Da Roma a Fatima: si moltiplicano i casi di comunione sacrilega ai divorziati “risposati”

Per chi ancora nutrisse dubia sulla possibilità di ammettere dei pubblici concubini alla comunione eucaristica questi ultimi mesi ci hanno fornito vari episodi che confermano la risposta affermativa.
Sì: in base alla terrificante Amoris Laetitia di Bergoglio, i concubini che al contempo non vogliono rinunziare al loro stato peccaminoso ma ugualmente accostarsi ai Sacramenti, possono farlo. Dopo ovviamente il famigerato discernimento …
Tale la risposta data da Avvenire alla lamentazione del puluriammogliato e pluridivorziato compagno Sala (vedi qui); tali le posizioni, ultime in ordine di tempo, dei Vescovi di Belluno (vedi qui) e di Pinerolo (vedi qui).
Sono infine proprio di questi giorni le immagini che ritraggono il presidente della Repubblica Argentina, divorziato e convivente more uxorio (nonché gran sostenitore dell’aborto libero e dei “diritti” LGBTetcetc), ricevere assieme alla first lady la comunione durante una messa celebrata dal noto sostenitore del regime cinese Marcelo Sanchez Sorondo, Arcivescovo, Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.
In ultimo, stesse notizie arrivano da Fatima. Come riporta Life Site News in un articolo tradotto in italiano sul blog di Sabino Paciolla (vedi qui), nel posto prescelto dalla Madonna del Rosario per richiamarci alla penitenza e all’osservanza perfetta della legge di Dio e della Chiesa, l’Ordinario locale, il Cardinale Antonio Marto, ha autorizzato – dopo il solito percorso di discernimento – una coppia irregolare ad accedere ai Sacramenti, al netto di questa irregolarità oggettiva.
Il perché della scelta? Semplice: “Nessuno può rimanere condannato per sempre, questo è ciò che ha detto il Papa”; e del resto l’Eminenza risponde affermativamente – da buon modernista – alla una domanda postagli da un giornalista se la Chiesa debba “adattarsi ai tempi”.
Adattamene ai tempi, tradimento contro Dio e strage di anime che, come la prima coppia ufficialmente beneficiata dal tanta (apostatica) misericordia, [s]i sent[ono] chiamati alla vocazione matrimoniale e ad essere ancora più vicini a Dio, anche senza essere uniti dal sacramento del matrimonio”.
Ci pare che non sia troppo ardito conchiudere col Vangelo: “Guai a voi. Scribi, e Farisei ipocriti, perché chiudete in faccia agli uomini il regno dei cieli: imperocché né voi vi entrate, né permettete che v’ entrino quelli che stanno per entrarvi …  perché scorrete mare e terra per fare un proselito: e fatto che sia, lo rendete figliuolo dell’inferno il doppio di voi”.

2 Commenti a "Da Roma a Fatima: si moltiplicano i casi di comunione sacrilega ai divorziati “risposati”"

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  2. #bbruno   10 Febbraio 2020 at 3:26 pm

    Se sacrilegio è profanazione di cosa sacra, mancando la ‘cosa sacra’- la realtà dell ‘ Ostia consacrata – non c’ è profanazione. La profanazione è a monte , nella scimiottatura di una ‘celebrazione’ che nulla ha di autenticamento sacro, ma come tale rifilata.
    O solo per estensione si potrebbe parlare qui di sacrilegio, in quanto, accostandosi i divorziati a questa ‘comunione’, essi, che hanno in realtà rotto il Sacramento del loro matrimoniuo, vorrebbero rivestirsi di una nuova verginità cattolica servendosi delle apparenze del sacro, in tal modo oltraggiandolo, per via dell’inganno.

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