Possono esistere dei veri martiri al di fuori della Chiesa Cattolica? ~ Uno studio dell’abbé Gleize FSSPX

da fsspx.news

Studio di don Jean-Michel Gleize, professore di ecclesiologia al Seminario di Ecône, pubblicato sul Courrier de Rome n ° 590, luglio-agosto 2016.

Martirio dell’inquisitore S. Pietro de Arbues (Murillo, 1664)

1. “Allo stesso modo in cui lo spargimento del sangue dei martiri è diventato il seme di nuovi cristiani nella Chiesa primitiva, oggi il sangue di tanti martiri appartenenti a tutte le Chiese diventa il seme dell’unità di cristiani. Martiri e santi di tutte le tradizioni ecclesiali sono già una cosa in Cristo; i loro nomi sono scritti nel martirologo della Chiesa di Dio. L’ecumenismo dei martiri è un invito, rivolto a noi qui e ora, a percorrere insieme il cammino verso un’unità sempre più piena” [1]

2. Se partiamo dall’idea che il martirio è una testimonianza data alla professione della vera fede, dobbiamo concludere che non può incontrarsi al di fuori della sola società voluta da Dio in cui è professata la vera fede, sotto la direzione del Magistero istituito da Dio. Sant’Agostino lo riassume dicendo: “Un uomo non può salvarsi se non nella Chiesa cattolica. Al di fuori della Chiesa cattolica, può avere tutto tranne la salvezza. Può avere onore (essere vescovo), può avere i sacramenti, può cantare Alleluia, può rispondere Amen, può mantenere il Vangelo, può avere e predicare la fede nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, ma non può mai trovare la salvezza se non nella Chiesa cattolica. […] Può anche versare il suo sangue, ma non ricevere la corona”[2] Ma si obietterà allora che Sant’Agostino parla precisamente di tutti coloro che aderiscono consapevolmente alla loro falsa religione e rifiutando esplicitamente la vera Chiesa: questi sono eretici e scismatici formali. Sarebbe diverso con anime di buona volontà, vittime di insormontabile ignoranza e che si ritrovano fuori dalla Chiesa senza colpa da parte loro.

3. Possiamo trovare veri martiri fuori dalla Chiesa cattolica? Può esserci il martirio in una falsa religione, nello scisma o nell’eresia? La risposta teologica più affidabile e autorevole si trova nel famoso Trattato sulle canonizzazioni di Benedetto XIV [3], e la dottrina è ben riassunta dal padre Michel nel Dizionario di teologia cattolica [4] .

4. Il martirio non è definito solo dal suo elemento materiale, vale a dire dal fatto che una persona è messa a morte in odio della fede cattolica. Il martirio è definito innanzitutto dal suo elemento formale, che è l’esempio e la testimonianza visibile dell’eroica virtù di fortezza. Un prete cattolico potrebbe essere ucciso dai musulmani che odiano Cristo e la religione cattolica: questo è un fatto materiale. C’è comunque un martirio? Non ancora. L’elemento materiale è necessario ma non sufficiente. C’è ancora l’elemento formale: se troviamo che questo sacerdote era seriamente attaccato alla sua fede cattolica e preferiva subire la morte piuttosto che apostatare o indebolire nella professione della vera religione, allora questo sacerdote ha compiuto un atto di fortezza assolutamente eroico, soprannaturale e divino. Questo atto è soprannaturale e divino, ma non può essere visto direttamente. D’altra parte, ciò che si vede è che questo atto ha richiesto risorse che vanno oltre le possibilità della gente comune: questo atto è eroico, proprio nel senso che rappresenta, nella persona che lo compie, qualcosa di naturalmente inspiegabile. Rappresenta quindi un miracolo di un ordine morale e attesta quindi un intervento di Dio a favore della vera religione.

