Sant’Ildefonso di Toledo, il Cappellano della Vergine Maria.

Il Santo Arcivescovo Ildefonso, chiarissimo Dottore della Chiesa di Spagna, governò santissimamente la Chiesa Primaziale di Toledo dal 657 alla morte che lo condusse in Paradiso dieci anni dopo. Per impetrare la sua nascita, la madre lo promise alla Vergine della quale fu zelantissimo Cappellano. Intransigente nella difesa della perpetua verginità della sua Signora Maria, fu da Lei beneficiato grandemente come si vedrà dal seguente passo della Vita del Santo tratta dal Flos Sanctorum del padre gesuita Pedro de Ribadeneyra.

Quantunque Sant’Ildefonso in tutte sue opere fosse ammirabile, nondimeno avanzò particolarmente nella devozione della Madonna la quale aveva portata dal ventre della sua madre, e nel difendere la sua purità virginale perciocché nel suo tempo vennero in Ispagna tre eretici dalla Gottica, così chiamata quella parte che allora occupavano i Goti, e cominciarono a spargere sfacciatamente bestemmie contra la Madre Dio e a dire in pubblico non essere stata Vergine ed a rinnovare l’eresia di Elvidio contro la quale scrisse S Girolamo, disfacendo con la luce della verità le tenebre e gl’inganni di quello sventurato e misero eretico, ad imitazione del quale il nostro Idelfonso, chiamato con molta ragione Ancora della Fede, si oppose agli assalti dei nemici e convintili in una pubblica disputa, scrisse contro di loro un libro meraviglioso e divino e li scacciò da tutta la Spagna, prendendo la difesa dell’onore della sua Signora. E in quella maniera si acquietò quella terribile tempesta e Sant’Ildefonso vittorioso e trionfante rimase.
Piacque tanto alla Regina degl’Angeli questa fatica del suo zeloso Cappellano che subito diede la ricompensa mostrando a quanto largamente remuneri il Signore i servizi che gli facciamo per piccoli ch’essi siano. Venuto pertanto il giorno della festa di Santa Leocadia andò il Re Reccesvindo con la sua Corte dove era sepolta la Santa per celebrarla solennemente e stando Idelfonso inginocchiato e facendo orazione appresso il sepolcro della Vergine cominciò da se stessa la pietra che la copriva ad alzarsi – la quale era sì grande e sì grave che Cassilla Arcivescovo di Toledo che scrive ciò, dice che trenta uomini ben gagliardi non l’avrebbero potuta alzare – uscì fuori la medesima Vergine dopo lo spazio di più di trecent’anni che ivi stava e, distesa la mano e toccando quella di Sant’Ildefonso, gli parlò in questa maniera: “O Ildefonso per te vive la gloria della mia Signora”. Rimasero tutti per la novità di questo miracolo spaventati; solamente Ildefonso non aveva paura, anzi con la fiducia che gli dava l’istesso Signore il quale mandava la santa Vergine per onorarlo e favorirlo le disse: “Gloriosa Vergine e degna di regnar con Dio nel Cielo, poiché per amor di lui disprezzasti e desti la vita; felice fu questa Città dove tu nascesti, la quale tu consacrasti con la tua morte ed ora con la presenza consoli. Volgi, Signora, gli occhi dal Cielo sopra di lei, difendi con la tua intercessione i tuoi Cittadini ed il Re che con tanta devozione celebra la tua festa”. Udite queste parole cominciò la Vergine a ritirarsi ed a rinchiudersi nella sua sepoltura. Ma Sant’Ildefonso con un coltello che il Re gli diede tagliò un pezzo di velo che copriva la Vergine acciocché restasse memoria di tant’illustre miracolo e tutta la Città restasse consolata, avendo come ha quel celeste tesoro.
Questa meravigliosa visione, chiara testimonianza di quanto a Nostra Signora fosse piaciuto il servizio fattole dal Santo Prelato, gli fu di grandissima gloria; ma non si contentò ella d’aver fatta al Cappellano e difensor suo questo segnalato favore, anzi gliene fece un altro maggiore aggiungendo grazie a grazie, favori a favori; e non per mezzo d’una sua serva, ma per Se stessa volle onorare Ildefonso e mostrargli quanto grata le fosse stata la fatica presa in difesa della sua verginità gloriosa.
Perché avvicinandosi la festa dell’Annunciazione della Madonna che ai 18 di Dicembre aveva da celebrare la Santa Chiesa di Toledo per ordinazione del decimo Concilio Toletano, ed essendosi Sant’Ildefonso con digiuni, vigilie ed orazioni apparecchiato per celebrarla più solennemente, la notte precedente alla festa andando al Mattutino e portando seco un libro, il quale aveva composto contro gli eretici della perpetua verginità di Nostra Signora, come abbiamo detto, nell’entrare della Santa Chiesa con la gente che l’accompagnava, la trovarono risplendente e piena di luce celeste e divina che non potendola sostenere gli occhi deboli di quelli ch’erano col Santo, ritiratisi in dietro e messisi in fuga, lo lasciarono solo. Ma Sant’Ildefonso, come quegli ch’aveva miglior vista e gli occhi dell’anima più chiari e più desti, non spaventò né si turbò punto, anzi entrò in chiesa e si mise secondo il suo solito a fare orazione, ed alzati gl’occhi vide la Sacratissima Vergine accompagnata da Cori degli Angeli, delle Vergini del Cielo, assisa nella Sedia onde egli soleva predicare al popolo.
Non si può esplicare, né con l’intelletto comprendere quali effetti e movimenti cagionasse nel petto d’Ildefonso siffatta vista.
Stava attonito per la novità, confuso per il conoscimento della sua viltà, timido per la riverenza di sì soprana Maestà, ricco con tal Tesoro, onorato con tal favore ed il suo spirito contrastava con sé medesimo, né sapeva quello che farsi dovesse, o mirare a se oppure alla Vergine, o ritirarsi ed allontanarsi ovvero farsi innanzi ed avvicinarsi. Su su, benedetto Santo, lasciate questo dubbio, né abbiate paura ché questa Vergine, sebbene è Madre di Dio, è ancora Avvocata dei peccatori; quantunque sia Regina degli Angeli, nondimeno si trattiene con gli uomini ed al presente è scesa dal Cielo in terra per onorare e consacrare la Chiesa e nobilitare la vostra Città e la vostra memoria per tutto il mondo.
La medesima Vergine fece animo al Santo e gli disse queste parole: “Perché tu con purità di cuore, con fede fervente e con amor sviscerato, hai conservato la tua verginità e difeso la mia, io ti onorerò oggi con un dono del Celeste Tesoro e di mia mano ti adornerò di questa gloriosa veste, acciocché nelle solennità mie tu l’adopri”. E ciò detto, gli pose indosso una Pianeta la quale aveva in mano e cominciò tutta quella visione a sparire, restando il Tempio pieno d’un soavissimo ed ineffabile odore. I Chierici che appresso entrarono nel Tempio trovarono il Santo Arcivescovo in terra ed ornato del Celeste dono che per tal mano aveva ricevuto e di tanta dolcezza e di tanto gaudio che non poteva né sapeva parlare.
Ed ancorché tutti fino a qui avessero sempre portato rispetto ad Ildefonso come a Santo, nondimeno da qui in avanti lo miravano come Uomo Celeste, favorito da Dio e famigliare della Santissima Madre, ubbidendo ai suoi Comandamenti, abbracciando i consigli suoi, cavando frutto della sua Dottrina, ammirando le sue virtù e sottomettendosi in tutto alla sua volontà.

Testo raccolto da Giuliano Zoroddu

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