Tutte le fake news dei “giornaloni” sugli episodi di razzismo e fascismo

Fonte: Il Primato Nazionale

Presumibilmente, nelle redazioni delle principali testate nazionali, hanno istituito un  singolare premio giornalistico: “Inventa anche tu una storia di ordinario razzismo e fascismo, insultando il popolo italiano”. Altrimenti non si spiega il motivo per il quale, negli ultimi anni, giornali e telegiornali facciano a gara su chi la spara più grossa. Ecco le principali notizie, poi rivelatesi false e infondate, tramite le quali i media allineati hanno cercato di lanciare l’allarme razzismo e deriva fascista, al chiaro scopo di sviare l’opinione pubblica dalle vere emergenze del nostro Paese (immigrazione clandestina, economia stagnante, disoccupazione, povertà assoluta, etc).

Era il 30 luglio del 2018, quando il cosiddetto “uovo razzista” veniva scagliato contro Daisy Osakue, la primatista italiana nera under 23 nel lancio del disco. Dopo qualche giorno, le Forze dell’Ordine identificarono gli assalitori: tre ragazzi maggiorenni di Vinovo, La Loggia e Moncalieri (Torino), che avevano utilizzato una Fiat Doblò, intestata al padre di uno loro, Roberto De Pascali, consigliere del Partito Democratico presso il comune di Vinovo ed ex candidato sindaco. Nel frattempo, però non sono mancati gli insulti e i moniti contro il popolo italiano razzista e neanche un “merde” del solito Enrico Mentana.

L’unica notizia degna di nota di tutta questa vicenda fu quella riportata da Il Primato Nazionale, riguardante la fedina penale di Iredia Osakue. Nel 2002, il padre dell’atleta, allora clandestino, era stato arrestato per sfruttamento della prostituzione. Le sfruttate erano ragazze africane, arrivate in Italia irregolarmente, utilizzando un “phone center” di San Salvario.

In merito alla nota vicenda dei “200 messaggi di odio al giorno” inviati alla senatrice Liliana Segre, al razzismo si sono aggiunti l’aggravante dell’antisemitismo e dell’allarme sul ritorno del fascismo. Peccato però che la narrazione creata ad arte dalla Repubblica e dagli altri media delGruppo Gedi della famiglia De Benedetti, sia stata smentita: nel rapporto ufficiale dell’Osservatorio sull’antisemitismo non compaiono i “200 messaggi di odio al giorno”, quindi la notizia è stata inventata di sana pianta da Pietro Colaprico, giornalista di Repubblica. L’allarme infondato ha però generato un’ondata emotiva che ha legittimato l’urgenza dell’istituzione liberticida dellacommissione Segre, la successiva scorta per la senatrice, e le conseguenti manifestazioni in suo sostegno, l’ultima delle quali “la marcia di Milano contro l’odio” dei 600 sindaci.

n questo elenco sulle fake news recenti, non può mancare il rogo della libreria antifascista Pecora Elettrica di Roma. Il mattino seguente all’incendio, senza uno straccio di prova, giornali (pure il presidente del sindacato unico dei giornalisti, Beppe Giulietti, e Sandro Ruotolo) e diversi politici di sinistra hanno accusato i “fascisti” dell’attentato avvenuto nella notte. Peccato che le indagini delle Forze dell’Ordine abbiano subito virato verso un immigrato tunisino senza fissa dimora, abbandonando subito la pista politica e concentrandosi sulle bande di nordafricani interessati ad avere il monopolio dello spaccio nell’area intorno al parco del Forte Prenestino.

Un caso simile è stato registrato a Verona qualche giorno dopo: i militanti del laboratorio antifascistaInfo-Spazio 161 hanno denunciato un “attentato incendiario” ai danni di un cassonetto non lontano dalla loro sede appena inaugurata, accusando pubblicamente i “neofascisti”. La Digos della città veneta ha poi arrestato il “camerata”, un cittadino tunisino di 49 anni del tutto estraneo ai movimenti politici, ripreso con chiarezza dalle telecamere di sorveglianza cittadine.

