[MEDITAZIONI ALFONSIANE] La fuga in Egitto.

La devozione del Messale Romano propone il 17 febbraio la Commemorazione della Fuga della Sacra Famiglia in Egitto. Per ben profittare di questa speciale festa, offriamo ai Lettori la meditazione che Sant’Alfonso fa su questo mistero della vita di Nostro Signore.

MEDITAZIONE III – Della fuga di Gesù in Egitto.

Apparve l’angelo in sogno a S. Giuseppe e gli fe’ intendere che Erode andava cercando Gesù bambino per privarlo di vita; onde gli disse: Surge et accipe puerum et matrem eius, et fuge in Aegyptum (Matth. II, 13). Ecco dunque che Gesù appena nato è perseguitato a morte. Erode è figura di quei miseri peccatori che vedendo appena rinato Gesù Cristo nella loro anima col perdono, di nuovo lo perseguitano a morte ritornando a peccare: Quaerunt puerum ad perdendum eum. – Giuseppe all’ordine dell’angelo subito senza dimora ubbidisce e ne avvisa la santa Sposa. Egli prende quei pochi ferri che potea portare, affin di servirsene nel suo mestiere ed aver modo in Egitto di sostentare la povera sua famiglia. Maria all’incontro unisce un picciolo fardelletto de’ panni che doveano servire per uso al santo Bambino, e poi si porta alla cella, s’inginocchia prima avanti il suo tenero Figlio, gli bacia i piedi e poi teneramente piangendo gli dice: O mio Figlio e Dio, appena voi siete nato e siete venuto al mondo per salvare gli uomini, e gli uomini vi cercano per darvi la morte.- Lo prende, e seguitando ambedue i santi sposi a piangere, chiudono la porta e nella stessa notte si mettono in viaggio. Va considerando le occupazioni in tal viaggio di questi santi pellegrini. Tutti i loro discorsi non sono che del loro caro Gesù, della sua pazienza e del suo amore; e così si sollevano nelle pene e negl’incomodi di tal lungo cammino. Oh quanto è dolce il patire a vista di Gesù che patisce! Accompagnati ancora tu, anima mia, dice S. Bonaventura, con questi tre santi e poveri esiliati; e compatiscili in questo viaggio che fanno, così faticoso e lungo e senza comodità. E prega Maria che ti dia a portare nel tuo cuore il suo Figlio divino. Considera quanto dovettero patire, specialmente in quelle notti che dovettero passare nel deserto d’Egitto. La nuda terra serve loro di letto all’aria aperta e fredda. Piange il Bambino, piangono Maria e Giuseppe per compassione. Oh santa fede! e chi non piangerebbe in vedere un Figlio di Dio che fatto bambinello, povero ed abbandonato fugge per un deserto affin di scampare la morte?

Affetti e preghiere.

Caro mio Gesù, voi siete il re del cielo, ma ora vi miro da bambino andar ramingo per la terra; ditemi chi andate cercando? Io vi compatisco in vedervi così povero ed umiliato; ma più vi compatisco in vedervi trattato con tanta ingratitudine da quelli stessi che voi siete venuto a salvare. Voi piangete, ma piango ancor io per essere stato anch’io uno di coloro che per lo passato vi hanno disprezzato e perseguitato. Ma sappiate che ora io prezzo più la vostra grazia, che tutti i regni del mondo. Perdonatemi, Gesù mio, tutti i maltrattamenti che v’ho fatti; e permettetemi che siccome Maria vi portò in braccio nella fuga d’Egitto, così vi porti ancor io sempre nel cuore nel viaggio della mia vita all’eternità. Amato mio Redentore, io tante volte vi ho discacciato dall’anima mia, ma ora spero che siete ritornato a possederla. Deh stringetela a voi colle dolci catene del vostro amore. Io non voglio più discacciarvi da me. Ma temo, chi sa, s’io avessi di nuovo ad abbandonarvi come ho fatto per lo passato. Ah mio Signore, fatemi prima morire, ch’io v’abbia ad usare questa nuova e più orrenda ingratitudine. Io v’amo, bontà infinita, e così voglio sempre replicarvi, io v’amo, io v’amo, io v’amo: e così dicendo sempre, così spero morire. Deus cordis mei et pars mea, Deus, in aeternum. Ah Gesù mio, voi siete troppo buono, troppo degno d’esser amato, deh fatevi amare: fatevi amare da tanti peccatori che vi perseguitano; date loro luce, fate loro conoscere l’amore che loro avete portato e l’amore che voi meritate, giacché andate fuggiasco per la terra da povero bambino, piangendo, tremando di freddo e cercando anime che vogliono amarvi. O Maria, o santa Verginella, o cara Madre e compagna de’ patimenti di Gesù, aiutatemi voi a portare e conservare sempre nel mio cuore il vostro Figlio in vita ed in morte!

MEDITAZIONE IV. – Della dimora di Gesù in Egitto.

