Sintesi della 581° conferenza di formazione militante a cura della Comunità Antagonista Padana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in Milano, non tenuta in seguito alla chiusura dell’Ateneo causa epidemia di coronavirus.

Relatore: SIlvio Andreucci (testo raccolto a cura di Piergiorgio Seveso)

Innanzitutto, qualche notizia biografica sul nostro autore

Classe 1940, ha studiato filosofia e Germanistica presso l’Università Cattolica pontificia del Cile, poi ha conseguito il dottorato in filosofia a Friburgo e ivi ha vissuto sino al 1971, è stato allievo di Martin Heidegger che sempre considero “Cattivo maestro”.

Infine fu ricercatore a Berlino e docente presso la Libera università di quella città.

Nella querelle sorta in Germania a partire dal 1986 Victor Farias appartiene alla minoranza che sostiene l’ appartenenza integrale della visione di Heidegger al credo nazista.

Impregnata di aforismi volutamente oscuri, proposizioni alogiche, la concezione Heideggeriana sarebbe a fondamento del barbaro imperialismo nazista e non già di una “sua particolare interpretazione”.

Vi fu una diatriba tra il nostro e lo storico revisionista Ernst Nolte, accusato di redimensionare i crimini nazisti, che sarebbero stati una risposta a quelli del bolscevicismo.

La “Heidegger renaissance” utilizzata in Germania, America Latina e altrove da intellettuali appartenenti alla galassia dell’estrema destra o del”rossobrunismo” avrebbe avuto effetti deleteri ed andrebbe a detrimento dei fondamenti stessi della liberaldemocrazia.

Sotto questo movimento culturale si agiterebbero le scosse telluriche della revanchisno neofascista e neonazista con la rivendicazione dello spirito identitario-comunitario, con il rifiuto dell’allineamento ai diktat di Washington, con il rifiuto dell’asservimento a colossi della finanza plutocratica mondiale, Fondo Monetario e da ultimo BCE.

Non di rado, peraltro nell’era post muro di Berlino, gli”estremi si sono accostati”, estrema destra ed estrema sinistra hanno fatto causa comune contro la globalizzazione e contro l’imperialismo sionista-americano, con costante richiamo a intellettuali come Dieudonne, Drieu la Rochelle, Stenio Solinas e molto altri ancora.

Una delle proposizioni più incriminate è quella secondo cui “il sein” ovvero l’essere non ha bisogno dell’uomo per sussistere, ma viceversa l’uomo nero ha necessità del “sein”.

Quivi albergherebbe per Victor Farias lo spettro del nazifascismo, tornato ad aggirarsi in Germania ed Europa, dopo il crollo del muro di Berlino.

Traducendosi in politica, l’oscuro sein heidegheriano produrrebbe​ aberrazioni nazifasciste.dall opera di Victor Farias”l’eredità di Heidegger nel neofascismo, nel neonazismo, nel fondamentalismo islamico “edita per Medusa ho attinto per questa ricerca.

È un opera che costituisce l integrazione della precedente”Heidegger e il nazismo”, le due opere vanno dunque lette in maniera complementare.

Con nuove fonti l’autore si propone di rimarcare “l’importanza crescente che il pensiero heideggeriano stava assumendo nel consolidamento del neonazismo e neofascismo in Germania e in tutta Europa”:

innanzitutto l”eredità di Heidegger nel neonazismo.

L’ Heidegger spiritualista e pangermanista storicamente ha fondato un’eccezionale missione e spedizione del popolo tedesco, assurto a “popolo metafisico”.

Esso si sarebbe liberato dalle tenaglie dell’americanismo e del bolscevicismo.

Lo stesso Ernest Nolte aveva ammesso che Heidegger aveva intellettualmente sostenuto la guerra nazista e non aveva nascosto la testa sotto la sabbia.

Nelle lezioni del1942 Heidegger non si identificò tanto e immediatamente con il nazionalsocialismo, bensì con il”Reich ” quale centro dell’Europa, anche se il destino dell’uno non poteva scindersi dall’altro.

La divergenza tra Farias e Noltesorge quando questo ultimo parla di adesione di Heidegger al nazismo come resistenza legittima contro l’avanzare del modernismo, dell’americanismo edel bolscevicismo, quest’ultimi ientrambi inglobati nell’orizzonte del”primato della tecnica”(per Heidegger America e URSS “sono la stessa cosa dal punto di vista metafisico”).

L ‘ascesa elettorale in Germania dell’Npd – è quanto sostiene il nostro – ha portato a una recrudescenza populista e ad una ascesa dei crimini, a una nuova ondata di persecuzione xenofoba, segnatamente contro la comunità ebraica (confluirono nel partito anche ex militanti dell’estrema sinistra come l’avvocato Mahler).

