La CEI chiude le chiese “non perché lo impone lo Stato ma per senso di appartenenza alla famiglia umana”

Foto: © gloria.tv, CC BY-ND

Che fine ha fatto la “chiesa – ospedale da campo” di marca bergogliana?

Risulta difficile commentare un testo che suonerebbe come una squallida esibizione farsesca se non fosse il segno di una conclamata apostasia, galoppante sin dai tempi della cupissima “primavera conciliare”. Ci limitiamo dunque a riportare il comunicato diramato ieri dalla Conferenza Episcopale Italiana, con grassettature nostre, e a rimandare – in ordine ad un’utile formazione cristiana – ai contenuti di RS-Encyclopædia, in particolare in materia di “crisi nella Chiesa”.


Una Chiesa di terra e di cielo

Viviamo una situazione gravissima sul piano sanitario – con ospedali sovraffollati, personale sanitario esposto in prima linea – come su quello economico, con conseguenze enormi per le famiglie dell’intero Paese, a maggior ragione per quelle già in difficoltà o al limite della sussistenza.

Le comunicazioni del Governo rappresentano uno sforzo di incoraggiamento, all’interno di un quadro di onesto realismo, con cui si chiede a ogni cittadino un supplemento di responsabilità. A questo riguardo, facciamo nostre le parole di questa mattina del Santo Padre Francesco: “Soprattutto io vorrei chiedervi di pregare per le autorità: loro devono decidere e tante volte decidere su misure che non piacciono al popolo. Ma è per il nostro bene. E tante volte, l’autorità si sente sola, non capita. Preghiamo per i nostri governanti che devono prendere la decisione su queste misure: che si sentano accompagnati dalla preghiera del popolo”.

La Chiesa c’è, è presente. A partire dai suoi Pastori – Vescovi e sacerdoti – condivide le preoccupazioni e le sofferenze di tutta la popolazione. È vicina nella preghiera: l’appuntamento con il Rosario in famiglia promosso per il giorno di San Giuseppe è solo un esempio di una preghiera che si eleva continua. Televisioni, radio, piattaforme digitali sono ambienti che – se non potranno mai sostituire la ricchezza dell’incontro personale – rivelano potenzialità straordinarie nel sostenere la fede del Popolo di Dio.

È una Chiesa, la nostra, presente, anche in questo frangente, nella carità: siamo edificati da tanti volontari delle Caritas, delle parrocchie, dei gruppi, delle associazioni giovanili, delle Misericordie, delle Confraternite… che si adoperano per sollevare e aiutare i più fragili.

“I cristiani non si differenziano dagli altri uomini – osserva la lettera A Diogneto -: vivono nella carne, ma non secondo la carne. Vivono sulla terra, ma hanno la loro cittadinanza in cielo”.

È con questo sguardo di fiducia, speranza e carità che intendiamo affrontare questa stagione. Ne è parte anche la condivisione delle limitazioni a cui ogni cittadino è sottoposto. A ciascuno, in particolare, viene chiesto di avere la massima attenzione, perché un’eventuale sua imprudenza nell’osservare le misure sanitarie potrebbe danneggiare altre persone.

Di questa responsabilità può essere espressione anche la decisione di chiudere le chiese. Questo non perché lo Stato ce lo imponga, ma per un senso di appartenenza alla famiglia umana, esposta a un virus di cui ancora non conosciamo la natura né la propagazione.

I sacerdoti celebrano quotidianamente per il Popolo, vivono l’adorazione eucaristica con un maggior supplemento di tempo e di preghiera. Nel rispetto delle norme sanitarie, si fanno prossimi ai fratelli e alle sorelle, specialmente i più bisognosi.

Da monasteri e comunità religiose sappiamo di poter contare su un’orazione continua per il Paese.

Con questo spirito, viviamo i giorni che abbiamo davanti: quelli fino al 25 marzo (termine dell’attuale decreto), quelli successivi, nei quali resta in vigore il decreto precedente (fino al 3 aprile), quelli che traguardano.

Giorni, tutti, intrisi di fiducia nel Mistero pasquale.

La Presidenza della CEI

Roma, 12 marzo 2020

Un commento a "La CEI chiude le chiese “non perché lo impone lo Stato ma per senso di appartenenza alla famiglia umana”"

  1. #bbruno   14 Marzo 2020 at 9:34 pm

    e siamo a una nuova dichiarazione di anti-sovranismo, di negazione degli Stati: non più l’umanità ordinata nelle sue componenti nazionali e statuali, premessa di gestione ordinata dei popoli, ma l’umanità come accozzaglia indistinta e convulsamente ammucchiata. E questi sono i frutti: non più popoli distinti nei loro confini , cooperanti e solidali tra loro – secondo la vecchia dottrina – ma persone anche le più care e purtroppo – non fosse mai – colpite dalla malattia, separate l’una dal ‘altra dal muro- questo sì drammatico – della paura…
    Ma che le tenessero chiuse le loro chiese, questi ipocriti rintanati nelle loro stanze, e cappelle private, magari chiuse al riparo dentro le mura di un albergo a sei stelle – che non ne possiamo più del loro modo di parlare dell’ umanità e della loro religione…
    Ecco, dopo secoli tornate d’ attualità le Cinte murarie, e le Porte cittadine. E fosse così che ora abbiamo ogni casa chiusa nei suoi muri e noi impediti di uscire dalle sue porte. IoRestoaCasa.

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