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Veramente credete che sarà questione di qualche settimana? La restrizione delle libertà personali sarà una rapida e definifitva soluzione? Gli indizi (e la logica) vanno in senso nettamente contrario.

Già qualche giorno fa, in base ad alcune notizie emerse sulla stampa aprivamo la riflessione con l’articolo: Stiamo a casa quattro mesi?

Un’ulteriore conferma sull’improbabile velocità del decorso sociale di questa patologia è arrivata (tra fughe in avanti e retromarce) anche dal Vaticano: Prefettura Casa Pontificia: “Tutte le celebrazioni della Settimana Santa in S. Pietro saranno senza fedeli”.

Non solo. Due ulteriori elementi ci fanno pensare a tempi almeno medio-lunghi. Uno è rappresentato dalle dichiarazioni di Massimo Galli, responsabile di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano. Riferisce il Corriere dell’Umbia che, ospite di “In mezz’ora in più”, su Rai 3, l’infettivologo ha affermato: Se non riusciamo a fare un lavoro sulle persone che sono i contatti stretti di contagiati all’inizio, la possibilità di chiudere il discorso in pochi mesi ce la scordiamo: tre mesi rappresentano una data non realistica e aleatoria – ha sottolineato nel corso della trasmissione.

L’altro elemento su cui riflettere lo fornisce Il Fatto Quotidiano:

Nel Regno Unito l’epidemia di coronavirus è destinata nelle previsioni a durare per un anno, fino alla primavera del 2021. In questo arco di tempo, per quel che riguarda la Gran Bretagna, l’80% della popolazione sarà contagiata e un totale di 7,9 milioni persone costrette man mano al ricovero negli ospedali. I numeri emergono da un documento segreto redatto dal Public Health England – agenzia esecutiva del Dipartimento della sanità e dell’assistenza sociale nel Regno Unito – per i responsabili del servizio sanitario nazionale britannico (Nhs) svelato dal Guardian.

Resta da chiedersi come la società (anche dal punto di vista politico, economico, ecc) possa reggere scenari di questo tipo.

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