Evoluzionismo: il gioco dell’uovo e della gallina

di Aurelio Martino Sica

Spesso nella modernità, tra tutte le ideologie antitradizionali (cioè anticristiane) che attanagliano la Fede, la più fanaticamente sostenuta è quella evoluzionista. Non si vorrà trattarla qui in maniera esaustiva, sarebbe presuntuoso il supporlo; bensì sviluppare qualche spunto di riflessione utile e, a mio avviso, efficace quanto basta per vederne cadere il sistema, e filosoficamente e scientificamente.

Ancora oggi, nei testi universitari, si possono leggere frasi come:” Per una proteina (una molecola costituita da una o più catene polipeptidiche, n.d.r.) di circa 300 amminoacidi, si potrebbero costruire teoricamente 20^300 catene polipeptidiche diverse (un numero enorme, si pensi che 1 miliardo equivale a 10^9, n.d.r.), ma di queste pochissime sarebbero funzionali. Questo significa che nella cellula è avvenuta una selezione naturale che ha scartato le catene polipeptidiche non stabili a favore di quelle stabili, e dunque funzionali”.

Ora, teniamo presenti tre punti fondamentali:

I) Il concetto di selezione naturale nella teoria dell’evoluzione. Essa si ha quando una mutazione, data da fattori naturali, quindi casuali, causa in un essere vivente lo sviluppo di determinate caratteristiche che, se vantaggiose, gli permetteranno di sopravvivere più facilmente rispetto agli altri individui della sua stessa specie non aventi la suddetta mutazione. La mutazione (che chiameremo per semplicità “buona”) e le conseguenti nuove caratteristiche si conserveranno, così, nelle future generazioni.

II) I più semplici esseri viventi necessitano di centinaia di proteine per vivere (ad esempio, i batteri Buchnera1 ne hanno più di 500).

III) La selezione naturale2 avviene solo negli esseri viventi (si veda sopra “nella cellula è avvenuta…”), soggetti alle mutazioni del caso vita natural durante: gli esseri viventi sono oggetto necessario alla selezione naturale per lo sviluppo delle mutazioni “buone”. In parole ancora più povere, gli esseri viventi sono la “cavia” soggetta al continuo “esperimento” del caso, vita natural durante, secondo la legge della selezione naturale.

Quindi, riepiloghiamo: per ottenere le proteine utili alla vita ci vogliono degli esseri viventi (le cellule) con cui fare avvenire la selezione naturale… però le cellule, per vivere, hanno bisogno dicentinaia di proteine già ben formate e funzionali (e mica solo di quelle!). Sembra un po’ il “gioco” dell’uovo e della gallina, ove non si sa chi sia la causa e chi l’effetto.

Non è chiaro? Facciamo un esempio pratico che ci riguarda più da vicino.

Si prenda la fecondazione umana. La cellula uovo, incredibilmente complessa nella sua microscopicità, deve essere fecondata da uno spermatozoo, diventando così zigote, per dare vita ad un nuovo essere umano. Ciò avviene non appena entra in contatto con il primo spermatozoo che giunga ad essa. E quegli spermatozoi che arrivano subito dopo? La cellula uovo, per evitare il fenomeno della polispermia, incompatibile con la vita, attiva immediatamente un sistema (detto “blocco della polispermia”) che impedisce a qualunque spermatozoo successivo al primo di penetrare entro la sua membrana. Può tale meccanismo così complesso e così necessariamente urgente per la vita esser frutto del caso? Evidentemente no, ma assumiamo la prospettiva evoluzionista per meglio confutarla. Ad un certo punto dell’evoluzione dell’uomo tale meccanismo non esisteva. Per crearsi, bisognava che la natura selezionasse nell’uomo una mutazione “buona” che desse tale meccanismo. Ma, non esistendo questo, non era possibile la vita umana, oggetto della mutazione.

Ecco come dei semplici argomenti logici su tematiche biologiche tutt’altro che marginali (necessità delle proteine per la vita cellulare, o del blocco della polispermia per la vita umana) possono invero mettere in seria crisi tutta la teoria evoluzionista.

Ciò non vale solo per queste singole questioni, ma anche per tutta la miriade di meccanismi macroscopici e microscopici che regolano armonicamente il corpo umano… E per cui sarebbe bastata la benché minima variazione per impedire qualsivoglia – presunta – evoluzione e dunque, a monte, la vita stessa.

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