Il coronavirus manda in tilt la macchina degli aborti

Foto di Raman Oza da Pixabay

Nel fronte dell’abortismo italiano le preoccupazioni salgono.

Tutta Italia guarda ammutolita file di camion militari carichi di bare, ospedali che tracimano, bollettini di morte e c’è chi – vedendo a rischio il funzionamento della violenta macchina degli aborti – inizia ad alzare la voce per fare rivendicazioni.

Sul Quotidiano Sanità è stata recentemente pubblicata una lettera di Anna Pompili e Mirella Parachini – Ginecologhe AMICA (Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto) – che, citiamo un estratto, suona così:

Accade cosi che a Lodi, Lombardia, al fine di limitare gli accessi in ospedale, le IVG farmacologiche siano praticamente bloccate e si eseguano quasi esclusivamente IVG chirurgiche. Questo perché in Lombardia la procedura chirurgica prevede 3 accessi in ospedale, mentre la chirurgica ne prevede solo 2. Succede dunque che, anziché adoperarsi per semplificare le procedure riducendo i passaggi in ospedale, si decida di sacrificare il diritto di scelta delle persone, osteggiando o bloccando l’accesso alla procedura farmacologica.

E’ un caso limite, quello di Lodi e della Lombardia, ma che racconta come le preclusioni ideologiche – la paura infondata di una banalizzazione dell’aborto e di un conseguente aumento del ricorso a questa scelta – possano spingere a scelte organizzative e di politica sanitaria inappropriate e deleterie.

Se i contenuti di questa missiva si commentano da soli, risulta curioso notare che la macchina degli aborti sarebbe in crisi anche fuori dalla Lombardia. Ecco cosa riporta L’Occhio di Salerno:

Negato alle donne di Salerno e provincia, in questo momento di emergenza nazionale per il coronavirus, il diritto all’aborto nel reparto ginecologia del Ruggi. A denunciare la violazione, è una psicologa. A denunciare la violazione, come riporta anche Le Cronache, è una psicologa.

Un problema solo italiano? Non si direbbe. Planned Parenthood ha recentemente annunciato la chiusura dei suoi centri in Illinois (a parte sei). Lo annuncia il Chicago Sun Times:

Staff from the other 11 centers in Illinois will work out of these six centers to help with an increased demand for services, Planned Parenthood of Illinois said. The organization did not say when the other centers will reopen, but the closures are expected to last “the next few weeks.”

“Planned Parenthood of Illinois is taking all necessary precautions to keep our staff and patients healthy and well. This temporary consolidation of services is just one part of that,” said Dr. Amy Whitaker, Chief Medical Officer at PPIL. “Patients will still need family planning services and abortion care during this time, and we are committed to providing it.”

Per avere uno sguardo più analitico sul tema dell’aborto invitiamo a visitare RS-Encyclopædia, sezione Bioetica e famiglia.

3 Commenti a "Il coronavirus manda in tilt la macchina degli aborti"

  1. #bbruno   21 Marzo 2020 at 11:44 am

    A leggere certe cose viene proprio da rivoltarsi…Rispettiamo allora ben bene il diritto di scelta delle persone, quello di abortire, di dare la morte, sì, mentre tutti gli altri diritti di scelta sono sospesi, criminalizzati quelli che li vogliono affermare… Il dovere , il dovere, dico, di rispettare la vita vale solo finché fa comodo alla nostra coscienza moderna…..Ma ci pensa un invisibile organismo, che non strombazza e non urla, a umiliare l’arroganza nostra cretina che non smette mai di fare mostra di sé….

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  2. #angela   21 Marzo 2020 at 2:01 pm

    Qualcosa di buono, come la chiusura delle discoteche….se il nostro arresto serve a salvare vite ha del buono oltre a farci espiare…

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  3. #Roberto Festa   22 Marzo 2020 at 10:16 pm

    Da medico mi domando come si possa ritenere urgente praticare una IVG (aborto volontario), dal momento che in sua mancanza la prognosi prevede come unico risultato la nascita di un meraviglio bambino.

    Donna #RESTAACASA così il tuo bambino #RESTAVIVO

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