A Firenze, nel mese di novembre, si è parlato di pestaggio razzista: un ambulante nigeriano, Mike Okoh, è stato aggredito in un sottopassaggio della città. Subito i giornali allineati hanno accusato gli italiani della vergognosa vicenda. Una nota della Questura ha fatto poi chiarezza sull’accaduto, affermando che la pista investigativa aveva portato a due persone di etnia rom provenienti dall’est Europa. All’indomani del vile pestaggio, il sindaco, Dario Nardella, aveva dichiarato: “Non vanno sottovalutati episodi che potenzialmente possono essere di razzismo ma allo stesso tempo dobbiamo valorizzare la capacità di una città che ha dimostrato di avere gli anticorpi contro queste forme di violenza che sono assolutamente intollerabili”.

In seguito alle indagini delle Forze dell’Ordine, la notizia è sparita da tutti gli organi di stampa, lasciando la vittima completamente sola, visto che non poteva essere più strumentalizzata ai fini della propaganda buonista.

Non si hanno invece più notizie di un altro episodio razzista denunciato su Facebook, nel novembre scorso, dal consigliere comunale di Alessandria del Partito Democratico, Vittoria Oneto: “Alabama 1955? No, Alessandria 2019. Questa sera ho preso l’autobus per tornare a casa. Pochi posti a sedere. Io rimango in piedi. Salgono una mamma con due bambini. Lei si appoggia in uno spazio largo col passeggino e la bambina di circa 7 anni prova a sedersi in un posto vicino ad una signora di circa 60 anni che aveva appoggiato la sua borsa della spesa sul sedile. La signora guarda la bambina e le dice: NO NO TU QUI NON TI SIEDI! Io dico alla donna di spostare la borsa e di fare sedere la bambina ma lei insiste e mi dice in modo arrogante di farmi gli affari miei. Peccato, hai trovato la persona sbagliata. La madre della piccola non dice nulla e guarda a terra. A quel punto alzo la voce sempre di più e le intimo in malomodo di fare sedere immediatamente la bambina e di vergognarsi con tutto il fiato che avevo in gola. La signora a quel punto la fa sedere ma continua a borbottare e a guardare schifata la bambina. Tutte le persone sull’autobus mi guardano in parte compiaciute, in parte no ma nessuno osa dire nulla. Secondo voi di che colore aveva la pelle quella bambina? Sì proprio così. Ho pianto. Sono scesa dall’autobus e ho pianto. Per il nervoso, per la tristezza per il senso di sconfitta che ho provato e provo. Come se questi giorni non fossero già dolorosi. È questo quello che siamo? È questo quello che vogliamo essere? Io non voglio crederci”.

Perché il consigliere Oneto, investita pure di un ruolo istituzionale, non ha chiamato prontamente le Forze dell’Ordine, invece di scendere dall’autobus in lacrime?

E non sono nemmeno mancati gli autogol delle brigate antifasciste e antirazziste. La perla è stata pubblicata su Repubblica da Paolo Berizzi, nella sua rubrica “Pietre” nella quale proclama “ogni giorno un episodio di razzismo, fascismo, nazismo, antisemitismo, bullismo politico, sessismo”. Secondo il giornalista, “Un negozio a Roma, vende t-shirt, cappelli, toppe anche personalizzate. Ricamano quello che vuoi. Ma gli slogan della casa sono standard: ‘Odio tutti’, ‘Ti odio’, ‘Magari mori’, ‘Acab’, ‘Antisocial’”. Sono state poi le stesse giovani artigiane “femministe e antifasciste” diFhate Off a denunciare la mala interpretazione di Berizzi.

Certamente non deve essere facile quotidianamente per il giornalista di Repubblica scovare episodi fascisti e razzisti in assenza di fascismo e razzismo. Forse lo ritroveremo in qualche stazione a conteggiare i treni arrivati in orario.

Ora si attendono gli sviluppi riguardante il caso degli insulti razzisti indirizzati alla madre nigeriana, che aveva appena perso la figlia di cinque mesi all’ospedale di Sondrio. Per ora l’unica fonte non anonima, è Francesca Gugiatti, sardina, già candidata per la lista di centro sinistra “Giugni sindaco” per la città di Sondrio e assessore nel comune di Montagna in Valtellina. Un’altra fonte, macompletamente “anonima”, è stata intervistata dalla testata di Enrico MentanaOpen.

Al momento i carabinieri e il personale sanitario, presenti all’interno del pronto soccorso dell’ospedale, hanno smentito che gli italiani in attesa abbiano apertamente rivolto insulti razzisti contro la madre straniera. Purtroppo, come spesso è accaduto, quelli buoni non si fermano nemmeno davanti a vicende così tragiche pur di divulgare propaganda autorazzista e anti-italiana.

Francesca Totolo

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