Il Proc. Gen. della Corte d’appello di Bologna: “Il sistema Bibbiano non esiste”. Ecco che ne pensiamo.

di Oldrado Da Ponte

Forse i più non se ne sono accorti, ma qualche giorno fa, esattamente il 1° febbraio 2020, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario, il Procuratore Generale preso la Corte d’Appello di Bologna, Dott. De Francisci, ha rilasciato dichiarazioni sulla vicenda Bibbiano che non possono che destare qualche perplessità.

Si tratta di casi circoscritti territorialmente. L’idea che esista un generalizzato sistema Bibbiano nasce con la complicità di un’informazione giornalistica non sempre misurata e a volte pressappochista. La polemica politica poi ci ha messo il suo, ma su questo è meglio tacere” ha dichiarato il Magistrato, per poi continuare rivendicano che l’Autorità Giudiziaria ha svolto “un doveroso controllo sugli otto casi. Due di questi sono stati definiti con decreto del tribunale, non impugnato dai genitori, in cinque casi si sono avuti collocamento extra familiari (…) la procura minorile ha svolto un’attenta valutazione” onde “l’attività giudiziaria non ha subito compromissione di rilievo[1].

Ora, certo queste parole sono mosse dal comprensibile intento di difendere due istituzioni – il Tribunale dei minori e la Procura minorile dell’Emilia Romagna – che sono state più che lambite dalla vicenda dei servizi sociali della Val D’Enza: Cicero pro domo sua, insomma, e fin qui siamo tutto sommato nella norma.

Quello che inquieta è piuttosto l’ingresso a gamba tesa in un’inchiesta ancora aperta (all’esito delle indagini, gli indagati possono ancora chiedere un supplemento di investigazioni) che attende che altri Magistrati si pronuncino sulle possibili richieste di rinvio a giudizio; e soprattutto su un processo ancora tutto da celebrare. Processo, che lo si ricorda, vede ventisei indagati su centootto capi di imputazione tra i quali si annoverano fattispecie gravissime quali peculato, abuso d’ufficio, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, falsa perizia anche attraverso l’altrui inganno, frode processuale, depistaggio, rivelazioni di segreto in procedimento penale, falso ideologico in atto pubblico, maltrattamenti in famiglia, violenza privata, lesioni dolose gravissime, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. E’ poi forse il caso di ricordare che i servizi sociali dalla Val D’Enza gestivano ben novecento minori (rendiconto 2018) e che se i casi da cui è partita “Angeli e Demoni” sono otto (su dodici minori di Bibbiano in affido) molti altri sono in fase di riapertura su richiesta dei genitori. Un mare magnum che richiederà da parte degli inquirenti ma anche e soprattutto dei giudici delle indagini e del dibattimento un vaglio molto serio ed approfondito e libero da condizionamenti e precipitose intrusioni di soggetti che, con quelle indagini e quei processi, al momento nulla c’entrano e però svolgono nel contempo un ruolo di primissimo piano nell’ordinamento giudiziario alle cui cure la vicenda si trova.

Che bisogno c’era di parlare della questione Bibbiano in quei termini? Cosa dà la certezza che si tratti di un caso isolato (che poi, sentir parlare di “caso isolato” con ventisei indagati in un’area territoriale non vastissima fa un po’ specie)? Come si fa ad affermare che “l’attività giudiziaria non ha subito compromissione di rilievo” se i servizi e le risultanze da cui tale attività prende necessariamente le mosse sono al centro di un’inchiesta che presenta i numeri e i profili che abbiamo riportato poc’anzi e che troviamo su tutti gli organi di stampa? 

Quelle parole, lungi dall’alleggerire l’atmosfera, si inseriscono invece a pieno titolo in una fiume di interventi tesi a circoscrivere, delimitare, forse anche minimizzare, interventi che se sono forse passabili per esponenti politici che si sentono a vario titolo chiamati in causa – e molti ne abbiamo sentiti, ma ormai siamo abituati a tutto – molti più interrogativi suscitano se provengono da un Magistrato di alto profilo su un percorso processuale, ribadiamo, ancora aperto e che giungerà con ogni probabilità proprio all’attenzione della Corte d’Appello di Bologna.

Siamo ciononostante certi che il procedimento e il processo proseguiranno con le necessarie serenità ed attenzione perché, sempre nel quadro delle sacrosante garanzie processuali per gli indagati, in questa vicenda vanno tutelati i bambini e le loro famiglie, prima ancora che il prestigio e la serietà della magistratura minorile.

                                                                                                                            


[1] https://bologna.repubblica.it/cronaca/2020/02/01/news/de_francisci_pg_di_bologna_non_esiste_un_sistema_bibbiano_e_un_idea_della_stampa_e_della_politica_-247322258/

Un commento a "Il Proc. Gen. della Corte d’appello di Bologna: “Il sistema Bibbiano non esiste”. Ecco che ne pensiamo."

  1. #bbruno   7 Febbraio 2020 at 4:17 pm

    CANE NON MANGIA CANE… Questo è il sistema che esiste, intaccato, da sempre, tra cani…. (E si affrettano, appunto, ad applicarlo… dando la prova di quell’esistenza…)

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