L’Npd riesuma la teoria del”triangolo complottardo”, costituito da imperialismo americanoide, giudaismo e bolsceviismo.

L’ ideologia dell ‘Npd contrappone allo spirito giudaico-cristiano “imbelle” e “mercantile” “virilità” “primato del sangue sull’oro”, tutti aspetti tipici del paganesimo.

Il neonazismo pagano preferisce decisamente l’Islam rispetto alla cultura giudaico-cristiana, anzi simpatizzante decisamente con il fondamentalismo islamico.

Infatti il kamikaze islamico combatte l’imperialismo americanoide e, al pari del pagano, si apre alla dimensione autentica dell’esser-ci, l'”essere per la morte”.

Osserviamo che la”teoria del triangolo complottardo” è centrale nel nazismo vecchio e nuovo, tuttavia la concezione geopolitica dell’estrema destra teutonica è ondivaga e trasversale, accanto ai filopalestinesi vi sono circoli di skinheads antisemiti ma esaltatori della politica israeliana

L’ Npd “propone i suoi obiettivi internazionali per l’intero pianeta neofascista europeo e mondiale.

La lotta contro l’imperialismo americano diretto dall’ebraismo internazionale; questa strategia si rispecchia nella proposta tattica di creare un fronte più ampio che comprenda i marxisti-leninisti disposti a intendere il marxismo come impegno di sfida nazionale.

Heidegger, a giudizio di Farias, ha esercitato una notevole influenza anche sulla “Nouvelle droite”; su Alain De Benoist, che interviene con numerosi articoli nel dibattito politico europeo contemporaneo.

Figura tra i fondatori del “Grece”(Groupement de recherche et d’etudes pour la civilitation europeenne), ove Heidegger è un punto di riferimento fondamentale accanto a Ernst Junger, Carl Schmitt e Julius Evola.

Egli ha anche collaborato attivamente con Krebs nell’opera collettiva”Mut zur identitat”, infine partecipa attivamente alla rivista culturale “Nouvelle Ecole”.

Quivi viene mossa una critica ai concetti di modernità, progresso, democrazia rappresentativa, cui De Benoist contrappone una democrazia di base, immanentista, legata alla terra.

Viene oltrepassata la distinzione stessa tra destra e sinistra, categorie obsolete, figlie del pensiero politico liberale e globalista.

“Destra liberale” e “sinistra liberal ” si collocano nell’inglobante comune del liberomercatismo, dell’atomismo sociale.

La società non è un contratto, essa preeesiste all’individuo, per Heidegger, come per De Benoist.

“Popolo” non è sinonimo di “popolazione”, è deleteria qualsiasi costituzione politica che rivendichi interessi particolari, non importa se individualista (Hobbes) o egualitaria (Rousseau).

Per Farias l’impostazione del De Benoist approderebbe nei paraggi di una demagogia populista e fascistoide.

Al di là di”destra” e “sinistra”? leggi estrema destra.

Ci saremmo aspettati da farias un approccio meno monolitico, perché in effetti de benoist richiede un approccio di lettura policentrico.

La concezione del De Benoist ha finito per divergere notevolmente da quella di un altro noto esponente della Nouvelle Droite: Guillaume Faye.

Questi era entrato nella politica attiva a partire dal 1998, difendendo le tesi più radicali dell’archeofuturismo, con marcate coloriture di suprematismo razzista.

Al contrario, la concezione benoistiana non era scevra da un certo “terzomondismo”,inteso a salvaguardare l ‘identità dei popoli africani contro le multinazionali sanguisughe.

Dopo la seconda Guerra mondiale, le forze neofasciste si sono ricollocate in Germania ed Europa con il ricorso a numerosi schemi pratici e ideologici eredità dei fascismi storici. Dapprima questo avvenne in forma artigianale, poi a partire dal XXI secolo ricorrendo alle attuali sofisticate forme di comunicazione, come i social network.

Se i primi movimenti restauratori furono la “jeune Europe” di Jean Thiriart e l'”Europe action” di Dominique Venner, invece la”Nouvelle droite” e “Grece” furono i più fecondi, almeno sul piano ideologico.

Farias infine analizza nella sua opera l ‘influenza (per lui nefasta) dell’eredità heideggeriana sul fondamentalismo islamico sunnita (è possibile rintracciare un orizzonte comune tra il kamikaze suicida e l autentico esser-ci come consapevole apertura all’autentica dimensione dell’esser-per-la morte), sul conservatorismo sciita del regime degli ayatollah (l’ingenier Mahmoud Ahmadinejad, ex presidente iraniano è stato un cultore della filosofia di Heidegger), sulla concezione politica del filosofo argentino Norberto Ceresole, sul “chavismo” o “socialismo del XXI secolo”. Norberto Ceresole ,dopo aver militato nell’estrema sinistra peronista (montoneros) divenne consigliere di Hugo Chavez, attribuendo peraltro ad Heidegger una funzione decisiva nella strutturazione e finalità del suo progetto politico per la”rivoluzione bolivariana”.

