Il “nuovo Padre Nostro” entra ufficialmente nel Messale da Pasqua

Da “non indurci in tentazione” a “non abbandonarci alla tentazione“. La riforma – introdotta nella Bibbia CEI 2008 sotto Benedetto XVI – è stata estesa da Francesco. E da Pasqua 2020 entrerà ufficialmente nel Messale.

Anticipa all’AdnKronos Mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto e teologo (modernista-progressista) fra i più influenti in Vaticano: “Il Messale con la nuova versione del Padre Nostro uscirà subito dopo Pasqua”, che quest’anno ‘cade’ il 12 aprile, mentre “l’uso liturgico della preghiera modificata sarà introdotto a partire dalle messe del 29 novembre prima domenica di Avvento”.

Ecco di seguito tre articoli che illustrano la questione:

4 Commenti a "Il “nuovo Padre Nostro” entra ufficialmente nel Messale da Pasqua"

  1. #bbruno   28 Gennaio 2020 at 2:49 pm

    Che si tratti della dizione “non abbandonarci”, piuttosto che di quella “non indurci”, sempre dell’ oggetto tentazione trattasi.
    Ma questa tentazione, nella quale Dio non dovrebbe “indurci”, al massimo ad essa non “abbandonarci”, da dove viene e in che cosa consiste? Se di tentazione sempre si tratta, di fronte alla quale, ora ci vien detto, l’atteggiamento di Dio deve cambiare, è al di fuori e al di sopra di Dio? Il filosofo teologopensatorechimico Bergoglio con la sua squadra di esperti ponzatori, potrebbe spiegarcelo??? E se poi la tentazione rischia di farci del ‘male’, dal qaule preghiamo che Dio ci liberi, di che male si tratta, se il male non esiste, il male non avendo nemmeno la sua sanzione, l’inferno , e i suoi tenutari, non essendo???

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  2. #angela   28 Gennaio 2020 at 8:16 pm

    Non indurci (mi risulta che Dio mette alla prova, permette la prova – da quando degli angeli divennero demoni- e questo fin da Adamo ed Eva), non abbandonarci alla ( la tentazione è un esame, un motivo di merito maggiore per chi la vince, mentre se si cade non è più tentazione ma peccato, e si sa che nella tentazione Dio MAI ABBANDONA E QUINDI è RIDICOLO DIRLO) sono due forme di cui la prima è esatta mentre la seconda è nella migliore ipotesi (che però non esiste) uguale alla prima e quindi non serve a nulla cambiare, nella sua realtà di linguaggio invece la seconda è falsa perché appunto Dio mette alla prova,induce in tentazione, la desolazione ( san Ignazio) e mai abbandona se non la si accetta, è una prova che viene da Dio che dona consolazioni e pure desolazioni per provare il nostro amore per Lui e farci crescere in esso.Nello stesso modo Satana ci tenta con le consolazioni e ci affligge con le desolazioni, ma sempre per permesso di Dio, dato che gli è sottoposto come creato. Il discernimento degli spiriti del fondatore dei gesuiti lo attesta. Quando ci tenta Dio ci sorregge sempre, a meno che noi lo abbandoniamo. Quindi non abbandonarci nella tentazione è falso perché siamo noi ad abbandonare Dio, non abbandonarci alla tentazione è altrettanto falso perché sono le tentazioni “superate” a farci crescere nell’amore a Dio e Dio non abbandona ma noi lo facciamo peccando. In conclusione “alla tentazione” Dio induce o permette avvenga, e non abbandona mai, ridicolo chiederlo quindi, mentre l’uomo invece abbandona Dio cedendo alla tentazione e cioè peccando, questa forma sembra quindi dire ” quando siamo tentati e pecchiamo e TI abbandoniamo, TU non abbandonarci” il che è una contraddizione , Dio non ha nulla a spartire col peccato ma ci lascia liberi. La tentazione è buona nel fine della maturazione delle virtù, è un allenamento, un farsi i muscoli per il Cielo. Ha senso chiedere di non indurre in tentazione per la nostra debolezza, non ha senso dare per scontata la tentazione e chiedere di non abbandonarci… a cosa?… se la tentazione esiste comunque, ed è superbia di voler fare da soli anche, come implica “il non abbandonare alla..”. Dio può evitarci, perché non chiederLo? Per superbia o per rifiuto dell’onnipotenza Divina?

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  3. #Shinreyu   30 Gennaio 2020 at 9:29 am

    Puzza di eresia lontano un miglio.

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  4. #bbruno   30 Gennaio 2020 at 11:35 am

    se dobbiamo rifiutare, per riguardo alla bontà divina ( papa franciesco, si sa, è carino…), la dizione “non indurci in tentazione”, perché dovremmo sostituirla con questa nuova : ” non abbandonarci alla tentazione”, come se fosse meno offensivo della bontà divina pensare che Dio possa “abbandonarci alla tentazione”, piuttosto che ‘indurci’ in essa? e con questo pensier temerario, osare poi pregarlo che non lo faccia???
    Quando, si sa, la preghiera è semplicemente il conformarsi al desiderio di Dio che noi scegliamo Lui, il sommo bene e il sonmmo amore, e quindi gli chiediamo di essergli sempre fedeli, come Lui desidera. Non ci esorta san Paolo ad avere gli stessi sentimenti di Dio? Che non sono proprio queli che noi precipitiamo , in-duciamo, nella ribellione contro di Lui, e noi pregandolo gli diciamo la nostra volontà di rimenere con Lui.

    E qui mi vien subito da pensare quanto bisogno abbiamo che Dio non ci faccia cadere, non c’induca – nella tentazione di ribellarci a Lui, negandolo, per l’effetto del vederlo qui in terra rappresentato nelle vesti – ingannevoli, e per questo così pericolose, per gli sprovveduti – di un così volgare Sommo Impostore….

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