La consacrazione delle campane: i significati, i riti, i salutari effetti

Di seguito riportiamo la spiegazione del rito impiegato dalla Chiesa Romana per la benedizione e la consacrazione delle campane. Il lettore scoprirà l’utilità di questa solenne funzione, annichilita ovviamente dalla devastazione liturgica montianiana, e i salutari benefici materiali e spirituali che essa apporta e che in questo tempo sono di una estrema utilità.

Quei vasi di bronzo che con il suono loro chiamano i fedeli agl’uffici divini ed alle azioni ecclesiastiche furono la prima volta destinati a quest’effetto ed usati comunemente nella Provincia della Campagna Felice del Regno di Napoli nella Città di Nola. Onde nella lingua italiana dalla Provincia ebbero il nome di Campane e dalla Città nella favella latina si chiamarono Nola.
La Chiesa Cattolica così ispirata dallo Spirito Santo approvò l’uso di esse e con la direzione dei Sommi Pontefici istituì un Rito Sacro di benedirle e consacrarle per uso universale dei Templi di Dio. Fu prudentissima l’approvazione e perché nelle opere di Dio vi risplendono l’orme della sua infinita Sapienza preparò nella materia all’ingegno umano miniera di molti bellissimi insegnamenti. Parve che l’invenzione delle Campane per invitare il popolo alle Chiese fosse più a proposito per l’eccellenza della nuova Legge che non erano le Trombe Sacerdotali dell’antica Legge con le quali i Sacerdoti convocavano il popolo ai Sacrifici solenni e ad udire gli ordini di Dio. Le trombe fatte di materia poco durevole si animavano al suono del fiato umano, onde né potevano lungamente suonare né si udivano grande spazio lontano, né duravano gran tempo, il che ci faceva intendere che quella Legge alla quale servivano non doveva risonare oltre i brevi confini della Palestina, né quelle Cerimonie potevano andare in lungo né la stessa Legge cerimoniale durare molti secoli. Ma la nuova Legge, il suono della quale nella predicazione Apostolica si è udito in tutta la Terra, doveva avere strumenti proporzionati; che con il rimbombo del suono si facessero udire cento e mille volte più lontano: l’Evangelo, che aveva a durare con i secoli fino alla fine del Mondo doveva figurarsi nel bronzo che fra gli altri metalli è il più durevole e al Sacrificio incruento dell Agnello immacolato doveva invitare un suono di sua natura indefessa perché giammai casserà finché non cessano di correre i tempi. Il sommo Sacerdote del Testamento Vecchio nell’Orlo della veste Sacerdotale, per ordine di Dio, entrando nel Santuario portava settantadue piccole campanelle perché denotava che i Misteri di quella Legge da pochissimi erano intesi, né da quelli si dovevano ad altri pubblicare. Oggi ogni Chiesa abbonda di Campane e si odono da per tutto, perché essendo già schiarite l’ombre delle figure, le Verità divine s’ingegnano a tutti, conforme il comando di Cristo fatto ai suoi seguaci: Andate insegnate a tutte le Genti ed annunciate l’Evangelo ad ogni creatura.
Il Rito dai Sommi Pontefici con particolar assistenza dello Spirito Santo istituito con il quale si benedicono le Campane è pieno di pie e divote riflessioni che possono accrescere la pietà verso Dio e molta venerazione alle cose della religione Cristiana […] La Benedizione delle Campane è consacrativa ed è propria dei Vescovi e questa è l’azione sacra e misteriosa che voi ora vedrete fare ed io vi andrò spiegando.
