Coronavirus: lascienzah è andata in tilt, ancora una volta

di Miguel

Cari Amici di Radio Spada,

rieccoci a parlare di coronavirus e degli strafalcioni tipici de lascienzah.

Attenzione, nota preliminare: lascienzah non è la scienza. La prima è priva di limiti, autoreferenziale, pop-mediatica, la seconda è cosciente delle sue prerogative (e dei confini che deve avere), ha ben presente il suo posto nella gerarchia della conoscenza e tende a fuggire le semplificazioni della comunicazione contemporanea. Alla prima si rivolgono gli scientisti, alla seconda gli scienziati.

Lascienzah ha collezionato nella storia una fila di comici (o drammatici) errori, tali da metterne in serio pericolo ogni credibilità. Anzi, ponendo a rischio addirittura la versione buona: la scienza.

Per avere un’agevole carrellata di questi disastri, andate su RS-Encyclopædia, sezione: Scienza e scientismo. Se ne trovano per tutti i gusti.

Ma torniamo al coronavirus. Prima il panico e la “prudenza su tutto”, poi le rassicurazioni mediatiche, poi tutto il resto. E il suo contrario.

Ilaria Capua, nota virologa, ci dice che anche nella fase senza sintomi ci possono essere dei rischi. Del resto anche senza essere scienziati si sa che l’influenza è contagiosa in assenza di febbre. Quasi l’opposto di ciò che aveva detto l’autorevolissima Dott.ssa Maria Rita Gismondo, direttrice di Microbiologia clinica dell’Istituto Sacco di Milano. Pur con tutte le prudenze, ci raccontava che “studi approfonditi” spiegavano come potessimo “stare tranquilli” sul contagio dagli asintomatici. Qui l’intervista sul TGCom.

Già qualche giorno fa anche le ipotesi sulle vie di trasmissione hanno assunto “sfumature” inedite. Uno studio tedesco ha affermato che il virus poteva vivere fino a nove giorni sulle superfici. Ma come? A che serve? Non si diceva che il contagio poteva esserci soltanto «in caso di contatto molto ravvicinato con una persona che ha già contratto il coronavirus o che nelle ultime due settimane si è recata in una delle aree a rischio»? Anche il Dott. Danilo Tacconi, direttore delle malattie infettive dell’Asl Toscana sud est, era stato chiaro: “Coronavirus, parla l’esperto: “Mortalità bassa, contagio solo da contatto stretto“. Però sfumava aggiungendo: “Rimane fondamentale – conclude – per la riduzione del rischio di trasmissione, l’attuazione scrupolosa di due gesti importanti: coprirsi la bocca quando si tossisce o starnutisce e l’igiene delle mani (quest’ultima fondamentale anche per la prevenzione di altre importanti infezioni)”.

E infatti nelle direttive del ministero della Salute si è stati ancor più espliciti: “Le mani, infatti, possono venire a contatto con superfici contaminate dal virus e trasmetterlo al tuo corpo”. Dunque? Ben oltre il “contatto ravvicinato”? O no? “Rischi” vuol dir tutto e nulla.

Poi vien fuori la “notizia bomba”, rilanciata dall’AGI: Coronavirus: Hubei, l’incubazione potrebbe arrivare a 27 giorni. Allerta delle autorità della provincia cinese: un periodo di incubazione più lunga di quanto previsto finora potrebbe complicare ulteriormente gli sforzi di contenere l’epidemia.

Ma il vertice del caos in “casa lascienzah” è arrivato con la lite a distanza dei giorni scorsi tra virologi che derubricano il coronavirus a influenza e quelli che vedono rischi del tutto diversi. Insomma: il duello mediatico Burioni vs Gismondo. Coronavirus, scontro tra virologi: Burioni attacca la collega del Sacco. Ilaria Capua: “Non c’è da piangere né da ridere”.

E non si dica che lascienzah è dibattito, perché finché non si hanno le idee chiare è meglio stare zitti. In particolare con epidemie in corso.

Del resto lascienzah, o almeno il suo aspetto comunicativo, ha funzionato malino anche in Cina, visto come e quando sono arrivate le prime informazioni ragionevoli su ciò che stava effettivamente accadendo.

Insomma: l’ennesimo spettacolino.

Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, che pone nella carne il suo sostegno e dal Signore si allontana il suo cuore (Ger. 17, 5)

Hasta luego!

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