicuro del Cielo, dove speriamo e preghiamo possa aver trovato la giusta mercede per aver tanto assiduamente lavorato nell’orto della Chiesa. Speriamo anche abbia potuto ritrovare quegli spiriti magni che l’hanno preceduto nei celesti comprensori: Papi, vescovi, sacerdoti, religiosi e laici, tra tutti padre Guerard des Lauriers.

Un “tradizionalista” quando muore è spesso più solo degli altri, umanamente parlando: riceve (se va bene) un funerale cattolico, sepolto tra l’incomprensione di molti e l’ingratitudine di altri.

Il professor Diano ha però lasciato in tanti il ricordo della sua polemica bonomia, della sua affabilità profonda e priva di orpelli, della sua forte e invidiabile preparazione culturale: anche quando esprimeva con forza le sue posizioni di un sedevacantismo netto ed irrevocabile, anche quando bollava a fuoco (e spesso a ragione) gli errori e le distonie del mondo tradizionalista e integrista di vicini e lontani, si sentiva in lui l’affettuosa e attenta dedizione per i suoi interlocutori, l’assoluta mancanza di considerazione di sé, la consapevolezza delle sue personali mancanze e l’essersi fatto “servo della Verità” senza rispetti umani ma anche senza personalismi.

Non vorrei però che pensaste stia scrivendo un melenso “coccodrillo” all’insegna del “de mortuis nihil nisi bonum”: so intingere se serve il lirismo nel fiele.

C’è però una cosa ulteriore di Antonio Diano che ricorderò sempre: l’alto concetto che aveva dell’amicizia tra gentiluomini e la profonda (e largamente immeritata) stima che nutriva nei miei riguardi. Sono state quell’amicizia e quella stima a far sì che ci consegnasse, con fiducia, la piccola “summa” del suo pensiero che si è poi concretizzata nel suo libro “Cattolico in trincea – Fragmenta collecta”.

Tutto (e sottolineo tutto) gli avrebbe sconsigliato di farlo: rapporti personali, legami ecclesiali, iniquità di tempi e di uomini, le sue stesse posizioni nei nostri riguardi più di una volta distanti e molto critiche.

Eppure l’ha fatto ed il suo nome ora è anche (tra le altre sue meritevoli cose) legato indissolubilmente a quello di Radio Spada. Un libro, come un diamante, è per sempre e quando tra anni e anni (speriamo quando saremo nell’Alba di tutto di bensoniana memoria) si scriverà la storia di questi tormentati e terribili decenni anche questo sarà ricordato.

Il Professor Diano mi aveva scritto una volta, nei nostri epistolari telematici, mentre trattavamo dei nostri rapporti personali : Amicus Plato sed magis amica Veritas ma Platone rimane comunque amico.

Era davvero così.

Non avevamo spesso punti di vista comuni: lui convinto assertore di una visione fascista della politica (conciliata e conciliabile storicamente) con il cattolicesimo, io localista antiunitario, reazionario tra Ottocento e Ventunesimo secolo. Lui sedevacantista simpliciter, netto nel condannare la non cattolicità assoluta della “chiesa conciliare”, io guerardiano e tesista sempre pronto però a contrastare le Erinni di un integrismo da melodramma, da dopolavoro ferroviario di beghine e begardi o da pub di tatuati.

Lui invocava la pace, l’unità nel “nostro mondo”: testimone (straziato e amareggiato) di tante liti che spesso lo coinvolgevano, agognava le ricomposizioni nella Verità e nella Carità ma io non riuscivo a dargli completamente ragione, un po’ per realismo, un po’ per la drammatica consapevolezza della dispersione delle pecore, di tutte le pecore, una volta percosso il Pastore.

E non riesco nemmeno ora: mi perdonerà, professor Diano, se scelgo di combattere anche oggi e sempre, per “vicoli e cunicoli”, guerre asimmetriche a trecentosessanta gradi.

Da ultimo, spesso si scusava, con il consueto garbo, per continuare ad intervenire su tutte le piattaforme virtuali per correggere errori, marchiane sviste, esiziali imprecisioni presenti anche nel (nostro) mondo ed era affranto dal colossale analfabetismo religioso che lo opprimeva e lo assediava. Lui, il “grillo parlante” contro i pinocchi del tradizionalismo, sembrava lasciarsi andare ma poi si rialzava con una risata a tutta voce e una battuta salace. Voglio ricordarlo così.

Sono convinto che le difficoltà di questo genere sono disseminate dal nemico che spera così di farci desistere, e/o di impedire conversioni fruttuose, ma non s’illuda. Ci si può ogni tanto riposare, ma poi si riprende la buona battaglia. Saremo sempre al nostro posto, demonio maledetto, non illuderti! Con l’aiuto indispensabile della Grazia. (Antonio Diano)

Arrivederci, Professore!

2 Commenti a "[RADIO SPADA] Antonio Diano: in memoriam"

  1. #Diego   2 Dicembre 2019 at 2:04 pm

    Ho conosciuto il Prof. Antonio Diano soltanto da pochi scambi di commenti avuti fra di noi e da numerosissimi suoi commenti letti: era veramente un cattolico a 360°, di enorme cultura e di grande gentilezza e disponibilità: mi mancherà!
    RIP

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  2. #angela   2 Dicembre 2019 at 7:21 pm

    Prof. ora lei sa che lei è uno di quelli che mi ha indotta in un viaggio a 360 °(traumatizzante ed umiliante) per tornare al punto di partenza, senza aver trovata l’Una santa cattolica apostolica romana perseguitata ortodossa neppure presso altri lidi ; presumo che la sede sia vacante in effetti ma che Gesù Cristo stia supplendo ovunque, e che il mio posto stia oggi al punto di partenza. Le nostre scelte diverse, e tutte rispettabili quando sincere in foro interno, nella stessa Una nell’anima, ci rendono fratelli affezionati ancor di più ora nella comunione dei santi. Ci aiuti lei che tanto ha cercato la verità e tanto ha aiutato nella comprensione dell’ultima battaglia della Chiesa, la peggiore, dopo di che ci vedremo nel momento del grande Ritorno che i segni tutti ci avvisano essere prossimo ormai, anche se ancora ci saranno anni certamente. Il momento dell’avvertimento però si fa prossimo direi.

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