5. Per riassumere le cose, sottolineiamo questa importante idea, evidenziata dal padre De Poulpiquet nella sua opera di apologetica [5]: come ogni miracolo, il martirio formalmente non consiste nella realtà dell’effetto ottenuto ma nella sua modalità di produzione fisica o morale, che si manifesta esaminando le circostanze che caratterizzano la realtà dell’effetto. Due stessi fatti possono essere materialmente identici in quanto fatti, mentre saranno formalmente diversi in quanto fatti prodotti, vale a dire in quanto effetti. L’identità materiale tra un atto di martirio e un atto che non è un martirio ma che gli assomiglia consiste nel fatto che in entrambi i casi un credente viene messo a morte in odio per la sua fede. La differenza formale non è solo che nel martirio c’è vera fede e vera religione e nell’altro caso falsa fede e religione; sarebbe infatti possibile che due cattolici siano materialmente uccisi in odio della loro fede e che solo uno conseguisse formalmente l’atto di un vero martire. Perché, anche in quest’ultimo caso, la differenza formale consiste sempre, innanzitutto, nel fatto che il martirio è un miracolo morale e che questo miracolo dimostra che la fede del martirizzato è vera, cioè voluta da Dio: il martirio è formalmente un atto eroico della virtù di fortezza, che attesta la santità e quindi la divinità della Chiesa. In breve, ciò che fa la differenza è che il martirio non può essere spiegato con motivi naturali.

6. La natura eroica della virtù non è qualcosa di naturale. È molto diverso da una perfezione naturale maggiore o minore, come può essere trovata in qualsiasi luogo diverso dalla Chiesa. “I martiri”, dice il padre De Poulpiquet, “realizzano in modo eminente le virtù più rare e difficili nelle circostanze meno favorevoli al loro sviluppo”. In effetti, la natura eroica della virtù deriva dalla carità come dal suo principio necessario e questa è realizzata solamente nell’unica e vera Chiesa. Altrove, non si può realizzare, se non accidentalmente, cioè non per mezzo della falsa religione, ma a causa delle grazie attuali che lo Spirito Santo distribuisce a suo piacimento e che possono sempre raggiungere le anime fuori dalla Chiesa,  nonostante l’ostacolo rappresentato dalla falsa religione. Ed è per questo che il martirio appartiene essenzialmente solo alla vera religione e alla vera Chiesa. Al di fuori della Chiesa, si può osservare tutto o parte dell’elemento materiale del martirio, ci saranno persone che saranno messe a morte per odio della loro fede, ma questo non è abbastanza per costituire un vero martire. E se osserviamo, l’elemento formale del martirio non può derivare dalla falsa religione, che piuttosto lo ostacolerebbe.

7. Il punto controverso sollevato dalle parole di Francesco è quindi il seguente: è possibile che un eretico o uno scismatico, o persino un modernista, muoia per la vera fede? E se fosse così, ci sarebbe il martirio? Benedetto XIV fa diverse distinzioni.

8. Il primo caso è quello di un eretico che aderisce consapevolmente alla sua eresia e rifiuta il cattolicesimo. Se viene messo a morte in odio del Cristo, c’è un semplice fatto materiale; ma formalmente, in questo eretico formale non può esserci un atto eroico della virtù di fortezza, e al massimo ci sarà un atto naturale di resistenza o rassegnazione. Poiché questo eretico non muore per Cristo, muore per la sua eresia che è contraria alla volontà di Cristo. Anzi, anche se questo eretico preferisse morire piuttosto che negare la divinità di Cristo che è un articolo della vera fede cattolica, non morirebbe per un articolo della vera fede. Morirebbe per ciò che la sua eresia ha mantenuto della vera fede. “Anche se muore per una verità”, osserva Benedetto XIV, “non muore per la verità come la fede cattolica la offre, poiché è privato di essa”. San Tommaso [6] insegna che chi abbandona anche solo uno degli articoli di fede non ha più la virtù della fede perché ha ripudiato l’autorità della Chiesa che insegna la fede. Mantiene ciò che è di fede senza avere fede. Il martirio rimane quindi impossibile per lui.

