[VIA MATRIS] La profezia di Simeone

Via Matris” è il nome di un pio esercizio di derivazione Servita che, nella stessa guisa in cui la “Via Crucis” vuol far contemplare il doloroso viaggio del Redentore dal pretorio di Pilato al Calvario fino al Sepolcro, vuole proporre ai fedeli la contemplazione e la compassione dei Sette Dolori della Vergine Santissima. Per questo abbiamo voluto chiamare Via Matris questa rubrica che si vuole offrire ai Lettori alcune brevi meditazioni sui Sette Dolori di Maria.

Nell’occasione che il padre legale e la madre vera di Gesù condussero il Bambino a Gerusalemme per eseguire condussero prescritto della legge a suo riguardo, prima o dopo il compimento del rito, mentre Maria se lo recava in braccio con tenerezza ineffabile, ecco sopraggiungere un venerando vegliardo di nome Simeone. Costui era un giusto e timorato di Dio, che sospirava la consolazione di Israele, e lo Spirito Santo era in lui. E dallo Spirito Santo aveva avuto l’oracolo, che non sarebbe morto prima di aver veduto il Cristo del Signore. E mosso dallo stesso Spirito venne al tempio, e chiese a Maria che gli concedesse di pigliare in braccio il Bambinello. Lo ebbe, lo strinse affettuosamente, lo baciò, si profuse con sospiri e lacrime in ringraziamenti a Dio, che gli accordava tanto favore, cantò il suo Nunc dimittis, e mentre Giuseppe e Maria ammiravano estasiati tanto fervore di fede, il santo Vegliardo con gli occhi velati dalla commozione, si congratulò con loro, e rivolgendo in particolare a Maria la sua parola, disse: Ecco che questo Bambino è posto per ruina e per resurrezione di molti in Israele, e per segno di contraddizione e l’anima tua stessa sarà trapassata da una spada, affinché restino disvelati i pensieri di molti cuori. Il nuovo veggente d’Israele, illuminato dallo Spirito Santo, delinea un quadro terribilmente grandioso. Questo Bambino che viene offerto pur ora a Dio come il solo primogenito aspettato dalla divina giustizia per tutti gli altri, sarà la pietra d’inciampo per molti.
Sarà la causa di salute per moltissimi altri. Sarà un bersaglio posto in alto perché sia contraddetto. Una spada trapasserà anche l’anima di Maria; Mara avrà larga parte nei patimenti di Gesù!
Fermiamoci qui, e riflettiamo alla impressione dolorosa che questa profezia deve aver fatto nell’animo della Vergine in quel momento. Premettiamo pure che Maria non era affatto ignara della sorte penosa che le riservava Dio chiamandola alla dignità di sua Madre; che anzi vi si veniva preparando con tutta la generosità dell’eroico animo suo; che in realtà dalla sua Annunziazione sino ad oggi già sorbiva sorso a sorso l’amaro calice della sua passione; pur tuttavia al sentirsela così chiaramente ed acerbamente annunziare, si dovette sentire passare il cuore da una fredda lama. Anche l’Apostolo delle genti sapeva che a Gerusalemme lo aspettavano catene e tribolazioni, ma quando se le intese annunziare apertamento da Agabo profeta, gridò come ferito: Che fate, amareggiando così l’anima mia? Chi può farsi un’idea della ferita profonda ed acerba che il cuore di Maria ricevette all’annunzio di quella spada? Si ha un bel dire, che le sciagure previste meno contristano. Il fatto si è che tutta l’amarezza del dolore si prova quando la sciagura ci è presente. Maria in quel momento di austere, ma profonde gioie, dopo ammirate le effusioni divine del santo Vecchio, dopo ricevute le sue congratulazioni, sente dirsi asseverantemente che anche lei avrà l’animo trapassato da una spada! Non è una spada materiale, ché così sarebbe meno penetrante; è una spada che trapasserà l’animo, perciò più lacerante che qualunque ferita corporale. « E perciò qui si mostra la prudenza di Maria, non ignara del mistero celeste, ma consapevole che la parola di Dio è più penetrante, più acuta di ogni spada a due tagli, penetrante sino a ricercare l’anima e lo spirito, gli arti, le midolle, la compagine del cuore». Misura, anima mia, il dolore della Vergine in questa occasione, e pensa che ella pur tanto soffrendo, non si sgomenta, non impreca la sorte nemica, come facciamo noi ordinariamente, senza pensare a quel che diciamo. Ella ripete anche qui quel suo ineffabile «Fiat mihi secundum verbum tuum» Compatiscila si nel suo dolore, ma più studiosamente cerca d’imitarla, rassegnandoti a tutte le vicende della vita per quanto amare. Impetratemi, Addolorata Maria, questa grazia, che mi è di assoluta necessità, se voglio salvarmi!
Mi rassegnerò in tutto e per tutto ai divini voleri, e per amor di Dio sopporterò senza impazienza o lamenti il travaglio che presentemente più, mi affligge.

ESEMPIO. Gli eletti, è disegno di Dio, sono tutti destinati a diventare conformi all’immagine del Figlio di Dio Crocifisso, ed hanno tutti la loro spada più o meno acuta e tagliente a misura del grado di santità alla quale furono sortiti. Paolo Danei ed il suo fratello Giovanni Battista, giovani romiti, vagheggianti il disegno di fondare la Congregazione dei Passionisti, in occasione che si trovavano in Troia, nelle Puglie, andarono in devoto pellegrinaggio al santuario di S. Michele sul Gargano. Mentre si trattenevano ivi in devota contemplazione Giovanni Battista intese, e poi comunicò a Paolo, un’intima chiara locuzione che veniva dall’alto: «Io vi visiterò con verga di ferro, e vi darò lo Spirito Santo!». Era l’annunzio della mistica spada riservata a quelle due anime elette, che le avrebbe ferite e lacerate nelle grandi fatiche e contraddizioni loro preparate nell’eseguire la grande opera che meditavano. I due devotissimi di Maria Addolorata non si sgomentarono punto, né si voltarono indietro, desistendo dal disegno loro ispirato da Dio; ma si offrirono a tutto soffrire per la sua gloria.

PREGHIERA. O Gesù, modello di tutti i predestinati, fatemi degno di partecipare in larga misura ai vostri patimenti, ed ai dolori della Madre vostra, e per intercessione di lei, purificate l’anima mia da quel sentimento carnale e mondano, che mi fa cercare sempre il piacere e la prosperità, e sfuggire il dolore ed il disagio. Feritemi col dardo del vostro amore, affinché la spada della tribolazione a me riservata, mi sia dolorosamente cara generosamente meritoria.

OSSEQUIO. Riflettete a ciò che vi succede o vi può succedere di avverso, e fate atti di perfetta rassegnazione al volere di Dio.

(Meditazioni sopra i dolori della SS. Vergine Madre di Dio proposte alla devozione dei fedeli da un sacerdote passionista, Roma, Santuario della Scala Santa, 1938. da rosarioonline.altervista.org)

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