Da P. Affilodosso, I miracoli operati da Dio di secolo in secolo…


Apparizione di Maria Vergine in tempo di peste,

che indicò il modo salutifero onde guarire.

L’anno di Cristo 1105.

Vi erano una volta ad Arras nel Belgio due suonatori di cetra, Itiero uno chiamato, Normanno l’altro appellato. Questi, quand’erano un tempo amici, altrettanto poi divennero nemici capitali per aver Normanno ucciso il fratello a Itiero. Correva l’anno di Cristo 1105, e tutta la città era afflittissima per una gravissima pestilenza, e vani e disperati erano gli umani rimedi. Quando la Vergine, che tuttodì veniva pregata da quegl’infelici, volle, per mezzo d’Itiero e Normanno ritornati amici, porgere loro soccorso. A quello impertanto e a questo in luogo separato e diviso apparve, e comanda di portarsi dal vescovo della città (era in quel tempo Lamberto) ed avvisarlo che nella mattina a buon’ora del sabbato si trovasse con essi nella chiesa, che ella pure vi sarebbe stata presente e avrebbe indicato il rimedio al mortifero morbo. Normanno, siccome più vicino al luogo, venne pel primo ed espose la visione; ma il vescovo la giudicò per un sogno e la disprezzò. Frattanto sopraggiunge anche Itiero, nulla sapendo di Normanno, e gli riferisce il medesimo comando. Il vescovo senz’altro rispose che anche poco fa Normanno avea proposta la medesima cosa. Che? Normanno! ripiglia Itiero, l’uccisor di mio fratello? Ei deve perire per mia mano. Allora il vescovo assicurato che questi due non gli si presentarono a caso, ma per una divina di sposizione, corregge Itiero dell’odio, e lo persuade a perdonare sull’esempio di Cristo, e Itiero per amor di Cristo appunto di cuor gli perdona. Questi riconciliati, alla prima luce del sabbato, entrano col vescovo nel tempio, e veggono la Vergine Madre di Dio, circondata di una luce celeste, tenendo nella mano una candela accesa, dalla quale le gocce che cadeano per la fiamma, comandò che si ricevessero nell’acqua, e che questa si presentasse a bevere agli appestati, e scomparve. Il vescovo, Itiero e Normanno tostamente recano quell’acqua agli appestati, la danno loro a bevere, e di repente riacquistano la sanità innumerevoli mortali[1].


[1] Jacobi Masenii, Utilis curiositas de humanae vitae felicitate per varios hominum status etc. cap. XXV, pag. 520, IX. Coloniae Agrippina 1672, – Joan. Roberti, In Historia sancti Huberti, pag. 371.