«Oggi nella Chiesa cattolica ci sono cinque scismi “di fatto”. Pochi ne parlano: ve li racconto»

Chiacchierata col Guelfo Rosa:

RS: La prima settimana è andata.

GR: Dall’esortazione? Alcuni iniziano a svegliarsi e a capire che c’era poco da festeggiare. Meglio tardi che mai.

RS: La nostra chiacchierata di settimana scorsa ha attirato parecchia attenzione.

GR: Meno male, date certe analisi che si son viste in giro. Alcuni per l’euforia del momento avevano pure messo via il trito argomento dello “scisma di fatto” che ci sarebbe nella Chiesa.

RS: Bergoglio ha fatto il miracolo?

GR: Ma che miracolo, la rivoluzione – lo abbiamo detto – ha solo cambiato marcia. Ed ora è più pericolosa. In particolare quando c’è in giro gente che si illude con la storia dello “scisma di fatto” e altre amenità affini.

RS: Perché?

GR: Perché? Di scismi ce ne sono almeno cinque – di cui nessuno dichiarato ufficialmente – e si son sviluppati negli ultimi 60 anni, altro che Bergoglio/anti-Bergoglio.

RS: Se ne parla poco.

GR: Per forza, le cose complesse e antipatiche piacciono poco. Meglio raccontarsi che il problema è semplice e dell’altroieri. Ma anche questo lo abbiamo già detto.

RS: Li vediamo velocemente?

GR: Il primo scisma è lo scisma dalla Tradizione. Anni di incubazione 1964-1969. Deflagrazione nel 1976. Scelgo il 1964 come data d’inizio non perché prima le cose andassero bene ma perché il 1964 è l’anno in cui Paolo VI incontra Atenagora a Gerusalemme e depone la Tiara a Roma (da lì è inequivocabile che qualcosa sta cambiando e radicalmente), il 1969 è l’anno di completamento del ciclo con l’introduzione del Novus Ordo Missae. La deflagrazione è il 1976, quando i difensori della Tradizione Cattolica vengono sanzionati con la sospensione a divinis di Mons. Lefebvre. La Roma modernista fa uno scisma dalla Tradizione. Poi nel 1988 sappiamo che accadde: la “scomunica” e tutto il resto…

RS: Lo “scisma introvabile”.

GR: Esatto. Il problema è che i modernisti, persa l’unità con la Tradizione, la persero anche in se stessi, ovvero al loro interno Del resto: “il Pastore sarà percosso e le pecore disperse”.

La chiesa conciliare woitilian-razingeriana galleggiò tra errori clamorosi (tipo Assisi ’86) e malriusciti tentativi di recupero (si veda il pasticcio della Dominus Iesus: subsist in, ecc), schivando a malapena ulteriori scismi più o meno dichiarati. Il principale fu quello dell’asse mitteleuropeo-sudamericano.

RS: Che già sotto Paolo VI aveva dato problemi.

GR: Certo: il catechismo eretico olandese, l’ultraprogressismo dell’episcopato dell’Europa centrale (Benelux, Germania, ecc) e – dall’altro lato – la montante marxistizzazione del clero sudamericano. L’incapacità della Roma modernista di offrire una vera alternativa, associata ad una efficace condanna (sottolineo: efficace), fece crescere il problema. E oggi ci troviamo il grande asse ultraprogressista Reno-Rio delle Amazzoni, che ci ha regalato Querida Amazonia e la (vincolante?) “via sinodale tedesca“. Tra l’altro si noti che i rapporti tra questi due mondi non sono solo dottrinali: sono culturali (si pensi alla presenza tedesca in Sud America) ed economici (si vedano gli aiuti della ricca gerarchia germanica a quelle terre). Come vedete: tout se tient.

RS: Poi c’è lo scisma interno ai conciliari più ortodossi. Quello – semplificando molto – tra bergoglian-curiali e american-conservatori.

GR: Sì, semplificando sì. Diciamo lo scisma tra quelli del woitil-ratzingerismo immaginario (i conciliari “conservatori”) e quelli woitil-ratzingerismo più reale, in quanto portato alle sue conseguenze (bergogliani, e “cattolici” main stream ovvero la larga maggioranza delle parrocchie). Sui “conservatori”, nelle loro mille sfumature, abbiamo già detto fin troppo e non ci ripetiamo. Una cosa è certa: il loro fronte sta rischiando parecchio e rischia di evaporare.

RS: Mancano però due “scismi” all’appello.

GR: Certo: quello cinese e quello apparizionista.

RS: Apparizionista? Ovvero quello delle apparizioni più o meno fuori controllo?

GR: Ovvio: tutti quelli che hanno un abc di Cattolicesimo sanno che molte apparizioni pseudomariane non stanno in piedi e non sono credibili. Ma hai voglia a fermare quei carrozzoni. Iniziano a essere tanti e frequentati, in particolare a causa del deserto dottrinale-morale che ha determinato il vatican-secondismo. La gente cerca acqua fresca e si adatta a trovarla in questi fenomeni pseudo-mistici. Pochi quelli formalmente scismatici, ma molti non riconosciuti, riconosicuti a metà, appena tollerati, visti di cattivo occhio dalla gerarchia. Insomma: forse in questo caso non si può parlare di scisma: ma di caos sì, eccome. C’è poi il fenomeno della coappartenenza: ci sono ad esempio pseudomistici che occhieggiano agli american-conservatori, altri ai bergogliani, ecc.

RS: Lo scisma cinese non ha bisogno di presentazione.

GR: Si tratta di una via di autodistruzione del Cattolicesimo fatta attraverso un accordo vaticano. Un prova in più del carattere intrinsecamente scismatico ed erroneo del vatican-secondismo. Del resto ciò che ha detto il card. Zen a Bergoglio è noto: Lei sta incoraggiando uno scisma. Sta legittimando la Chiesa scismatica in Cina. È incredibile.

RS: Torniamo al principio. Perché non si parla a dovere di questi, tanti, scismi “di fatto”? Sì, perché è più facile individuare problemi semplici e vicini… ma è solo questo?

GR: Ragazzi, chi vede le cose nel loro complesso – e non il micro-segmento di verità che fa comodo a molti – è costretto a prendere atto delle realtà e a dire: “No, così non va e non va da tanto”. Sì, è dura. Non mi prendo l’onere di dare giudizi morali in foro interno nè su chi fa certe analisi nè su chi le accetta. Ma quelli mostrati oggi sono fatti. Il resto son tante chiacchiere.

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