di  Piergiorgio Seveso

Cari lettori di Radio Spada,

il saggio di Giorgio Enrico Cavallo (qui la scheda e l’indice) che vi accingete a leggere coi nostri  tipi è un piccolo tributo alla Verità storica (che altri chiamerebbero, forse con disprezzo e con volontà riduttiva, “revisionismo”).

Il cosiddetto “Risorgimento”, oltre ad avere impastato insieme, in una folle alchimia politica, popoli dalle storie, dalle lingue, dalle tradizioni e dai caratteri diversi, è stato condotto essenzialmente contro due obiettivi principali: contro la Chiesa cattolica, i suoi diritti, le sue prerogative, la sua Libertà e contro i popoli italiani, le loro tradizioni, i loro usi e costumi, quell’antico sistema di libertà e guarentigie locali che garantiva ad ognuno uno spazio piccolo o grande, all’interno di una società coesa e veramente organica.

Per chi è scritto questo libro?
Non certo per quelle officine culturali che hanno creato, manomettendo spesso storia, letteratura e buon senso, il sentimento nazionale italiano (e a coloro che continuano ancor oggi questo “sporco lavoro”), a costoro va infatti tutto il nostro disprezzo.

Non è scritto nemmeno per tutti quelli che in buona fede hanno aderito, combattuto e sofferto in quegli anni per questa “italia”, maschera carnascialesca fatta indossare a viva forza alla vera Italia, plurima e disunita, da sempre nelle sue mille diversità, nei suoi tanti campanili e nelle sue tante bandiere. A quelli che la retorica risorgimentale – sia essa affidata a stanchi ripetitori istituzionali o a guitti d’avanspettacolo lautamente prezzolati – chiama “martiri” o eroi”, va solo il nostro pensoso silenzio e nulla più.

Questo libro è scritto invece per quelli che hanno combattuto, da Custoza a Solferino, da Lissa al Volturno, da Castelfidardo a Mentana, contro il progetto della rivoluzione italiana, contro nemici spesso soverchianti e blindati dall’appoggio pavido e complice della “comunità internazionale”, dalla disinformazione delle gazzette, dai soldi delle Logge: a tutti costoro va il nostro rispetto e questo inadeguato omaggio.

Ci piace poi, a mo’ di postfazione morale a questo ottimo saggio di Giorgio Enrico Cavallo, ribadire alcuni punti fermi.

NON E’ VERO che il Risorgimento sia “una conquista ed un ancoraggio irrinunciabile”, può invece essere considerato a ragion veduta “un mito obsoleto ed un residuo del passato”;

NON ESISTE uno “spirito italiano” di cui il “Risorgimento” sia stato la prima manifestazione e la “Resistenza” e la Repubblica siano state l’inveramento: si tratta di un’invenzione poetico-letteraria sette-ottocentesca, codificata dalla propaganda patriottarda di quegli anni e dal retoricume giornalistico degli anni successivi;

NON E’ FUORI DALLA STORIA chi evoca con nostalgia più unità statuali separate all’interno della Penisola italiana, a meno che chi parli di “storia” si riferisca ad una entità astratta di tipo hegeliano che giudica i fatti, classificandoli come validi o meno validi;

NON E’ VERO che il processo unitario (dai moti alle guerre di indipendenza) sia stato una collettiva presa di coscienza da parte delle popolazioni italiche: esse, nella maggior parte, l’hanno subito passivamente o l’hanno dovuto subire attraverso guerre di conquista, persecuzioni poliziesche e militari;

NON E’ VERO che l’unità italiana sia stata il naturale sbocco della tradizione cattolica di lingua italiana. Infatti, durante il processo risorgimentale, il contributo dei cattolici non venne dalla Chiesa, che questo processo condannò quasi immediatamente e del quale fu assolutamente vittima, ma da parte di “cattolici” che allora la Chiesa condannò in quanto passati al campo del nemico.

Se questo apporto vi fu, fu un apporto-tradimento. Tra questi “collaborazionisti” basti citare Vincenzo Gioberti, Antonio Rosmini, Cesare Balbo, Massimo d’Azeglio e Raffaele Lambruschini.

A tutti buona lettura!