Nel pieno della burrasca modernista che scuote la navicella di San Pietro così violentemente che ogni certezza è messa in dubbio o negata, offriamo al Lettore, i canoni dello Schema de Ecclesia che avrebbe dovuto essere discusso nell’assise del Vaticano I se quel Concilio non fosse stato interrotto dalla Rivoluzione che entrava in Roma con le piume dei Bersaglieri. Essi rappresentano non solo, per usare l’espressione del p. Cordovani, “il miglior trattato moderno sulla società religiosa che attua nel mondo il Regno di Dio”, ma anche un ottimo contraltare alle teorie moderniste sulla Chiesa che consacrate al e dal Vaticano II, portate avanti nei pontificati conciliari, trionfano oggi in pieno regime argentino.

CANONE 1

Se qualcuno dirà che la religione di Cristo non si attua nella società da lui fondata, ma può essere osservata dai singoli senza nessun riguardo alla società che è la sua vera Chiesa; sia scomunicato.

CANONE 2

Se qualcuno dirà che la Chiesa non ha ricevuto da Cristo nessuna costituzione certa e immutabile, ma è soggetta, come ogni altra società, alle vicissitudini e trasformazioni; sia scomunicato.

CANONE 3

Se qualcuno dirà che la Chiesa delle promesse divine non è una società esterna e visibile, ma del tutto interna e invisibile; sia scomunicato.

CANONE 4

Se qualcuno dirà che la vera Chiesa non è un corpo sociale veramente, ma comporsi delle varie società che si dicono cristiane, con diversità di fede e di organismo; sia scomunicato.

CANONE 5

Se qualcuno dirà che la Chiesa non è una società necessaria per conseguire la vita eterna, o che gli uomini si possono salvare egualmente in ogni forma di religione; sia scomunicato.

CANONE 6

Se qualcuno dirà che la intolleranza della Chiesa, con la quale condanna tutte le sette religiose e da sé le allontana non è di diritto divino; o che non si può avere la certezza sulla verità della religione, e che perciò tutte le forme di religione sono da tollerarsi; sia scomunicato.

CANONE 7

Se qualcuno dirà che la Chiesa di Cristo può essere così offuscata di tenebre o rovinata di mali, sino a deviare dalla fede e dal buon costume, dalla sua divina costituzione, e morire depravata e corrotta; sia scomunicato.

CANONE 8

Se qualcuno dirà che la presente Chiesa di Cristo non è l’ultima forma dell’economia della salvezza; ma se ne deve aspettare un’altra, come nuova e più larga effusione dello Spirito Santo; sia scomunicato.

CANONE 9

Se qualcuno dirà che l’infallibilità della Chiesa si restringe soltanto a quello che è contenuto nella Rivelazione, ma non a quelle verità che sono necessarie per custodire il deposito della stessa Rivelazione; sia scomunicato.

CANONE 10

Se qualcuno dirà che la Chiesa non è società perfetta, ma collegio, e che si trova nello Stato come soggetta alla Stato; sia scomunicato.

CANONE 11

Se qualcuno dirà che la Chiesa fu divinamente istituita come una società di eguali; e che ha dai Vescovi un certo ministero libero, ma non la propria forma di governo voluta da Dio; sia scomunicato.

CANONE 12

Se qualcuno dirà che Cristo ha dato alla Chiesa un potere di consiglio e persuasione, non di giurisdizione di legislazione e di coazione; sia scomunicato.

CANONE 13

Se qualcuno dirà che la vera Chiesa di Cristo, necessaria alla salute, può essere altra da quella che è una, santa, cattolica ed apostolica romana; sia scomunicato.

CANONE 14

Se qualcuno dirà che s. Pietro ebbe un primato di onore, non di giurisdizione; o non fu costituito da Cristo come principe degli Apostoli e capo visibile di tutta la Chiesa militante; sia scomunicato.

CANONE 15

Se qualcuno dirà che non è volontà di Cristo che s. Pietro abbia in perpetuo successori nel primato, o che il Romano Pontefice non è, di diritto divino, successore di s. Pietro; sia scomunicato.

CANONE 16

Se qualcuno dirà che il Pontefice non ha potestà suprema in tutta la Chiesa, e che questa potestà non è ordinaria ed immediata; sia scomunicato.

CANONE 17

Se qualcuno dirà che la potestà indipendente della Chiesa e la suprema autorità civile non possono coesistere senza ledere i diritti dell’una e dell’altra; sia scomunicato.

CANONE 18

Se qualcuno dirà che la potestà necessaria alla società civile non è da Dio, o che non gli si deve ubbidienza per diritto divino, o che ripugna alla libertà dell’uomo, sia scomunicato.

CANONE 19

Se qualcuno dirà che tutti i diritti derivano dallo stato politico, e non c’è autorità che sia cominciata dal medesimo; sia scomunicato.

CANONE 20

Se qualcuno dirà che la suprema norma di coscienza per le azioni pubbliche e sociali è nella legge dello Stato o nella pubblica opinione; o che a questa non giunge il potere della Chiesa giudicante del lecito e dell’illecito, o che il diritto civile può far lecito ciò che, per diritto divino od ecclesiastico, è illecito; sia scomunicato.

CANONE 21

Se qualcuno dirà che le leggi della Chiesa non han valore se non vengono sancite dal potere civile; o al potere civile compete giudicare e comandare nelle cause di religione; sia scomunicato.

(da Mariano Cordovani O.P., Il Rivelatore, Roma, 1945, pp. 569-573. Testo raccolto da Giuliano Zoroddu)