dalle “Meditazioni per l’ottava di Natale e per gli altri giorni sino all’Epifania” di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori.

Due sono le principali occupazioni di un solitario, l’orare e il far penitenza. Ecco Gesù bambino che nella grotticella di Betlemme ce ne dà l’esempio. Egli nel presepio, scelto per suo oratorio in terra, non lascia di orare e continuamente orare all’Eterno Padre. Quivi continuamente fa atti di adorazione, di amore e di preghiere. Prima di questo tempo la divina maestà era stata sì bene adorata dagli uomini e dagli angeli, ma da tutte queste creature non aveva ricevuto certamente quell’onore che le diè Gesù bambino con adorarla nella stalla dove nacque. – Uniamo noi sempre perciò le nostre adorazioni con quelle che diè Gesù Cristo a Dio in questa terra.
Quanto poi belli e perfetti erano gli atti d’amore che il Verbo incarnato faceva verso del Padre nella sua orazione! Il Signor aveva dato agli uomini il precetto di amarlo con tutto il cuore e con tutte le forze; ma questo precetto da nessun uomo era stato mai perfettamente adempito. Tra le donne la prima ad adempirlo fu Maria, e tra gli uomini il primo fu Gesù Cristo, che l’adempì in modo immensamente maggiore che Maria. Freddi potevan dirsi i serafini a rispetto dell’amore di questo santo Bambino.- Impariamo da esso ad amare il nostro Dio come si deve, e preghiamolo che ci comunichi una scintilla di quel purissimo amore col quale egli amava il divin Padre nella stalla di Betlemme.
Oh come poi eran belle, perfette e care a Dio le preghiere di Gesù infante! Egli in ogni momento pregava il Padre, e le sue domande erano tutte per noi e per ciascun di noi in particolare. Tutte le grazie che ciascuno di noi ha ricevute dal Signore, l’essere stato chiamato alla vera fede, l’essere stato aspettato a penitenza, i lumi, il dolore de’ peccati, il perdono, i santi desideri, le vittorie nelle tentazioni e tutti gli altri atti buoni che abbiam fatti e faremo di confidenza, d’umiltà, d’amore, di ringraziamento, d’offerta e di rassegnazione, tutto ce l’ha impetrato Gesù, e tutto è stato effetto delle preghiere di Gesù. Quanto gli dobbiamo! e perciò quanto dobbiamo ringraziarlo ed amarlo!

Affetti e preghiere.
Caro mio Redentore, quanto vi debbo! Se voi non aveste pregato per me, in quale stato di rovina io mi troverei! Vi ringrazio, o Gesù mio; le vostre preghiere son quelle che m’hanno ottenuto il perdono de’ miei peccati, e queste spero che m’hanno da ottenere anche la perseveranza sino alla morte. Avete pregato per me, ve ne ringrazio con tutto il cuore, ma vi prego a non lasciar di pregare. Io so che voi seguite anche in cielo a fare il nostro avvocato: Advocatum habemus Iesum Christum (Io. II, 1). E so che seguite a pregare per noi: Qui etiam interpellat pro nobis (Rom. VIII, [34]). Seguite dunque a pregare, ma pregate, Gesù mio, più particolarmente per me che ho più bisogno delle vostre preghiere.
Io spero che già Dio m’abbia perdonato per li meriti vostri; ma siccome tante volte son caduto, così posso ritornare a cadere. L’inferno non lascia e non lascerà di tentarmi, per farmi di nuovo perdere la vostra amicizia; ah Gesù mio, voi siete la speranza mia; voi mi avete da dare la fortezza per resistere; a voi la cerco e da voi la spero.
Ma non mi contento solamente della grazia di non ricadere, voglio ancora la grazia d’amarvi assai. Si accosta la mia morte. Se ora io morissi, spererei sì di salvarmi, ma poco v’amerei in paradiso, perché sinora poco v’ho amato; voglio amarvi assai nella vita che mi resta, per amarvi assai nell’eternità.
O Maria madre mia, pregate ancora voi, pregate Gesù per me: le vostre preghiere sono onnipotenti appresso questo Figlio che tanto v’ama. Voi avete tanto desiderio di vederlo amato, pregatelo che mi dia un grande amore verso la sua bontà, e quest’amore sia costante ed eterno.