di Massimo Micaletti

La cronaca ci dice che, anche in un contesto tanto pesante, gli aborti continuano ad essere praticati serenamente: evidentemente, la salute psichica di una persona si tutela meglio facendo a pezzi un concepito nel suo grembo per poi lasciarla chiusa in casa per chissà quante settimane, piuttosto che illuminarla su quanta gioia e speranza possa dare la nascita di un bambino o una bambina quando finirà tutto questo.

Ma in questi giorni si parla moto dell’altro capo della vita: gli anziani, i morenti o persone che, pienamente in salute – sono casi rari ma ci sono – si sono ritrovate in isolamento o, peggio, in terapia intensiva.

E se qualcuna di queste avesse redatto le famose d.a.t., le disposizioni anticipate di trattamento in base alle quali il medico deve negare trattamenti salvavita se a suo tempo richiesto?

La legge 219 del 2017, come peraltro ribadito dalla Corte costituzionale nel caso Cappato / DJ Fabo, prevede espressamente la possibilità, per chi redige la dichiarazione, di escludere la ventilazione: quante volte abbiamo sentito dire da improvvisati paladini della morte istantanea “Io non vorrei essere intubato”?

Ecco, ci siamo: i reparti di rianimazione, in certe zone d’Italia, scoppiano; la prognosi, in alcuni casi, è pessima; i casi più esposti sono proprio quelli dei più deboli, che mesi addietro potrebbero aver chiesto per iscritto di non essere ventilati e ai quali ora viene negata una possibilità concreta di potersi salvare. Perché il problema è proprio questo: pur nella gravità della situazione, ci sono centinaia di persone, anche in condizioni critiche, che riescono a salvarsi e se si salvano è in primis perché sono state ventilate – oltre ovviamente alle necessarie somministrazioni di farmaci. Un paziente Covid grave che non viene intubato, muore. E questa cosa qui, qualcuno, la chiama libertà.

Però, guarda un po’, non ci sono molti, in giro, di questi tempi, a dire che è una conquista rifiutare la ventilazione e credo siano ancor meno quelli disposti a mettere il rifiuto per iscritto.

Chissà, forse hanno gettato la maschera e messo la mascherina.