Gli Arazzi di Raffaello per la Cappella Sistina

Mentre si celebrano i 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio, il genio che servì la Chiesa Romana sotto i pontificati di Giulio II e Leone X, riprendiamo in traduzione nostra un articolo di fsspx.news sugli arazzi dell’artista urbinate destinati alla Cappella Sistina “che secondo l’unanime giudizio sono tra le cose insuperabili nel mondo intiero in fatto di bellezza” (Paride de Grassis, cit. in L. von Pastor, Storia dei Papi, IV-1, Roma, 1926, p. 474).

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Per la prima volta dal 1983, i dieci grandi arazzi dovuti al genio di Raffaello, che illustrano la vita dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, sono esposti nella Cappella Sistina,, sotto il soffitto decorato con gli affreschi di Michelangelo, come originariamente previsto.
Prevista dal 17 al 23 febbraio 2020, questa ostensione segna il lancio dell’anno di Raffaello, il famoso maestro del Rinascimento, che Dio chiamò a sé cinquecento anni fa.
Fu su richiesta di Papa Leone X che Raffaello (1483-1520) progettò i disegni originali per gli arazzi, che dovevano entrare nella storia come “cartoni di Raffaello”. I disegni sono tutti evocazioni del Nuovo Testamento che rispondono alle scene della Genesi dipinte da Michelangelo.
I cartoni, debitamente arrotolati, erano stati inviati all’officina di Pieter Van Aelst (1502-1550). È con l’aiuto di questi modelli che il famoso Brussellese è stato in grado di realizzare i famosi arazzi, utilizzando le migliori tecniche. Con ineguagliabile abilità, i tessitori del laboratorio di Van Aelst mischiarono fili di seta e fili dorati con oro pregiato, per illustrare il più fedelmente possibile le scene dei Vangeli e degli Atti degli Apostoli, progettate da Raffaello Sanzio.
L’opera conobbe un seguito agitato. Gli arazzi furono infatti impegnati per pagare il funerale di papa Leone X nel 1521, poi riacquistati un anno dopo per l’incoronazione di Adriano VI. Nel 1527 furono rubati durante il sacco di Roma, per poi essere restituiti, infine rubati una seconda volta durante l’occupazione francese del 1798. Fu solo nel 1808 che gli arazzi tornarono definitivamente in Vaticano.
Commissionato e progettato poco dopo che Martin Lutero accese il fuoco della sua cosiddetta Riforma, il capolavoro di Raffaello magnifica la Chiesa fondata da Cristo su Pietro e sui suoi successori: “le porte dell’Inferno non prevarranno contro di essa”.

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