La Via Crucis: utilissima per la liberazione dai mali temporali

Sicut Moyses exaltavit serpentem in deserto, ita exaltari oportet Filium hominis: ut omnis qui credit in ipsum, non pereat
(Jo III, 14-15)

Siccome Mosè là nel Deserto innalzò sopra di un tronco il Serpente di bronzo a salute del Popolo d’Israello così fa d’uopo che sopra di un tronco di Croce s’innalzi il Figliuolo dell Uomo acciocché ognuno che in lui crede non perisca non solo di morte temporale ma di spirituale ancor: Sicut Moyses exaltavit serpentem in deserto, ita exaltari oportet Filium hominis: ut omnis qui credit in ipsum, non pereat. Voi ben sapete che quel misterioso Serpente che Mosè, per insegnamento di Dio medesimo, sopra un’asta inalberò alla veduta del Popolo Ebreo infestato da velenose serpi, colà nelle solitudini di Edom, immittebat, giusta l’espressione vivissima di S Gregorio Nisseno, quasi ex visu antidota quedam [1], di tal sorta che chiunque alzava lo sguardo e miravalo, tosto dalle serpentine ferite restava guarito e sano: Quem cum percussi aspicerent sanabantur [2]; e come che nel Serpente sopra di quell’asta innalzato, al dire del SS. Padri, figuravasi il Redentore in Croce innalzato, il prodigioso antidoto che tramandava per risanare le ulceri degli Ebrei era un presagio della virtù che avuto avrebbe il contemplato simulacro del Crocifisso Signore nelle Stazioni della Via Crucis di risanare le mortali ferite, spirituali sieno o temporali, degli infernali Serpenti delle anime nostre peccatrici: Qui percussus aspexit eum vivet. Chiunque adunque dalle febbri aggravato si sente, chiunque si sente molestato dalle infermità, si rivolga al Crocifisso Signore, da lui bene contemplato nel santo Esercizio della Via Crucis e ricupererà la desiata sanità: Qui percussus aspexit eum vivet. Le mortalità, le pestilenze, le carestie, le guerre, le siccità, le inondazioni, gl’incendi, i terremoti ed ogni sorta di miserie e di calamità si dileguerà, ogni qual volta nel santo Esercizio della Via Crucis il paziente Signore si rimiri e compassioni. Qui percussus aspexit eum vivet [1].
Con ragione pertanto ebbe a dire il gran Dottore della Chiesa S Ambrogio che ogni cosa abbiano in Cristo e Cristo ci è ogni cosa “se volete esser medicato delle vostre piaghe egli è Medico, se ardete di febbre egli è fonte; se aggravato siete del peso dei vostri peccati egli è giustizia; se bisognate d’aiuto egli è fortezza; se temete la morte egli è vita; se desiderate di andar in cielo egli è strada; se fuggir volete le tenebre egli è luce; se avete bisogno di cibo egli è nutrimento” [3]. Cosi è soggiunge S Bonaventura: Chi si esercita nella santa Via Crucis meditando la Vita e Passione di Gesù Cristo, ivi abbondantemente ritrova ciò che gli fa di bisogno, e fuori di Gesù non ha che ricercare: Qui se intente et devote, in sanctissima Vita et Passione Domini exercet, omnia utilia et necessaria ibi invenit, nec opus est ut extra Jesum aliquid querat.
Se dunque avvenga che Dio offeso cuopra di nere nuvole il Cielo e diasi a rovesciare acque dirotte, talché alzatisi e fiumi e torrenti sino a lambire le sponde minaccino inondare seminati, svellere piante, distruggere possessioni, voi qui ricorrete a fare la Via Crucis ed egli sarà l’Iride di pace che dissiperà i nembi e renderavvi la sospirata serenità. Se poi all’incontro chiuso talvolta, conforme minacciò di fare al popolo d’Israello [4], alla pioggia il Cielo come ferro, e indurisca come bronzo la terra onde, riarse dalla siccità le campagne e languendo le vendemmie e le messi, presagiscano una crudele carestia: voi qui venite a fare la Via Crucis ed egli al ricordargli le pene del suo Divin Figliuolo per nostro amore sofferte placato, daravvi la pioggia bramata.
