[MEDITAZIONI ALFONSIANE] Della solitudine di Gesù nella stalla.

dalle “Meditazioni per l’ottava di Natale e per gli altri giorni sino all’Epifania” di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori.

Gesù volle scegliersi nascendo, come per suo romitaggio ed oratorio, la stalla di Betlemme; ed a questo fine dispose di nascere fuori della città in una spelonca solitaria, per insinuare a noi l’amore alla solitudine ed al silenzio. Entriamo in questa grotta, che qui tutto spira solitudine e silenzio. Gesù sta in silenzio sulla mangiatoia: Maria e Giuseppe in silenzio l’adorano e contemplano. Fu rivelato a Suor Margherita del SS. Sacramento carmelitana scalza, detta la Sposa di Gesù bambino, che quanto passò nella grotta di Betlemme, anche la visita de’ pastori e l’adorazione de’ santi Magi, tutto fu in silenzio, senza parole [1]. Il silenzio negli altri bambini è impotenza ma in Gesù Cristo fu virtù. Non parla Gesù bambino, ma con quel suo silenzio oh quanto dice! Oh beato chi si trattiene con Gesù, Maria e Giuseppe in questa santa solitudine del presepio! I pastori per poco che vi furono ammessi, ne uscirono tutti infiammati d’amore verso Dio, poiché altro non facevano che lodarlo e benedirlo: Reversi sunt laudantes et glorificantes Deum (Luc. II) [2]. – Oh felice quell’anima che si ferma nella solitudine di Bettelemme a contemplare la divina misericordia e l’amore che un Dio ha portato e porta agli uomini! Ducam eam in solitudinem et loquar ad cor eius (Os. II, 14) [3]. Ivi l’infante divino non le parlerà all’orecchio, ma al cuore, invitandola ad amare un Dio che tanto l’ama. In vedere ivi la povertà di questo vago romitello, che se ne sta in quella spelonca fredda, senza fuoco, servendosi d’una mangiatoia per culla e d’un poco di fieno per letto: in sentire i vagiti, in mirare le lagrime di questo innocente Bambino, ed in pensar ch’egli è il suo Dio, com’è possibile pensare ad altro che ad amarlo? Oh che dolce romitorio ad un’anima che ha fede e la stalla di Betlemme!- Imitiamo noi ancora Maria e Giuseppe, che infiammati d’amore stanno a contemplare il gran Figlio di Dio vestito di carne e fatto soggetto alle miserie terrene: il sapiente reso infante che non parla: il grande reso picciolo: il sommo così avvilito: il ricco fatto così povero: l’onnipotente fatto debole: in somma considerano la maestà divina nascosta sotto la forma d’un piccolo fanciullo disprezzato ed abbandonato dal mondo, e che tutto fa e patisce per rendersi amabile agli uomini. Pregalo che ti ammetta in questo santo ritiro. Fermati e restati ivi e non ti partire più di là. O solitudo, dice S. Girolamo, in qua Deus cum suis familiariter loquitur et conversatur! [4] O bella solitudine, nella quale Dio colle anime sue dilette parla e conversa non da sovrano, ma da amico, da fratello e da sposo! Oh che paradiso il conversare da solo a solo con Gesù bambino nella grotticella di Betlemme!

Affetti e preghiere.
Caro mio Salvatore, voi siete il re del cielo, il re de’ regi, il Figlio di Dio, e come poi vi vedo in questa grotta da tutti abbandonato? Altro non vedo che v’assista che Giuseppe e la vostra santa Madre. Desidero di venire anch’io ad unirmi con essi a tenervi compagnia. Non mi sdegnate. Io non lo merito, ma sento che voi con dolci voci al cuore a ciò m’invitate. Sì vengo, amato mio Bambino; lascio tutto per starmene da solo a solo con voi in tutta la mia vita, caro mio romitello, unico amore dell’anima mia.
Pazzo, io per lo passato v’ho abbandonato e lasciato solo, o Gesù mio, mendicando piaceri miseri e avvelenati dalle creature; ma ora illuminato da]la vostra grazia altro non desidero che starmene solitario con voi che solitario volete vivere in questa terra. Quis dabit mihi pennas sicut columbae? [et] volabo et requiescam (Ps. LIV, 7) [5]. Ah chi mi desse il poter fuggire da questo mondo, dove tante volte ho trovata la mia rovina! fuggire e venire a starmene sempre con voi che siete il gaudio del paradiso e siete il vero amante dell’anima mia. Deh legatimi ai piedi vostri, acciocché non mi parta più da voi e resti felice a tenervi continua compagnia! Deh per li meriti della vostra solitudine nella spelonca di Betlemme, donatemi un continuo raccoglimento interno, sì che l’anima mia diventi una solitaria celletta, dove io non attenda che a conversare con voi: con voi consigli tutti i miei pensieri, tutte le azioni; a voi dedichi tutti gli affetti; quivi sempre v’ami, e sospiri d’uscire dalla carcere di questo corpo per venire ad amarvi alla svelata in cielo. V’amo, bontà infinita, e spero di sempre amarvi nel tempo e nell’eternità.
O Maria, voi che tutto potete, pregatelo che m’incateni col suo amore, e non permetta ch’io abbia mai più a perdere la sua grazia.


[1] “Suor Maria della Trinità… avendo avuta la sorte di servire a Margherita in qualità di Maestra… poté anche aver la fortuna di saper le cose più intime del suo spirito… Le dimandò… se S. Giuseppe avea ragionato con la Vergine nel cammino e in entrar nella stalla (di Betlemme). Rispose che no, ma che S. Giuseppe in entrarvi fu elevato da un’alta contemplazione di que’ Misteri che ivi doveansi operare e che s’operavano, e che durò in questa contemplazione per tutti i quaranta giorni che vi si trattenne… Ch’ei per lo spazio di quaranta giorni non parlò mai, ancorché vedesse i santi Pastori e i santi Re, ed avesse cognizione delle lor grazie; ch’ei fu quegli che circoncise il Bambino e che gli diè il nome di Gesù, secondo l’istruzione dell’Angelo (Matth. I, 21), e che finalmente questo gran mistero fu compito in silenzio, occupati Maria e Giuseppe a contemplare le maraviglie… Di più dicea che, siccome la Vergine non disse parola né a’ Pastori né a’ Magi, così questi Santi non parlarono a lei.” PATRIGNANI, Vita (ridotta a più breve forma), lib. 2, cap. 7, Firenze, 1704. – La Venerabile Margherita del SS. Sacramento visse nel monastero di Beaune, in Borgogna, ove morì nel 1648, in età di 20 anni. Fu maravigliosa propagatrice della divozione alla Santa Infanzia di Gesù.
[2] “E i pastori se ne ritornarono glorificando, e lodando Dio”
[3] “La condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore”
[4]  “O desertum, Christi floribus vernans! O solitudo, in qua illi nascuntur lapides de quibus in Apocalypsi (XXI, 18) civitas magni Regis exstruitur! O eremus familiarius Deo gaudens! Quid agis, frater, in saeculo, qui maior es mundo?” [O deserto rinverdito dai fiori di Cristo! O solitudine in cui nascono quelle pietre colle quali, come dice l’Apocalisse, si costruisce la città del gran Re! O eremo gioioso intimo di Dio! Che fai nel mondo, o fratello, tu che del mondo sei superiore?] S. HIERONYMUS, Epistola 14, ad Heliodorum monachum, n. 10. ML 22-353, 354.
[5] “Chi mi darà ali come di colomba, e volerò, e avrò riposo?”

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