Comincia questa sacra Azione, alla quale in abito pontificale come principale attore assiste il Vescovo, dal canto di alcuni Salmi, ed in questo imitiamo il nostro Maestro Gesù il quale bene spesso orò con voce alta all’Eterno Padre suo prima di fare alcun grande miracolo a beneficio de’ bisognosi. I Salmi che si cantano non sono presi dal Salterio a caso, ma con somma prudenza e con santissimi fini. Il primo Salmo che si canta è il cinquantesimo Miserere mei, Deus etc. Con questo Santa Chiesa per disporci a trattar con Dio, eccita in noi il dolore dei nostri peccati perché in esso il santo David, Re de i Penitenti, crucciando il suo contrito cuore, tocca gl’affetti principali della virtù della Penitenza. Segue a questo il Salmo cinquantesimoterzo Deus in nomine tuo etc. nel quale, considerato il beneficio fatto da Dio al Genere Umano salvandolo dalla persecuzione dell’inimico infernale, si rendono a lui le grazie dovute. Con questo affetto eccitiamo in noi la stima della grazia di Dio e la speranza d’essere ancor noi partecipi delle sue divine misericordie. Ma perché non abbiamo merito alcuno di proprio, ma solo siamo degni di flagelli e castighi, cantiamo nel terzo luogo il Salmo cinquantesimosesto Miserere mei Deus etc nel quale misteriosamente si parla della Passione, Resurrezione e Trionfo di Cristo e della conversione dei Gentili acciocché intendiamo che, essendo stati chiamati da lui senza nostro merito, siamo entrati a godere dei meriti suoi; e questi sono il fondamento delle nostre speranze. Questi singolarissimi benefici ci mettono in obbligo di propagare le glorie di Cristo Nostro Signore ed accendere in noi il desiderio che egli da tutti sia conosciuto cercando li mezzi più per farlo: questo è il fine per il quale si canta il Salmo sessagesimosesto Deus misereatur nostri etc. il quale contiene gl’affetti già detti. Si oppone ai nostri desideri non meno che al bene nostro con l’invidia sua l’infuriato Lucifero, onde nel Salmo sessagesimonono Deus in adiutorium etc preghiamo quel Signore che l’ha debellato che ci conceda la difesa della sua potente protezione. Ma chi di noi merita d essere esaudito è con quale fiducia noi richiediamo le grazie dalla Maestà di Dio, che siamo vilissimi al suo cospetto? A questo effetto adunque recitiamo il Salmo ottantesimoquinto Inclina Domine etc il quale ci fa considerare come Cristo Signor Nostro, mosso a pietà dei nostri pericoli, ora per noi all’Eterno Padre come nostro Capo e nostro Signore, come Sommo Sacerdote e mediatore fra Dio e noi, ed essendo egli Uomo e Dio non può non essere esaudito, né possono andare a vuoto le Orazioni che in nome di lui fa la Chiesa. Chiude questa prima parte del canto il Salmo centesimoventesimonono De profundis etc che si chiama Cantico dei gradi perché si appropriava agl’Ebrei che nella servitù di Babilonia aspiravano alla libertà della Terra promessa, il quale molto più conviene a noi che camminiamo in quest’esilio per giungere alla Patria beata; e la Chiesa l’adopra in quest’occasione acciocché intendiamo che il fine d’ogni nostra operazione è l’aspirare, per le grazie temporali le quali desideriamo, come per altrettanti gradi o passi al godimento dell’eterna perfettissima Beatitudine.
Preparati gl’animi con gl’Atti della Virtù eccitate dal canto dei Salmi e reso già disposto il popolo con queste divote riflessioni a ricevere i doni che da Dio domandiamo, procede il Vescovo alla santificazione, consacrazione delle Campane.
Due sono i fini per i quali la Chiesa adopra le Campane. Il primo è d’invitare con il suono i Cristiani alla Chiesa ad udir gl’uffici divini e la santa parola di Dio, a venerare il divinissimo Sacramento, le Reliquie ed Immagini Sante, ad assistere al Sacrosanto e tremendo Sacrificio della Messa ed in somma eccitarli alla divozione. L’altro fine è d’atterrire con il suono i Demoni nostri inimici acciocché non ci offendano nella persona, né in quelle cose che sono di nostro uso e appartengono al nostro sostentamento. Poiché quando da Dio a loro si permette – o per castigo de’nostri peccati o della negligenza con la quale non ci vagliamo nel modo che dobbiamo dei rimedi che per quest’effetto sono nella Chiesa – ci fanno questi mali, eccitando turbini e tempeste di grandini, piogge nocive, fulmini e procelle.
