di Luca Fumagalli

Durante il Concilio Vaticano II la mentalità relativistica del tempo, che di lì a poco sarebbe esplosa nella rivoluzione del ‘68, riuscì a penetrare anche in ampi strati del tessuto cattolico, modificando la concezione della sessualità, che da sacramento e mistero scivolò verso un vivere secondo le pulsioni soggettive.

A partire dagli anni Settanta e Ottanta nei seminari e nei conventi di tutto il mondo si iniziò così a considerare e insegnare la sessualità in un modo “nuovo”, un modo che si discostava sostanzialmente dal Magistero tradizionale della Chiesa. Tra le tante tesi erronee ha preso piede l’idea che esistano due orientamenti sessuali equivalenti, l’eterosessualità e l’omosessualità, e che quest’ultima non possa essere in alcun modo un ostacolo all’ordinazione sacerdotale e all’entrata nella vita religiosa.  

Non a caso alcuni degli attuali protagonisti degli scandali nella Chiesa, sovente ai vertici della gerarchia, hanno svolto la loro formazione in quel clima di revisione generale della vita sociale ed ecclesiastica. Anzi, molti di essi, consapevolmente o meno, hanno coniugato le proprie vite secondo parametri personalissimi ed eterodossi, conducendo spesso una doppia esistenza, giustificandola, sino ad arrivare a elaborare una nuova antropologia fondata sulla cosiddetta “omoeresia” (il rifiuto del Magistero sull’omosessualità, negando che gli atti ad essa connessi siano contrari alla legge naturale).

L’omoeresia è diventata perciò il volto dell’omosessualismo penetrato nella Chiesa, in cui coerentemente sono presenti il sostegno e la diffusione della teorie “gay”, l’ordinazione, la promozione e la protezione di preti omosessuali, l’apologia della vita omosessuale e, in ultimo, la costituzione di lobby che dominano alcuni ambienti e provano a orientare la vita del gregge cattolico (emblematici in tal senso, per quanto diversi tra loro, i noti casi di Krzysztof Charamsa e del gesuita James Martin). Persino i recenti scandali legati alla pedofilia, dati alla mano, si rivelano essere per la maggior parte casi di efebofilia, cioè di omosessualità con una predilezione per i minorenni.

Questo e molto altro ancora è raccontato in Uomini e donne di Dio (Sugarco, 2020), pregevolissimo saggio dello psicologo veronese Gilberto Gobbi. In esso l’autore, dopo aver tracciato un profilo storico-culturale del fenomeno omosessuale nel mondo cattolico – portando anche la preziosa testimonianza di sacerdoti in difficoltà che si sono affidati alle sue cure – affronta nel dettaglio i documenti della Chiesa sulla questione, per poi puntare sull’analisi dell’identità psicosessuale del sacerdote, sul suo fondamentale ruolo di pastore, sul dono del celibato e sulla castità. Forte della propria esperienza professionale, Gobbi delinea un percorso convincente, senza peli sulla lingua, in cui scienza e Fede vanno di pari passo nel tentare di descrivere un fenomeno, come quello dell’omoeresia, che, oltre a indebolire il significato della missione sacerdotale, sta assumendo proporzioni sempre più inquietanti, ennesima manifestazione dell’infezione morale e teologica del modernismo.

Il libro: Gilberto Gobbi, Uomini e donne di Dio. Omosessualità e formazione della personalità nella vita consacrata, Milano, Sugarco, 2020, 176 pagine, Euro 16.

Link all’acquisto: http://www.sugarcoedizioni.it/uomini-e-donne-di-dio-omosessualita-e-formazione-della-personalita-nella-vita-consacratagilberto-gobbi/