Una pagina dell’abate Riccioti, biblista, contro la ‘Bibbia per tutti’.

I modernisti si riempiono la bocca di Bibbia, di Parola di Dio. Se ne riempiono la bocca come i Protestanti. E come i Protestanti hanno come caratteristica quella di massacrare le Sacre Scritture fino a privarle di qualsiasi ispirazione divina, ed ad insegnare cose che Esse condannano. Contro questo malsano biblismo pubblichiamo le pagine iniziali dell’aureo libretto “BIBBIA E NON BIBBIA” (1935) dell’abate Giuseppe Ricciotti (1890-1964), biblista di prim’ordine. Solamente aggiungiamo che ora è aumentato il numero di coloro che si occupano di Bibbia e, anche dentro la compagine ecclesiale, in maniera sempre meno cattolica.

Scrive S. Girolamo (ed è bene cominciar da lui, perché ab Jove initium): I contadini, i muratori, i fabbri, i lavoranti in metallo e in legno, i tessitori e i gualchierai, e in genere quelli che forniscono articoli varii e lavoretti da poco, senza un insegnante non possono riuscire ad essere quel che desiderano … La sola arte della Scrittura è quella che tutti dappertutto rivendicano a se stessi. «Scribimus indocti doctique passim». Essa è ciò che la nonnetta chiacchierona, il vecchio rimbambito, il cavillatore parolaio, e in genere tutti quanti, si arrogano, lacerano, insegnano, prima di averla imparata. Gli uni, con ciglia corrugate, scandendo paroloni sonori, filosofeggiare in mezzo a donnette sulle sacre pagine; altri imparano ahimé! dalle femmine, quel che insegneranno agli uomini: e come se fosse poco, con una certa facilità di parola e anche con audacia, spiegano agli altri quel ch’essi non capiscono … (ad Paulin., epist. 53). E seguita ancora per un pezzo; ma mi pare che basti.
Era il meno che potesse scrivere un Girolamo. Pensate: passar l’intera vita a studiare la Bibbia; logorarsi in viaggi, veglie, strapazzi, visitare posti, consultare codici, ascoltare maestri, sempre con l’intento di approfondire il senso ed aumentare la cognizione del gran libro: eppoi trovare ad ogni angolo di strada la nonnetta chiacchierona, il vecchio rimbambito e compagnia bella, che in materie bibliche trinciano sentenze e risolvono questioni in quattro e quattr’otto. Siamo giusti: era umiliante; e non c’era davvero bisogno di quel suo caratteristico spirito ringhioso per scrivere così e peggio. Girolamo era un santo.
Questo avveniva 16 secoli fa. Oggi le cose sono cambiate. Sugli angoli delle strade non si parla più di Bibbia: si discute invece di politica, o almeno di foot-ball, di boxe, di cavalli (e dato il carattere di quella esegesi pizzaiuola, la sostituzione non è un gran male). La Bibbia è rimasta ai teologi, agli scrittori, ai predicatori, a qualche anima pia: oltre a questi se ne occupano alcuni studiosi specialisti, pochi di numero e per lo più, fra i cattolici, ecclesiastici.
Ma anche dopo 16 secoli i principii sono rimasti. Lo sdegno di Girolamo, suscitato dalla sua personale esperienza delle difficoltà della Bibbia, si è concretato in una serie di disposizioni pratiche emanate dalla Chiesa, la quale ha una esperienza più ampia e più diuturna che l’uomo Girolamo: quello sdegno e queste disposizioni esigono in sostanza, che nessuno presuma di trattare la Bibbia senza una adeguata preparazione, ed esortano (specialmente le disposizioni, con dati di fatto) a far sì che siano molti i provvisti di tale preparazione.
Padronissimi i protestanti ortodossi di stimare la Bibbia indispensabile e accessibile a tutti, come unica fonte della Rivelazione, e quindi di metterla in mano a tutti in sola traduzione, senza alcuna presentazioni o commento. Heilige Schrift! Il ritornello risonò con la stessa fanatica intonazione dell’altro, Tempio di Jahvé! che esprimeva la feticistica sicurezza dei Giudei al tempo di Geremia (Geremia, 7, 4); ma, come l’antico ritornello giudaico non era valso a preservare il tempio e la città di Jahvé dalla distruzione compiuta pochi anni dopo dai Caldei, così come quello protestante non impedì che il santuario della Bibbia fosse disertato e poi diroccato – oh ironia divina! – proprio dai protestanti stessi. Si veda, in qualsiasi commento protestante moderno, come è trattata oggi la Bibbia e si misurerà quanto dell’antica Heiligkeit luterana le sia rimasto. C’è stato pure chi, più logico di tutti, le ha cambiato nome, e l’ha chiamata in un titolo di libro Die grosse Tauschung. Questo si chiama parlar con franchezza e dissipare ogni «illusione»!
La Chiesa ha sempre pensato nella maniera diametralmente opposta a questo canone fondamentale del protestantesimo. Fin dai primissimi tempi (II Pietro 3, 15-16) essa ha insistito sulla difficoltà d’intender rettamente la Bibbia: ha sostenuto che la lettura di questo libro divino, affidato alla comunità intera, non era indispensabile a tutti i singoli membri di essa: ha moltiplicato sempre più col progresso del tempo le salvaguardie affinché, chi si assume il grado e proficuo onore di leggerlo a sé stesso e specialmente agi altri, sia ben preparato contro le svariate difficoltà che quella lettura presenta.

Testo raccolto da Giuliano Zoroddu

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