Si elesse Gesù la stanza di Egitto nella sua fanciullezza, per fare una vita più dura e disprezzata. Secondo S. Anselmo ed altri scrittori abitò la sacra famiglia in Eliopoli. Andiamo contemplando con S. Bonaventura la vita che menò Gesù in Egitto, per quegli sette anni che vi stette, come fu rivelato a S. Maria Maddalena de’ Pazzi. Ivi la casa è molto povera, perché molto poco è il pigione che può pagar S. Giuseppe: povero è il letto, povero il cibo, povera in somma è la loro vita, mentre appena campano alla giornata colle fatiche delle loro mani: e vivono in paese dove sono sconosciuti e disprezzati, non avendovi né parenti né amici. Vive sì in gran povertà questa sagra famiglia, ma oh come son bene ordinate le occupazioni di questi tre abitanti! Il santo Bambino non parla colla bocca, ma parla sì bene col cuore continuamente al suo celeste Padre, applicando tutti i suoi patimenti e i momenti di sua vita per la nostra salute. Maria neppure parla, ma a vista di quel caro Infante contempla il divino amore e la grazia a lei fatta di averla eletta per sua madre. Giuseppe anche in silenzio fatica, ed a vista del divin Fanciullo arde, ringraziandolo di averlo scelto per compagno e custode della sua vita. In questa casa Maria slatta Gesù; prima l’alimentava col petto, or l’alimenta colla mano. Lo tiene in grembo, prende dalla scodella un poco di pane disfatto in acqua e poi lo pone nella sagra bocca del Figlio. In questa casa Maria fa la prima vesticciuola al suo fanciullo; onde venuto il tempo lo scioglie dalle fasce e comincia con quella a vestirlo. In questa casa comincia ancora Gesù bambino a camminare ed a parlare. Adoriamo i primi passi che il Verbo incarnato comincio a fare in quella casa e le prime parole di vita eterna che cominciò a proferire. Qui cominciò ancora a far l’officio di garzoncello impiegandosi in quei piccioli servigi che può fare un fanciullo.- Ah slattamento, ah vesticciuola, ah primi passi, ah parole balbuzienti, ah piccioli servigi di Gesù pargoletto, voi troppo ferite ed infiammate i cuori di coloro che amano Gesù, e vi considerano! Un Dio camminar tremando e cadendo! un Dio balbettare! un Dio fatto sì debole, che non può in altro impiegarsi, che in picciole faccenduole di casa, che non può alzare un legno, se quello è più grave che non sono le forze d’un fanciullo! Ah santa fede, illuminateci ad amare questo buon Signore che per nostro amore si è ridotto a tante miserie. Dicesi ch’entrando Gesù in Egitto caddero tutti gl’idoli di quei paesi; preghiamo Dio che ci faccia di cuore amare Gesù, poiché in quell’anima dov’entra l’amor di Gesù cadono tutti gl’idoli degli affetti della terra.

Affetti e preghiere.

O santo Fanciullo, che ve ne state in questo paese di barbari povero, sconosciuto e disprezzato, io vi riconosco per mio Dio e Salvatore, e vi ringrazio di tutte le umiliazioni e patimenti che soffriste in Egitto per amor mio. Con quella vita voi ben m’insegnaste a vivere da pellegrino in questa terra, dandomi ad intendere che non è questa la patria mia, ma è il paradiso che voi veniste ad acquistarmi colla vostra morte. Ah Gesù mio, io vi sono stato ingrato, perché poco ho pensato a quel che voi avete fatto e patito per me. Quando io penso che voi Figlio di Dio avete menata in questa terra una vita così tribolata, povera e negletta, com’è possibile ch’io vada cercando spassi e ben di terra? Deh mio caro Redentore, fatemi compagno vostro, ammettetemi a vivere sempre unito con voi su questa terra, acciocché unito con voi venga poi ad amarvi in cielo fatto vostro compagno eterno. Datemi luce, accrescetemi la fede. Che beni! che piaceri! che dignità! che onori! Tutti vanità e pazzie. L’unica ricchezza, l’unico bene è possedere voi bene infinito. Beato chi v’ama! Io v’amo, o Gesù mio, e non cerco altro che voi. Voi mi volete, io vi voglio. Se avessi mille regni tutti li rinunzierei per darvi gusto: Deus meus et omnia. Se per lo passato sono andato appresso alle vanità e piaceri di questo mondo, ora li detesto e me ne dolgo. Amato mio Salvatore, da oggi avanti voi avete da esser l’unico mio contento, l’unico onore, 6 l’unico mio tesoro. Maria SS., pregate Gesù per me; pregatelo che solo mi faccia ricco del suo santo amore, e niente più desidero.

(S. Alfonso Maria de Liguori, Meditazioni per l’ottava dell’Epifania, III-IV. Testo raccolto da Giuliano Zoroddu)


Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.