[SPADAKITCHEN] MINESTRA DI FARRO DI SAN NICOLA

Nel borgo di Monteleone di Spoleto, in provincia di Perugia, c’è l’usanza di distribuire una minestra di farro a tutta la popolazione il 5 dicembre, vigilia della festa del patrono San Nicola di Bari. Il parroco del paese, aiutato da alcune donne, prepara nella cucina della canonica una zuppa di farro benedetta, che verrà distribuita a mezzogiorno a tutti gli abitanti presenti. Questa tradizione è legata ad un miracolo compiuto dal Santo: San Nicola, durante un viaggio, fece una sosta nel paese e trovando la popolazione estremamente povera, decise di donarle il poco farro che aveva in bisaccia e i chicchi, a contatto con la sua mano, si moltiplicarono, riuscendo a sfamare tutti gli abitanti, che da allora sono soprannominati “mangiafarre” e “farrari de San Nicola”.

Il farro, uno dei cereali più antichi, è diventato una delle basi dell’economia di Monteleone ed ha ottenuto il marchio di Denominazione di Origine Protetta (DOP). Per questa minestra, come per tutte quelle che vengono preparate secondo ricette antiche, si usa il farro non in chicchi ma “sfarrato”, cioè spezzato, ovvero frantumato con l’apposita macina di pietra che si trovava comunemente nelle case contadine. Io, purtroppo, non l’ho trovato, così ho usato quello in chicchi. Sembra che un tempo questa ricetta di magro fosse riservata solo ai poveri. Recentemente, alla ricetta originale, è stato aggiunto un pizzico di peperoncino ma il parroco continua a distribuire la minestra preparata secondo l’antica tradizione.

San Nicola di Bari (270- 343), durante il Concilio di Nicea del 325, difese l’ortodossia cattolica e prese a schiaffi l’eresiarca Ario (quando ci vuole, ci vuole). Il suo culto si diffuse rapidamente e divenne, già nel Medioevo, uno dei santi più popolari del cristianesimo e fu protagonista di molti miracoli a favore dei poveri. Uno di questi miracoli avvenne quando il Santo, venuto a conoscenza di un uomo ricco caduto in disgrazia che voleva avviare le sue figlie alla prostituzione perché non poteva permettersi di farle sposare in maniera decorosa, prese del denaro e, di notte, lo gettò nella casa dell’uomo per tre notti consecutive, in modo che le tre figlie avessero la dote per il matrimonio. Si narra anche che San Nicola resuscitò tre bambini che un macellaio senza scrupoli aveva ucciso e messo sotto sale per venderne la carne. Grazie a questo episodio, San Nicola è ritenuto il santo protettore dei bambini. San Nicola è anche patrono di marinai, commercianti, farmacisti, profumieri, ragazze da marito, scolari, avvocati, prostitute, e delle vittime di errori giudiziari.

In Italia, il culto di questo santo è diffuso sia al Nord che al Sud e la tradizione di San Nicola che porta i regali ai bambini, è presente in diversi paesi italiani. In alcune località, soprattutto vicino alle Alpi, è diffusa la tradizione tedesca del “Krampus”, un diavolo che esce dai boschi i primi di dicembre. Secondo una tradizione, il Krampus si lascia addomesticare da San Nicolò, mentre in altre accompagna il Santo nelle sue visite ai bambini e minaccia di chiuderli nel sacco e di portarli via se non si comportano bene.

San Nicola è il santo patrono della Lorena, di Amsterdam e della Russia ed è molto popolare anche in altri paesi europei. Il culto di San Nicola fu portato a Nuova Amsterdam (l’odierna New York) con il nome di “Sinter Klaas”, abbreviazione di “Sanctus Nicolaus”, dai coloni olandesi, dando in seguito origine al mito nordamericano di Santa Claus, che in Italia è diventato Babbo Natale. A proteggere i marinai che salparono nel Nuovo Continente, sulla prua di una nave c’era proprio l’immagine di San Nicola, con in bocca una lunga pipa olandese.

Le reliquie di San Nicola si trovavano originariamente a Myra, nella cattedrale della città di cui era stato vescovo. Nell’XI secolo furono trasportate a Bari e a Venezia, perché Myra era stata invasa dai musulmani, quindi si volle portarle in salvo. A Vico del Gargano, in provincia di Foggia, nella Chiesa di San Nicola di Myra, è conservata una teca con la manna di San Nicola, il liquido che trasuda dalla tomba del Santo e che si formava già nella basilica di Myra.

I simboli di San Nicola sono il bastone pastorale e tre sacchetti di monete, in relazione al miracolo della dote regalata alle tre ragazze che non avevano soldi per sposarsi. L’attuale rappresentazione di San Nicola in abito rosso con bordi bianchi ha origine dal poema “A Visit from St. Nicholas” del 1821 di Clement C. Moore, che lo descrisse come un signore allegro e paffuto, contribuendo alla creazione del mito di Babbo Natale. 

Ci sarebbero tante altre cose da dire su San Nicola ma mi sono ricordata che sono una foodblogger e non una scrittrice di enciclopedie. Un’altra cosa, però, vorrei scriverla: la mia santa preferita, Giovanna d’Arco, nel 1429, prima di lasciare il suo paese per salvare la Francia andò a visitare la tomba di San Nicola a Saint-Nicolas-de-Port, in Lorena. Anche a Roma, vicino piazza Navona, c’è una chiesa, in stile barocco, dedicata a San Nicola, la chiesa di San Nicola dei Lorenesi, che fu voluta nel 1622 dal duca Enrico II di Lorena, con il permesso di papa Gregorio XV, per i suoi sudditi che vivevano a Roma. Purtroppo, quando ad ottobre siamo stati a Roma non l’abbiamo visitata ma del resto siamo riusciti a vedere solo la metà delle chiese che avremmo voluto vedere…

Ora veniamo alla ricetta, tratta dal libro “Santa pietanza” di Lydia Capasso e Giovanna Esposito.

DOSI: 8 persone

DIFFICOLTA’: Bassa

PREPARAZIONE: 15 minuti

COTTURA: 80 minuti

COSTO: Basso

INGREDIENTI:

  • 500 g di farro
  • 2 coste di sedano
  • 2 carote
  • 1 cipolla
  • 3 patate
  • 400 g di pomodori pelati
  • Olio EVO q.b.
  • Sale q.b.

PREPARAZIONE:

Per prima cosa, mondate e tritate le carote, il sedano e la cipolla e fateli rosolare in un tegame con dell’olio caldo. Se necessario, aggiungete un po’ di acqua calda per evitare che si brucino. Poi mettete nel tegame anche i pomodori pelati (io li ho prima schiacciati con una forchetta) e fateli insaporire per circa 10 minuti. Nel frattempo, lavate e pelate le patate e tagliatele a cubetti, dopodiché aggiungetele nella pentola insieme con il farro, che avrete precedentemente sciacquato sotto l’acqua corrente. A questo punto, coprite gli ingredienti con dell’acqua calda. Poi salate e fate cuocere per circa un’ora. Ogni tanto, quando vedete che l’acqua si sta assorbendo, aggiungetene dell’altra.  Prima di servire la minestra, regolate di sale e aggiungete un filo d’olio.

Alla prossima ricetta,