Questa rivoluzione avrebbe dovuto imparare dalla storia, ma non cercare parallelismi con modelli superati, impossibili da restaurare.

Con Norberto Ceresole si avvicendò come consigliere di Hugo Chavez , Hans Dieterich, nazionalbolscevico tedesco.

A giudizio di Farias, Dieterich non sarebbe mai riuscito a precisare cosa intendesse per “socialismo del xxl secolo”, essendo egli privo dell’esperienza accademica, nonché del rigore scientifico di Marx, Lenin, Trotsky, Rosa Luxembourg.

Dieterich pare aver elaborato un modello di “democrazia partecipativa” tale da garantire alla maggioranza il “maggior grado di incidenza storicamente possibile nelle istituzioni”.

Il chavismo per Farias non si conforma tanto al socialismo scientifico, quanto ad un autocratico cesarismo di sinistra, in cui “populismo”, “militarizzazione delle istituzioni”, “complottismo”(riesumazione del complotto sionista) si compenetrano.

Il chavismo approda dunque nei paraggi di un cripto-neofascismo, non già elevando il presidente sopra le masse, bensì incarnando il suo carisma nella volontà del popolo.

Victor Farias professa quindi un cattolicesimo progressista che si innesta problematicamente sull’idea di”società aperta” di Karl Popper.

Convinto fautore delle democrazie liberali, dell’espansione legittima dell’idea di Occidente e di modernità, egli fonde il cattolicesimo progressista dell’ultimo Maritain (umanesimo integrale) con l’empirismo, il pragmatismo e il liberal-democratismo popperiano o russelliano.

Farias sarebbe stata un ottima firma de “Il Foglio” se fosse vissuto in Italia; la vitalità del cristianesimo per lui è garantita dall’espansione dell’occidente, meglio dell’occidentalismo con i suoi ideali di democrazia e progresso, rispettivamente con la d maiuscola e con la p maiuscola.

È bene a nostro avviso chiamare in causa la metafisica razionale tomista per confutare De Benoist ed Heidegger,ma occorre farlo in modo corretto; per la “philosophia perennis” “uguaglianza di tutti gli uomini” significa “pari dignità davanti al creatore”, informati della partecipazione del Logos divino.

Non si deve, come Farias, chiamare in causa la teologia dell’Aquinate per legittimare un astratto cosmopolitismo contrapposto all’elitarismo o al suprematismo, se non a costo di accettare un “tomismo aperto” che non si richiama più al tradizionale magistero.

Egregio dottor Farias, merita veramente di sconfinare questo Occidente (come sostenete Lei e Francis Fukuyama), con il suo declino di ogni sacralità, il suo feticismo per il mercato onnipervasivo, gli effetti pratici e globalisti della ideologia occidentale di segno americano, ovvero utilitarismo, illuminismo, permissivismo e nichilismo?

Esso non merita forse di tramontare definitivamente?

Occorre anche interrogarsi sulla nascita dei”populismi”,non basta demonizzarli, non basta ridurli a una sommatoria di crimini e teppismi; occorre insomma invertire la china della propria analisi, passando dall’atteggiamento fossilizzato in una memorialistica dei crimini e degli aspetti deplorevoli a un sano giudizio storico al netto di una giusta condanna di razzismo, xenofobia e di ogni barbarie nichilistica, occorre riconoscere che movimenti identitari, localismi e riscoperta di nicchie etniche nascono in virtù di una profonda affezione e riscoperta di Tradizioni e Radici; contro un ordine apolide e libero-scambista che tende a imporsi su scala planetaria, in cui non solo le merci ma gli esseri umani stessi sono oggetto di scambio.

Non si può distruggere il cuore per curare la cardiopatia, non si possono marchiare con il timbro di “fascisti”, “totalitari” i paesi del terzo mondo che perseguono il non allineamento alla monarchia del dollaro, ad esempio un tempo l’ Iran di Ahmadinejad o il Venezuela di Chavez; un conto è la salvaguardia del cuore (sano spirito identitario comunitario), un altro conto è la cardiopatia (che non è altro che la deriva aggressiva del comunitarismo).

Peraltro Farias avrebbe dovuto documentarsi maggiormente sui legami tra destra estrema e ultras delle tifoserie calcistiche, perché molte superfetazioni nascono in seno ai club di ultras; almeno nella sua posizione ufficiale lo stesso Npd era moderato, né”Grece” né la”Nouvelle Ecole” avevano come orientamento ideologico l’incitamento alla violenza.

Alla fine, nell’Occidente disperato di senso hanno mietuto più vittime sparute frange teppiste di grotteschi skinheads, oppure droga, aborto, alcool ed eutanasia?