Per l’uno e l’altro fine contenuto nelle Orazioni di questa sacra azione si benedicono il Sale e l’Acqua. Primieramente il Vescovo esorcizza il Sale, cioè scaccia da esso per virtù di Dio ogni maligno spirito che l’occupasse, e sopra di esso invoca la divina Clemenza acciocché lo benedica ed in vigore di questa benedizione riceva virtù contro le forze del maligno avversario. Il simile fa e per lo stesso fine benedicendo l’acqua usando le orazioni del proprio rito di benedire l’Acqua che diciamo Santa. In questa occasione aggiunge a quelle un’altra benedizione acciocché la medesima acqua santificata con essa abbia virtù di santificare le Campane e renderle sacre per i due effetti desiderati e specialmente per eccitare la Fede e la Religione nei cuori. Queste due virtù fanno che cantino i Fedeli a Dio un nuovo Cantico nel quale concordino per l’armonia dei costumi le Virtù significate nei vari strumenti sonori adoprati nelle lodi di Dio nelle antiche canzoni sacre cioè: nella tromba il fervore dello Spirito Santo, la mortificazione dei sensi nella regolata corrispondenza del Salterio; la mansuetudine dei costumi nella soave dolcezza dell’organo; il giubilo della spirituale allegrezza nell’effettuazione del timpano; e la pace dell’anima, uniforme con la regola della Divina Volontà, nelle giocondità del cembalo; per le quali virtù la Chiesa militante in terra faccia Coro corrispondente alla Chiesa trionfante in Cielo. Santificata l’acqua con mescolarvi al modo usfato tre volte in forma di Croce il sale benedetto per esprimere il Mistero della Santissima Trinità e l’Incarnazione e Morte del Nostro Redentore, con essa si lava dentro e fuori e, come dice impropriamente il volgo si battezza la Campana; e con questa esterna santificazione si purifica e si rende degna di rappresentare come in immagine l’Umanità e la Divinità di Cristo Signor Nostro, dal quale dipende ogni Santità ed è l’unica cagione d’ogni nostro bene,cosi temporale come eterno.
Il Clero nell’atto medesimo di lavare le Campane che si consacrano ripiglia il sacro canto e rappresentando la fiducia che ha la Chiesa d’essere esaudita per i meriti di Cristo suo Sposo, comincia dal Salmo centesimoquadragesimoquinto Lauda anima mea Dominum etc ad invitare tutti gl’uomini a porre la loro speranza in Dio, il quale non manca, come fanno gl’uomini del mondo quantunque potentissimi Principi e Monarchi, ma perpetuamente regna ed è costante nelle sue promesse; anzi come quello che ha creato benignamente il tutto prontamente soccorre alla necessità de suoi fedeli. Segue il Salmo centesimoquadragesimosesto Laudate Dominum quoniam etc. nel quale si esalta la Divina Provvidenza che con potenza e sapienza infinita governa il mondo e ci insegna come si dia questo soccorso, cioè disponendo i Tempi e le Stagioni acciocché nei frutti della terra abbia il nutrimento suo ogni vivente. Da questo nasce la felicità temporale e se Gerusalemme già la godé nell’abbondanza delle raccolte, come segue a dirsi nel Salmo centesimoquadragesimosettimo Lauda Hierusalem Dominum etc, con maggior fondamento può sperare il Popolo Cristiano, più diletto e favorito da Dio, gl’istessi anzi maggiori avvantaggi nelle raccolte più felici e più abbondanti. Per queste speranze concepite per i meriti di Cristo a favore de suoi figliuoli gioisce la Chiesa e con la tromba dello Spirito Santo invita le creature tutte a lodare e benedire Iddio, con le parole del Salmo centesimoquarantesimoottavo Laudate Dominum de coelis dice che diano gloria a Dio con riverire i suoi segni ed allontanarsi, per obbedire a lui, le grandini, i fulmini e le procelle dei venti. Segue poi il Salmo centesimoquadragesimenono Cantate Domino etc nel quale si invitano i fedeli di Gesù Cristo che sono Santi, perché sono santificati dai Sacramenti suoi, a cantare un nuovo cantico cioè proporzionato alla Legge Nuova ed a quell’Uomo nuovo che insieme è Dio. Questi può salvare i suoi perché ha dominio supremo sopra i Principi dell’Inferno e Potestà delle tenebre, con un cenno snervarle, avvilirle e mettere in vergognosissima fuga, onde non dobbiamo temere della loro potenza per nuocerci. Questo canto si fa corrispondendo con i fatti ai benefici che da Dio si ricevono e si accorda sopra quelli strumenti allegorici che noi sopra abbiamo spiegati, rammentati nel Salmo centesimoquinquagesimo che chiude quest’armonia e termina il canto ecclesiastico.
