[ROSSO PORPORA] Odet de Coligny de Châtillon, il cardinale ugonotto

di Giuliano Zoroddu

Il matrimonio dei preti torna spesso nell’ambito del dibattito pubblico, intra ed extra-ecclesiale come materia di scontro. Senza voler entrare nel merito della discussione, ma solamente ritenendo opportuno il mantenimento del celibato ecclesiastico proprio della Chiesa Latina (come del clero uxorato presso i Greci) non possiamo non sottolineare come presso i Latini l’attacco contro il celibato abbia sempre comportato un attacco al sacerdozio. Dice san Pio X dei modernisti: “obbedendo volentierissimo ai cenni dei loro maestri protestanti, desiderano soppresso nel sacerdozio lo stesso sacro celibato” (enc. Pascendi). Ora, è noto da un lato che i protestanti ebbero sempre in odio il sacerdozio cattolico e il domma che lo riguarda e dall’altro che solitamente i preti che apostatavano per passare alla nuova religione delle svariate sette all’apostasia aggiungessero un sacrilego e nullo matrimonio: Lutero diede egli stesso loro il cattivo esempio, sposando la monaca bernardina Caterina von Bora.
Fra gli imitatori del monaco sassone – che millantato dai nemici della Chiesa Romana qual riformatore dei costumi della Curia corrotta altro non fu se non uno sfrenato libertino che, come giustamente faceva notare a Worms il nunzio e futuro Cardinale Gerolamo Aleandro, imputava agli altri i vizi di se medesimo – vi fu Odet de Coligny de Chatillon, un Cardinale di Santa Romana Chiesa.
Nacque il nostro da Gaspard I de Coligny, primo maresciallo di Francia, e Louise de Montmorency – dunque in una delle più potenti famiglie del regno – il 10 luglio del 1517, anno d’inizio della rivoluzione protestante.
Clemente VII lo creò Cardinale diacono dei Santi Sergio e Bacco nel 1533 mentre si trovava a Marsiglia per il matrimonio fra sua nipote Caterina de’Medici col delfino Enrico (futuro Enrico II di Francia). La scelta cadde su di lui in quanto nipote del Connestabile Anne de Montmorency.
L’anno dopo era Amministratore Apostolico dell’Archidiocesi di Tolosa e nel 1535 Vescovo di Beauvais. Pur possedendo la potestà di giurisdizione su due diocesi non fu mai né ordinato prete né consacrato vescovo.
All’insorgere del calvinismo all’interno della sua giurisdizione, oppose resistenza all’eresia, quella stessa che egli stesso avrebbe abbracciato anni dopo.
Il Cardinale de Chatillon fu traviato anzitutto da suo fratello minore François de Coligny d’Andelot, che nel 1560 fu il primo della famiglia ad apostatare, ma fu principalmente l’incontro con Teodoro Beza, principale collaboratore di Calvino, nel contesto dei Colloqui di Poissy del 1561, il discrimine tra la simpatia per le idee nuove e per i novatori (tollerati scandalosamente all’interno della sua diocesi) e l’adesione piena ad essi.
Ed lo Chatillion non era il solo, tra i vescovi di Francia, ad essere ugonotto e palesemente tale: gli facevano, tra eretici notori e fortemente sospetti di eresia, “buona” compagnia Jean de Chaumont di Aix, Antonio Caracciolo di Troyes, Louis d’Albret di Lesear, Claude Eegin di Oloron, Jean de Montluc di Valence, Charles Guillart di Chartres, Jean de Saint- Gelais d’Uzés.
I casi di questi ecclesiastici furono accuratamente esaminati dall’Inquisizione Romana, allora retta dal Cardinale Michele Ghislieri (futuro San Pio V), tra il 1562 e il 1563, con le consuete opposizioni gallicane e regaliste: sicché nessuno volendo essere giudicati fuori di Francia, ossia a Roma, furono tutti giudicati in contumacia. Tuttavia ancora sotto san Pio V Carlo IX e sua madre non avessero ancora provveduto a scacciare i vescovi che Pio IV aveva scomunicati e deposti.
Odet fu deposto dal Cardinalato e dalle altre dignità nel Concistoro del 21 marzo 1563 e il 1° dicembre dell’anno dopo prendeva in moglie, alla presenza dei capi ugonotti tra cui i suoi due fratelli François e Gaspard (nel frattempo aveva apostatato anch’egli dalla fede cattolica), Isabelle de Hauteville, “Madame la Cardinale” (la signora Cardinalessa). Il sacrilego rito fu reso ancor più scandaloso perché lo sposo (o meglio il drudo) ebbe l’ardire di presentarsi rivestito della porpora cardinalizia in sfregio alla fede romana e allo stato clericale. Il tutto senza che il re, in teoria “Cristianissimo”, intervenisse per difendere l’onore della Chiesa e la pietà del popolo francese.
La coppia continuò a risiede in Francia fino al 1568, prendendo parte attiva nella guerra civile in cui gli eretici nemici del Trono (che peraltro non fece molto per opporsi loro) e dell’Altare dissanguarono la Francia e cercarono di spegnere la fede dei padri.
Riparati infine in Inghilterra, Odet finì il suo giorni da rinnegato a Southampton il 21 marzo 1571.

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Alfonso Petrucci, un cardinale congiurato alla corte di Leone X

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