9. Il secondo caso è quello di un eretico che aderisce solo materialmente alla sua eresia, perché ignora il cattolicesimo senza colpa da parte sua. Si presume che un tale individuo sia di buona volontà e sempre pronto a credere a tutti gli articoli di fede, che gli sarebbero offerti dall’autorità della Chiesa, se ne fosse a conoscenza. Le sue disposizioni interiori non gli impediscono quindi di ottenere il merito del martirio. Tuttavia, l’atto che compirà, se viene messo a morte con odio per la verità della fede cattolica, non può essere ufficialmente dichiarato dalla Chiesa come un autentico martirio e offerto come esempio ai fedeli. In effetti, l’appartenenza a una falsa religione normalmente presuppone il rifiuto o almeno la negazione della fede cattolica. Se un’anima sia nell’ignoranza invincibile, deve essere provato. Tuttavia, questo riguarda il foro di coscienza puramente interno, dove le cose sono molto difficili da verificare, al punto che c’è sempre almeno un dubbio. La Chiesa non se ne occupa e si limita a ciò che accade nel foro esterno. Per attenersi alle espressioni consacrate della teologia e della legge canonica, si dirà che un eretico o uno scismatico possono al massimo essere martirizzati agli occhi di Dio (“coram Deo“) ma non agli occhi della Chiesa ( “coram Ecclesia“).

10. Il terzo caso è quello dello scismatico formale, che aderisce consapevolmente al suo scisma. Non può essere un vero martire, essendo privato della carità. Apparentemente potrebbe morire per la fede di Cristo, ma sarà una morte puramente materiale e infruttuosa. Il quarto caso, che riguarderebbe uno scismatico materiale, si riduce a quello dell’eretico materiale: può avere la carità e morire da martire, ma Dio solo lo sa e la Chiesa, non sapendolo, non può dire nulla al riguardo.

11. Le parole di Francesco riducono l’atto del martirio alla sua dimensione puramente materiale e con riferimento alla fede comune nata da un ipotetico cristianesimo puro, che riduce la specificità dottrinale del cattolicesimo al rango di un’opinione non necessaria. Soprattutto, l’elemento formale del martirio è completamente assente dal punto di vista del Papa. È vero che questo elemento formale non è adatto all’ecumenismo, che rimane comunque poco apologetico.

12. E i modernisti? Benedetto XIV non ne parla! Ma San Pio X ne parla, e lo fa per dirci che il modernismo non è cattolico. E se oggi i cattolici (che hanno voluto rimanerlo) sono diventati modernisti, è perché sono stati ingannati dagli errori del Concilio, che la predicazione degli uomini di Chiesa continua a diffondere. Possiamo quindi assimilare (per analogia) la situazione dei cosiddetti cattolici conciliari a quella delle persone che sono certamente in errore (e grave errore perché contrario alla fede cattolica) ma in buona fede. Non ci sembra facile, in queste condizioni, decidere se un sacerdote imbevuto di ecumenismo, assassinato dai musulmani in odio del cristianesimo, durante la celebrazione della nuova liturgia, abbia davvero compiuto un atto di martirio , un atto eroico di virtù soprannaturale con la fortezza, che testimonia a favore della vera fede. Né ci sembra ovvio dichiarare questo omicidio pubblicamente e ufficialmente come un martirio.

13. La testimonianza dei martiri è normalmente una ragione di credibilità e un segno, che invita le anime di buona volontà alla conversione alla vera fede nell’unica vera Chiesa. Le osservazioni fatte da papa Francesco non hanno solo l’effetto di distruggere il dogma “Extra Ecclesiam nulla salus“, tolgono anche tutto il valore apologetico del martirio. L’ecumenismo rappresenta quindi la negazione stessa della nota di Santità della Chiesa. Nega non solo la vera santità, ma anche il suo valore dimostrativo e missionario. Non è quindi un’espressione della carità di Cristo.


[1] FRANCESCO, Discorso a Sua Santità Abuna Mattia I, Patriarca della Chiesa ortodossa di Tewahedo in Etiopia, 29 febbraio 2016.
[2] SANT’AGOSTINO, Discorso alla gente di Cesarea, n. 6 in PL 43/695.
[3] BENEDETTO XIV, De servorum Dei beatificatione e de beatorum canonisatione, libro III, capitolo 20
[4] ABBÉ MICHEL, “Martire” nel Dizionario di teologia cattolica, t. X, prima parte, col. 233.
[5] PÈRE DE POULPIQUET, O.P., L’Objet intégral de l’apologétique, p. 85-86.6. ID., ibidem, p 154.
[6] Somma teologica, 2a2æ, questione 5, articolo 3.

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