Contro lo Stato laico: il pensiero di Mons. Scotti.

di Massimo Micaletti

Angelo Antonio Scotti (1786 – 1845), Arcivescovo di Tessalonica, Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana e della Real Biblioteca Borbonica, fu precettore di Ferdinando II di Borbone e primo interprete dei Papiri di Ercolano. Uomo di immensa erudizione, all’approfondimento delle lettere classiche e della filosofia greca affiancava diverse riflessioni sulla politica: su questo tema, la sua opera più nota sono i “Teoremi di politica cristiana” (1839). Molto prezioso anche il “Catechismo medico, ossia sviluppo delle dottrine che conciliano la religione colla medicina”, trattato di etica medica e, ante litteram, di bioetica.

Dai “Teoremi”, editi nel 1839, riprendo questo passo illuminante sulla insostenibilità, per un cattolico, della separazione tra fede e politica: nei primi decenni di quello che sarà un drammatico Diciannovesimo Secolo, già intrisi anche in Italia delle idee rivoluzionarie, Scotti comprende che il concetto di “Stato laico” diviene fatalmente strumento di anticattolicesimo e di rovina per la comunità e critica in radice l’idea che chi si occupi della cosa pubblica debba tener fuori dalle sue cure e dalla sua formazione la religione cattolica.

Il pensiero di Mons. Scotti è decisamente raffinato ed attuale perché non disserta sulla teocrazia in senso stretto, bensì sulla necessità che l’uomo di stato abbia una formazione cattolica e che su di essa modelli tutta la sua azione, in quanto morale più perfetta a promozione dell’individuo e della collettività. Per Scotti, dunque, un princeps (o comunque un politico) cristiano è la più importante tutela per il popolo tutto e non solo per i credenti.

I “Teoremi di politica cristiana” si possono scaricare gratuitamente da Google Books[1], come pure il “Catechismo medico[2].

Se la filosofia oggidì considera come frutto del propri sudori tutta l’etica cristiana, essa dimostrasi ingrata alla rivelazione sua benefattrice; e fa come quel viandante, che attribuisce tutta al suo vigore la celerità del cammino, senza consideri rare, quanto abbian faticato per lui già prima e chi appianò le strade, e chi fece i ponti; e chi lo assicurò da ladri, e chi gli somministrò i cavalli, e chi gli additò il sentiere. Or dunque se la politica è la parte più sublime dell’etica, e che ne mette a profitto le dottrine per lo benessere delle popolazioni; come mai la riconosceremo indipendente dalla religione rivelata, e non bisognosa degli alti suoi lumi? E come almeno non diremo, che apparandosi le dottrine del cristianesimo da santi suoi codici, vi si possa anche trovare la scienza di guidar le genti alla pubblica felicità? Se la religion cristiana è la religione dell’uomo, e della ragione; perché essa sola che è degna dell’uomo, è dettata da Dio per farla evidentemente conoscere dalla ragione; certamente, chi non profitta delle sue istruzioni, né potrà reggere gli uomini, né saprà perfezionar la propria ragione per ben conoscerne la scienza.

Inoltre senza ciò, che la religione c’insegna, mal s’intende il fine dell’uomo, e della società: essa pianta, diciam così, il vero fondamento delle regole, che l’uom dee seguire per promuovere la sua privata felicità: cosicché la più bella istituzione di economia è quella appunto, che dal fonte della bibbia può ritrarsi. Or se la pubblica felicità, che è l’oggetto della politica, risulta dall’espansione della privata; ben s’intende, che meditandosi le verità in quel sommo libro contenute apprendesi pure quest’altra scienza: anzi può così agevolmente superarsi la maggior difficoltà del governo, che appunto consiste nel conciliare i mezzi umani colla legge divina. Al contrario chi non ha presenti gl’insegnamenti del vangelo suol ridurre la politica ad un mistero d’iniquità, all’arte non tanto di reggere, quanto d’ingannare gli uomini; la fa consistere nello sforzarsi di uguagliar gli animali, di procurarsi il più gran potere, i più grandi onori, i più gran piaceri, che si possono ottenere; ed asserisce impudentemente, che il più sublime di questa scienza è il diportarsi come il leone di Esopo nella division della preda”. 


[1] https://play.google.com/store/books/details?id=-ewGXN9b7pIC&rdid=book–ewGXN9b7pIC&rdot=1

[2] https://play.google.com/books/reader?id=zSB3tjzgG-8C&hl=it&pg=GBS.PA71

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