Poi le considerazioni qui dette sollevate le Anime dei Fedeli assistenti alla Sacra Azione, sorge il Vescovo consacrante: per rendere più sacro quello Strumento Ecclesiastico e più terribile il suono alle Potestà Infernali disegna in lui la Figura di Cristo Signor Nostro e fa sopra la Campana un segno di Croce con l’Olio Santo degl’Infermi. Questo segno rappresenta quel Signore del quale fu detto: Oleum effusum nomen tuum; e si adopera più questo che alcuno degl’altri due Olii benedetti perché quel potentissimo Signore facendosi Uomo si addossò le nostre infermità e si infermò con noi. Si forma con esso la Croce perché è il simbolo suo dilettissimo e il più temuto stendardo delle sue vittorie. Replica il Vescovo nell’orazione che fa i sensi medesimi espressi di sopra per conformarsi alle istruzioni divine che si perseveri nel domandare a Dio le grazie, e fa menzione dei due fini per i quali s’adopravano nell’antica Legge le Trombe Sacerdotali: l’uno chiamare il Popolo eletto al culto di Dio nel Tempio e con la dolcezza del suono tranquillare gl’affetti mentre si offrivano i Sacrifici; l’altro per ispaventare nelle guerre gl’inimici che impugnavano la di lui pace e prosperità. Supplica pertanto che con la sua benedizione lo Spirito Santo santifichi quel vaso di bronzo acciocché la Fede, la Pietà e la Divozione cresca nei fedeli a quel suono e s’allontanino al medesimo le tempeste, i fulmini, le grandini, le procelle e d’ogni forza si estingua del maligno avversario per virtù di quel segno che Cristo Crocifisso rappresenta ed ogni lingua confessi che egli, trionfatore della morte, glorioso regna nel Cielo.
Ripigliasi dal Clero il canto del Salmo ventesimoottavo Afferte Domino filii Dei etc nel quale si fa menzione dei due effetti per i quali s’usano le Campane. Il primo è invitare i figliuoli della Fede Cristiana ad onorare e lodare Iddio con gl’uffici divini ed essere presenti al santo Sacrificio dell’immacolato Agnello: il che si dice nel primo e secondo versetto. Negl’altri s’esprime la potenza della voce di Dio, cioè del Verbo Incarnato, il quale è l’Arbitro delle tempeste e a lui servono i fulmini, le grandini, i tuoni, le folgori e le procelle con le quali flagella in questa vita i suoi ribelli; e dai colpi loro esenta il Popolo suo, nel quale ai cenni suoi la pace fiorisce ed è feconda l’abbondanza.
Perfeziona maggiormente il Vescovo consacrante nelle Campane che si consacrano la figura di Cristo Signor Nostro e fa nell’esteriore di esse sette croci con l’Olio Santo Infermi, e nella parte interiore fa quattro croci con il santo Crisma. Nelle prime sette si figurano i sette doni dello Spirito Santo che con abbondanza furono nell’Umanità di Cristo e queste Croci si figurano nella parte esteriore perché l’Umanità Santissima di Cristo fu visibile a noi e nell’infermità della carne, alla quale il potentissimo Iddio si degnò abbassarsi, meravigliosamente comparvero. Nella parte interiore si fanno quattro Croci col Santo Crisma, che è l’unzione con la quale sono santificati i Sacerdoti e i Re, per dimostrare in essa la Divinità di Cristo Signor Nostro; in virtù della quale e per la infinita divinità della sua persona fu consacrato Re dei Re ed ebbe il Sommo Sacerdozio eterno. Si fanno le croci nella parte interiore delle Campane: perché la Divinità di Cristo non fu palese agl’occhi ma fu scoperta agl’occhi della Fede chiaramente conosciuta nei Miracoli e nelle opere sue divine. Nel numero misterioso i quattro segni di croci corrispondono alle quattro dell’Universo per le quali si è diffuso il della predicazione apostolica ed è propagata la cognizione della Divinità ed Umanità del nostro Redentore.
