[PODCAST] Chretien de Troyes e la difesa dell’amor coniugale

Eccovi l’audio della 582° conferenza di formazione militante a cura della Comunità Antagonista Padana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Parla Mattia Spaggiari, introdotto da Piergiorgio Seveso

2 Commenti a "[PODCAST] Chretien de Troyes e la difesa dell’amor coniugale"

  1. #Mattia Spaggiari   22 Marzo 2020 at 6:00 pm

    Mi scuso se alla fine della conferenza ero un po’ stanco. Parlare per cinque ore nel salotto di casa propria non è come parlare in pubblico, e dopo qualche tempo la concentrazione scema. Comunque volevo correggere un mio lapsus, dovuto al fatto che tutte le citazioni da me proposte erano a memoria: il concilio in cui si stabilì che i sacerdoti non potessero sposarsi dopo l’ordinazione fu il Laterano I del 1123, mentre quello in cui si fissò la sostanza dell’attuale disciplina matrimoniale (con anche la parentela fino al quarto grado come impedimento alle nozze, mitigazione della disciplina adottata nel secolo precedente) fu il Laterano IV del 1215.

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  2. #Mattia Spaggiari   3 Aprile 2020 at 1:29 am

    Correggo ora la mia afrettata supposizione riguardo al Graal: stando al “Glossarium mediae et infimae latinitatis” del Du Cange, “gradalis” può essere una forma secondaria per “gradualis”, cioè il Graduale (libro liturgico, il che nel nostro caso è impossibile), oppure una forma secondaria, al pari di “gradalus”, per “grasala/grasale” (donde però difficilmente la parola “graal” può esser derivata direttamente). E alla voce “grasala/grasale” il Du Cange scrive: “Vasis genus, ex ligno, terra metallove, non unius notionis ; occurrit enim pro vase rotundo largiori ac minus profundo, Gall. Jatte, et pro lancis seu catini specie ad mensæ usum, nostris Plat, alias Grasal et Greil, idem quod Gabata.” Dal momento che la parola latina “grasala” viene utilizzata anche in ambito culinario e mai liturgico e che anche in provenzale la parola “grazal” vuol dire “vaso”, sembra effettivamente che il “graal” sia, come ci suggerisce Du Cange, una comunissima “jatte”, cioè una ciotola, una scodella, ma potrebbe anche essere un vassoio o un piatto. Dal momento che nel passaggio dal latino al volgare ci sono comunque stati molti traslati, non è completamente da escludere che il termine possa essersi specializzato in ambito liturgico come “sacro vaso”, significato apparentemente più affine alla citazione di Chrétien nel Perceval. Comunque Chrétien potrebbe benissimo egli stesso aver voluto alludere – e in tal caso Robert del Boron sarebbe stato un epigono fedele – alla ciotola di Cristo durante l’Ultima Cena, se è vero che il Sangue di Cristo non viene portato al padre del Re Pescatore in un calice, bensì sulla punta di quella che ha tutta l’aria di essere la lancia di Longino.

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