“Solo Roma è maestra di civiltà, scienza e verità!”. Una lettera pastorale (antiecumenica) di Mons. Demartis, Vescovo di Nuoro

Monsignor Salvator Angelo Maria Demartis, frate dei Carmelitani dell’antica osservanza, Consultore della Congregazione dell’Indice e Assistente al Soglio Pontificio, già esaminatore del clero romano, fu zelantissimo Vescovo di Galtellì-Nuoro dal 1867 al 1902. In occasione della festa della Cattedra di San Pietro “sulla quale per la prima volta sedette in Roma” (Mart. Rom.) e dell’inizio dell’ottavario di preghiera per l’unità dei Cristiani nel seno della Chiesa Cattolica Romana (giorni in cui infuria la peste ecumenista), ci piace offrire ai Lettori, quale contraltare cattolico integrale agli errori modernisti, alcuni stralci della schiettissima Lettera Pastorale per la Santa Quaresima del 1869, pubblicata il 14 gennaio di quell’anno, per annunziare il convocato Concilio Ecumenico Vaticano (I), dove si distinse nella difesa del primato del Romano Pontefice e nella fervida e convintissima asserzione della sua personale Infallibilità.

«E qual’altra Religione che non sia la Romano-Cattolica, l’unica che ritenga la pienezza della verità dello spirito e della vita di Cristo, ha mai fruttificato, ha faticato, ha operato tanto a benefizio dei popoli? Forse la Protestante? Ma all’apparire del Protestantesimo in Europa la grande opera della civiltà stava non solo da molti secoli iniziata, ma era già per essere condotta al suo fine per virtù esclusiva della Chiesa Cattolica. Lutero poi, e Calvino, negando la liberà dell’arbitrio e stabilendo il dogma che la sola fede giustifica senza le opere, ben lungi di riformare, come essi pretendevano il cristianesimo degenere, aprirono il varco all’empietà la più ribalda, all’immoralità la più schifosa, alla barbarie più feroce, all’anarchia, alla dissoluzione sociale che oggi ne minaccia. Non siamo noi no, dilettissimi, che apponiamo al Protestantesimo queste pecche; è lo stesso Lutero che in un discorso tenuto in Wittemberg nel 1533 costretto dall’evidenza dei fatti, e dai funesti effetti della sua dottrina ebbe a confessare, come dopo la Riforma i costumi declinassero, e la corruttela allagasse il mondo tutto. “Dopo la predicazione, egli dice, della nostra dottrina (il puro Evangelio?) il mondo diviene più malvagio, sfrenato, empio; i demoni piombano a schiere sugli uomini, che malgrado la pura legge del Vangelo (le sue bestemmie) sono più avidi, più impudichi, e degni di maggior disprezzo che non lo fossero sotto il papato: contadini, popolani e nobili, gente di ogni ordine e di ogni età vivono una vita disordinata e peccaminosa in seno all’avarizia, all’intemperanza, all’impudicizia: per tutto regnano vergognosi disordini, abbominevoli passioni”. Lo stesso ebbe a confessare Enrico VIII, quando venne a dichiarare che conseguenze immediate della Riforma furono l’assassinio, l’adulterio e la seduzione […] Roma è la sola maestra di civiltà, di ogni lume, di ogni scienza, di ogni verità, perché essa sola possiede Gesù Cristo che è verità e luce per essenza. Esso ed Esso solo è stato e sarà sempre fino alla fine dei secoli la vera luce del mondo; lo fu prima che si degnasse assumere questa creata argilla, prima che apparisse corporalmente in terra, perché Esso fu che diede al primo uomo la legge naturale, e che più tardi istruì i Patriarchi, illuminò i Profeti e diede la legge scritta: lo è molto più dopo la sua venuta, perché sempre presente alla sua Chiesa ritiene in essa sempre viva ed intatta la pura luce di tutte le verità, lo splendore di tutte le virtù. Senza la luce che da Esso discende non si conosce nulla di vero, come senza la sua grazia non si opera nulla di buono e virtuoso. Chi vuol verità, come chi cerca virtù e vera civiltà, è necessario che venga irradiato da questa lucerna divina che, collocata sul colle santo del Vaticano, brilla sempre pura ed inestinguibile nella Chiesa, fuori della quale tutto è tenebre, vizio, oscurità, errore: perché Cristo solo è luce di luce, luce vera che illumina ogni uomo, che viene in questo modo».

(Cit. in Ottorino Pietro Alberti, I vescovi sardi al Concilio Vaticano I, Roma, 1963, pp. 179-180. Testo raccolto da Giuliano Zoroddu)

Un commento a "“Solo Roma è maestra di civiltà, scienza e verità!”. Una lettera pastorale (antiecumenica) di Mons. Demartis, Vescovo di Nuoro"

  1. #angela   18 Gennaio 2020 at 1:24 pm

    Roma al momento è defunta, anzi peggio che defunta, apostata….. comunque non prevarranno, siamo agli sgoccioli…

    Rispondi

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.