S’aggiungono a queste sacre unzioni col Crisma, le parole che dice il Vescovo nel farle, con le quali santifica e consacra le Campane. E perché dalla Divinità procede ogni santificazione e consacrazione e tutta la santità e la religiosità che è nella Chiesa e,nelle cose sue, tutta a noi è data da Dio per i meriti della Croce di Cristo, per questo si dicono facendo quei segni di Croce col Santo Crisma. Si dedicano ancora le Campane all’onore di alcun Santo, perché essendo questi Servi ed Amici di Dio, sono a parte degl’onori che a lui si fanno, ed in essi noi onoriamo quel Dio che gli ha degni d’essere onorati. La terza volta fa il Vescovo e fa in essa nuova menzione degl’antichi prodigi di Dio nella caduta delle mura di Gerico al suono delle Trombe Sacerdotali, nel ritornare indietro del Fiume Giordano che ritenne in aria l’acque della sua corrente al passaggio dell’Arca di Dio. Supplica poi l’Eterno Monarca che in riguardo a Gesù Cristo suo Figliuolo e Signor nostro, che era figurato in quell’Arca, conceda che al suono di queste Campane consacrate in figura del medesimo Signore quella virtù che già concesse al suono delle Trombe Sacerdotali che onoravano l’Arca e l’acque nocive, le grandini, i fulmini, le tempeste ed ogni male, incontro al suono di queste, che sono simbolo di Cristo figurato nel Santo Crisma, a gloria del Santo Nome di lui si allontanino ed insieme s’eccitino in noi quegli atti di riverenza, di fede, di perseveranza contro le tentazioni dell’avversario che ai Cristiani convengono.
Terminata l’orazione il Vescovo pone sopra il fuoco del Turribolo una composizione di vari odori che chiamansi timiama, mirra ed incenso. E quello si pone sotto la Campana che si consacra. Il tutto si fa misteriosissimamente per significare quelle virtù che in grado eminentissimo erano in Cristo benedetto e furono espresse dall’Apostolo S. Paolo con l’allegoria dell’odore, cioè: nella Mirra il desiderio di patire per l’obbedienza, nell’incenso la riverenza verso il suo Eterno Padre, negl’odori vari lr altre virtù tutte che in lui furono in grado perfettissimo. S’insegua ancora ai Cristiani che sì come per esprimere con perfezione la figura di Cristo in quel Metallo benedetto si richiede quell’odore che, da esso uscendo, diletti e consoli i circostanti; così è necessario che noi, i quali siamo odore di Cristo in ogni luogo edifichiamo con le virtù medesime i prossimi nostri. In tanto il Coro canta una parte del Salmo settantesimoquinto Viderunt te aquae Deus etc, alludendo con esso all’obbedienza dell’acque ai cenni di Dio ed ai prodigi seguiti in Egitto, dove le tempeste, le grandini, i fulmini caddero sopra i paesi degl’Idolatri mentre la terra abitata dai figliuoli d’Israele era libera: eccita in noi confidenza maggiore di ottenere la stessa difesa per i meriti di Cristo Signor Nostro Signore.
Porge a Cristo l’ultima supplica, con le parole del Vescovo, la Santa Chiesa e dice a lui che come già egli risvegliato dai Discepoli pericolanti nelle tempeste comandò ai venti che si fermassero e al mare che si quietasse, soccorra così alla necessità del popolo fedele e con la rugiada dello Spirito Santo, cioè con la santificazione sua, asperga quelle Campane acciocché dal suono di quelle, atterrito fugga l’infernale inimico, e nel Popolo Cristiano si risvegli e s’accresca la Fede; quello sia ripieno di spavento e questo sia colmato di conforto dalle grazie di Dio. Prega inoltre che all’armonia del suono, sopra i Fedeli disposti a riceverlo scenda lo Spirito Santo e si come al sacrificio dell’Agnello offerto da Samuele in olocausto si sentirono sopra gl’inimici del popolo eletto tuoni e fulmini, che li spaventarono; così al diffondersi l’aria il suono di queste Campane, simbolo dell’Agnello immacolato sacrificato in Croce, stendano la mano della loro potente protezione gl’Angeli santi e, conservando i figliuoli della Chiesa, difendano per divina virtù le menti loro dal peccato, i corpi dalle maligne influenze, i frutti della terra dalle grandini e dalle tempeste.