Diffatti un Parroco degno di fede attestò al Ven. P. Leonardo del Porto Maurizio che ogni qual volta volle la pioggia per l’aridità delle campagne nella sua Parrocchia, facendo pubblicamente col suo Popolo la Via Crucis, sempre l’ottenne, conforme successe nel 1745 ai 15 di Luglio e nell’anno susseguente 1746; e l’istesso hanno provato altri popoli a lui convicini in simili contingenze.
Or chi può dubitare che non siano per ottenersi altre grazie simili dal Signor Dio, se nelle nostre temporali indigenze e necessità faremo a lui ricorso per mezzo della santa Via Crucis in tempo particolarmente di mortali influenze, in tempo di terremuoti, in tempo di grandini e di tempeste, in tempo di siccità e d’inondazioni, in tempo che mille disavventure congiurano contro di noi per affliggerci per tormentarci, per disperderci?
Ah certamente che al rammemorare al Divin Padre quanto il suo Divin Figliuolo ha per nostro amore patito nella sua acerbissima Passione, nel viaggio specialmente da lui fatto colla pesante croce sulle spalle dalla casa di Pilato sino al Calvario, tra tanti insulti e strapazzi, tra tanti spasimi e tormenti, non potrà di meno che impietositosi inverso il divin Figlio e, calmata per di lui riguardo la collera contro di noi, sospenda i castighi e la spada riponga nel fodero.
Non trascuriamo noi dunque un vantaggio sì grande che per mezzo della santa Via Crucis ottener possiamo e nelle sciagure che assediano questa vita infelice ricorriamo pieni di fiducia al Trono augusto di Dio per conseguir misericordia e trovar grazia nelle nostre occorrenze. Adeamus – parlarovvi coll’Apostolo [5] – cum fiucia ad thronum gratiae ut misericordiam consequamur et grattam invenianus in auxilio opportuno.
Che non ci accorderà egli il divin Padre se per muoverlo a pietà di noi, additandogli quanto ha patito per noi il suo divin Figliuolo, gli diremo col Salmista [6]: Protector noster aspice Deus et respice in faciem Christi tui. Protettor nostro Iddio, riguardate le miserie nostre e per muovervi a liberarcene riguardate in faccia al dilettissimo vostro Figliuolo, tutto per nostro amore da capo a piedi carico di piaghe e di confusione coperto. Respice in faciem Christi tui. Io non merito la clemenza che imploro. ma la merita per me questo sangue, la meritan queste piaghe, la merita questo vostro addolorato Unigenito: Respice in faciem Christi tui. So che ad un Peccatore qual io sono è giustamente dovuto il soffrire, ma giacché l’Innocente ha voluto addossarsi le pene del colpevole deh! vi piaccia concedermi, qual frutto dei suoi patimenti, il sollievo de miei. Respice in faciem Christi tui.
Cosi pregando e che non otterremo noi, Dilettissimi, o per miglio dire che non ci otterrete voi, amabilissimo Redentore? Che efficacia non avranno presso il vostro divin Padre a pro nostro le vostre preghiere, i meriti vostri? Ah che avremmo pur torto, o buon Gesù, se in tante miserie che d’ogn’intorno ci assediano, a voi non ricorressimo, presso il Divin Padre Avocato nostro e nostra difesa. Voi dunque pietosissimo Signore non dEfraudate le speranze nostre che in voi solo abbiamo riposte. Ne confundas nos ab expectatione nostra. Esaudite le suppliche nostre ed accoglieteci nel seno della vostra misericordia concedendo a noi e alle Anime del Purgatorio l’Indulgenze della Via Crucis, per cui, interamente restando noi dalle colpe nostre mondati e soddisfatta del nostri debiti rimanendo la vostra Giustizia, possiamo venir un giorno ad esaltare in Cielo la vostra gran misericordia per tutti i secoli de secoli. Amen.


(P. Serafino della Mirandola O.F.M. de Obs., Discorsi morali sopra il santo esercizio della Via Crucis, Bologna, 1781, pp. 53-57)


[1] In vita Moysis.
[2] Num. 21, 8.
[3] Lib. III de Virg.
[4] 1Paralip. VI, 26; Esdr. X, 9.
[5] Hebr. IV, 16.
[6] Ps. LXXXIIII.

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.