Regionali Emilia-Romagna: perché la “sinistra” ha già perso, in ogni caso

Chiacchierata col Guelfo Rosa:


RS: Buon anno, due parole sulle regionali?

GR: Anche cinque: 1. “non”; 2. “guardate”, 3. “troppo”, 4. “i”, 5. “sondaggi”. Che diano avanti i candidati dell’una o dell’altra parte, a questo giro temo possano dirci e darci poco, se non un affresco generalissimo.

RS: In particolare in Emilia, no?

GR: Esatto. Per una serie di ragioni: 1. la quantità ancora altissima di intervistati che non si pronuncia; 2. il fatto che tendenzialmente i settori conservatori dell’elettorato non enfatizzino la loro “partecipazione democratica”, 3. questo aspetto è ancora più accentuato in Emilia, una regione rossa da 75 anni, in cui non pochi dopo la guerra vivevano nel terrore della violenza comunista: un dato che è rimasto nel clima generale, 4. è proprio in quell’insondabile e ampia sacca di presunti “indecisi/voti non dichiarati” che è scritto il nome del vincitore.

RS: Analisi ragionevole.

GR: Vi dico di più. C’è un’ulteriore variabile che scompagina (nuovamente) il discorso e ci fa ripartire quasi da zero: le categorie storico-politiche a questa tornata regionale emiliana sono saltate: la “sinistra” sostanzialmente non si presenta o si presenta sottotono. La mia è una provocazione? Forse, ma il logo del PD è messo tra parentesi e i capoccia nazionali del partito sono accettati in dose omeopatica. Ancora: il governatore uscente ha scelto il verde come colore della campagna elettorale e Salvini il rosso (Ferrari) per il manifesto di chiusura dei comizi. Un’inversione in piena regola.

RS: Inversione anche degli elettorati di riferimento?

GR: In buona parte sì: Salvini punta agli elettori che vivono fuori dalla ZTL, al voto operaio e contadino, in parte ai piccoli commercianti schiacciati dalla globalizzazione che si presenta ora col volto dei gruppi della grande distribuzione e delle realtà come Amazon, ora con quello dell’Unione Europea e delle sue follie agro-alimentari. Bonaccini punta confusamente a quel che rimane.

Del resto persino il look e la scelta dei candidati parlano chiaro. Il democratico con la sua barba bianca e gli occhiali-oro dà l’immagine dell’uomo forte e vissuto, potrebbe posare in un film ambientato a Caracas negli anni ’80. Pure il logo della sua lista, emulando la forma e il colore del logo regionale, finisce per somigliare alla bandiera della Jamahiriya. E chi troviamo tra i candidati della sua coalizione? L’ex parlamentare berlusconiano Cazzola (sì quello che vuole la Fornero senatrice a vita) e l’imprenditore Fagioli, reduce da focose vertenze sindacali e già oggetto di polemica per “licenziamenti via sms”. Del resto l’ultraliberale Calenda sostiene Bonaccini. Vedete: a parte una listarella para-sinistra chiamata “Emilia-Romagna Coraggiosa” (nota a margine: “coraggiosa”? Sta dalla parte di chi comanda da tre quarti di secolo!) e altre frattaglie, le liste più à gauche non sostengono Bonaccini. Ed è per questo che vi dico: la “sinistra” ha già perso, in ogni caso.

RS: Che peso avranno?

GR: Apparentemente poco ma è da vedere quanto poco. Innanzitutto sono tre ed esprimono tre candidati governatori: Potere al popolo, L’Altra Emilia Romagna e Partito Comunista. Attenzione alle sorprese, perché avere tre candidati governatori alla propria sinistra nel contesto che abbiamo descritto non è un dato che possa essere banalizzato.

RS: Il Movimento 5 Stelle?

GR: Hanno il loro candidato governatore ma di fatto stanno facendo una campagna pressoché impercettibile. Prenderanno meno del 10%.

RS: E la Borgonzoni, la candidata salviniana?

GR: Candidatura debole. Ma la sua forza forse sta proprio nel non oscurare il vero perno della campagna, ovvero Salvini. Anche qui però vorrei dirvi un paio di cose.

RS: Prego.

GR: In Emilia tutti quelli che da 75 anni stanno “dall’altra parte” – chiamiamoli “di destra”, “conservatori”, “anticomunisti” o  come volete – ripeto “tutti” andranno a votare turandosi naso, orecchie e se necessario pure gli occhi e stando attenti a non inciampare nel seggio, pur di mandare a casa i piddini. Sarà un moto di liberazione (e di esasperazione). Questo a prescindere dalla Borgonzoni, che – va ribadito – sui temi cari ai cattolici ad oggi ha detto davvero poco. Siamo di fronte a due blocchi liberali: uno liberal-sovranista e uno liberal-democratico e molti andranno a votare convintamente il meno peggio. Credo più per fini simbolici che altro. E a tutto si somma la speranza di far cadere il governicchio giallo-fucsia.

Detto questo, non ho sfere di cristallo.

RS: In effetti le ultime uscite di Salvini sembrano quelle di un vero liberale.

GR: Disastrose, ad esempio, le parole su Soleimani. Sintomo di una dozzinalità politica inquietante. Si badi: non sono un entusiasta degli ayatollah, anzi credo ci sia molto retorica da entrambe le parti, ma confondere chi ha contribuito a sconfiggere l’ISIS con un banale terrorista è un errore molto grave, che, se associato alle strizzate d’occhio a Draghi, alla confusione storica sul “Medioevo” e a tanti altri pasticci, getta un’ombra di preoccupazione non indifferente. Temo ci sia un’idea confusa, se non sbagliata, del modello di società che si vuole proporre. Come si è scritto più volte: cambi musica. E presto.

Un commento a "Regionali Emilia-Romagna: perché la “sinistra” ha già perso, in ogni caso"

  1. #PAOLO   14 Gennaio 2020 at 5:03 pm

    come al solito, leggere i commenti di “Guelfo Rosa” è un piacere intellettuale. Coraggio, e buon anno.

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