Ma perché la Chiesa è madre savissima de’ figliuoli suoi e così brama per loro i beni temporali,che non portino pregiudizio agl’avantaggi spirituali de’ medesimi chiude la sacra funzione con far cantare solennemente al Diacono un misterioso Evangelo. In questo si contiene come Gesù, entrato in Betania, fu alloggiato in casa di due nobili sorelle, Marta e Maddalena. La prima tutta intenta al temporale per servizio dell’Ospite suo divino si affaccendava. L’ altra, abbandonata ogni cura, sedendo a piedi del medesimo udiva attentissima i divini insegnamenti. Si dolse Marta modestamente che Maria l ‘aveva lasciata sola nella fatica; alla quale il Signore rispondendo, riprese la soverchia sollecitudine dell’una nelle cose temporali e lodò l’applicazione dell’altra alle cose spirituali, le quali sono seme della felicità e bene eterno. Queste due Sorelle sono simbolo dei due effetti che hanno le campane già consacrate e benedette. L’uno riguarda il temporale perché è difendere i frutti della terra dalle tempeste e turbini ed allontanare quelle intemperie che possono fare l’aria nociva a gl’armenti ed ai corpi umani. L’altro effetto riguarda l’Eterno, che è invitare agl’Uffici divini, eccitare la Fede, risvegliare il fervore della divozione, festeggiare le glorie di Dio e de Santi suoi. Or vuol Santa Chiesa che noi intendiamo non doversi posporre lo spirituale al corporale e l’eterno al temporale, e che dei due effetti delle Campane consacrate il minore è quello, che non dipende da noi, nella prosperità delle raccolte; il Maggiore è quello, al quale noi possiamo cooperare, che riguarda la virtù della Fede, Pietà e Religione, dalle quali dipende una ricchissima raccolta di meriti per l’Eternità, e questa è quella che importa ed è degna che vi s’impieghi ogni sollecitudine.
Può nascere un dubbio, cioè che vuol dire che se l’orazioni che si fanno in nome di Cristo dalla Chiesa sono sempre esaudite ed in conseguente le Campane consacrate e benedette nel modo che sopra si è spiegato hanno questa virtù contro le tempeste,con tutto ciò vengono così spesse le grandini e non si vedono cessare al suono delle Campane né turbini né tempeste? Rispondo primieramente che S. Chiesa non prega l’Eterno Padre in nome del suo Unigenito Figliuolo che le Campane consacrate abbiano questo effetto infallibile per ogni volta di esentare da quei flagelli di Dio: ma prega che abbiano l’effetto quando la divina Provvidenza per giustissimi fini diversamente non comandi. Secondo dico che per questo effetto la virtù delle Campane deve essere accompagnata dalla nostra cooperazione e non impedita dai nostri peccati, il che appena da pochissimi si fa. Dobbiamo cooperare con la Fede viva che questo effetto dipenda dalla virtù di Cristo Signor Nostro e dobbiamo fare stima di quei Riti sacri che per questo fine adopra la Chiesa. Dobbiamo ricorrere all’orazione e all’intercessione della gran Vergine Madre e dei Santi di Dio. Inoltre è necessario togliere l’impedimento che nasce dai peccati nostri, i quali non si cancellano con il solo dolore naturale, e spremuto dall’interesse proprio che teme perdere le rendite delle possessioni senza neppure riflettere che quei peccati sono offesa di Dio e che a lui dispiacciono e si doverebbero da noi detestare sopra ogni cosa, ancora quando il Cielo piovesse sopra di noi Manna e Miele. Facciamo noi dal canto nostro ciò che si richiede, che Iddio misericordiosissimo non lasciar di farci partecipi degl’effetti della sua Pietà, concorrendovi l’intercessione della Santissima Vergine, alla quale in quei bisogni come ad avvocata de’peccatori dobbiamo ricorrere ed in questo modo per le prosperità temporali ci disporremo alla felicità eterna. Amen.

(Giuseppe Agnelli sj, Il Parrocchiano Istruttore, Venezia, 1731, pp. 24-28. Testo raccolto da Giuliano Zoroddu)

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