Preghiere nell’epidemia: stiamo chiedendo la cosa giusta?

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di Cajetanus

Pregate per la conversione dell’Italia, per il suo ritorno alla vera fede cattolica e non alle sue deformazioni vaticane, conciliari e post-conciliari. Pregate affinché l’Italia torni a Dio, quel Dio che dice a Mosè: «ego enim Dominus sanator tuus» (Es XV, 27), pregate che ogni cuore torni a riposare in colui che è nostro vero medico e guaritore. Pregate perché l’Italia torni al Signore Gesù, pregate perché Dio ci liberi dalla setta dei modernisti che hanno attirato la rovina sull’Italia e il divino sdegno su tutte le sue genti. Pregate affinché Roma torni all’ortodossia apostolica.

Non pregate solo che Dio ci liberi dalla malattia, memori delle parole del Signore, il quale insegna che bisogna temere chi ha potere d’uccidere l’anima e non il corpo.

Noi che abbiamo mantenuto la Tradizione e la Scrittura, torniamo a gridare dai tetti l’Evangelo del nostro pietosissimo Iddio, abbandoniamo ogni ipocrisia, ogni falsa prudenza e ogni cavillo. Se non grideremo noi, lo faranno le pietre ed ecco infatti come queste già abbiano preso a parlare: si legge sul Fatto Quotidiano che «Mai come in questa epidemia è apparsa così evidente l’eclissi della religione dalla scena pubblica. Per la prima volta dai tempi del medioevo un grande fenomeno come la peste imperversa e domina ogni spazio nell’assenza totale dei simboli religiosi. Prova più lampante della secolarizzazione e del suo spessore non poteva esserci.
Per mille anni l’Europa cristiana ha sempre osservato nei grandi momenti di catastrofe il prorompere del sentimento religioso e dei suoi apparati. Il risuonare delle litanie, chiese stipate di fedeli imploranti, strade percorse da processioni di supplici, i frati nel lazzaretto, i preti solitari nelle città silenziose ad accompagnare i morti o portare l’estrema unzione agli infermi. E nel momento in cui crollava il picco della mortalità, si innalzavano le colonne dedicate alla Madonna salvatrice dalla peste.
Nella civiltà dell’immagine l’assenza risalta. Sul palcoscenico odierno svanisce la Religione, resta padrona incontrastata la Scienza. Eroi e martiri sono medici e infermieri, il verbo è diffuso dai governanti, dai sindaci, dai governatori di regione, l’unica liturgia è la conferenza stampa serale con il suo elenco di morti, guariti, raccomandazioni da seguire. Che al personale medico venga affidata la missione di dare un’ultima benedizione ai morenti è quasi un atto di resa da parte del clero.»

Le pietre stanno iniziando a gridare, mentre noi che dovremmo gridare al posto loro ci assicuriamo tutti di obbedire all’ateismo di Stato, ci vestiamo di giuridiche ragionevolezze e garantismi, per lasciare che ci chiudano in casa, da soli, tra le tenebre del cenacolo nel Sabato Santo… e se qualcuno ci chiede testimonianza del Signore, forse, saremmo quasi pronti a dire «Non lo conosco!»

Abbandoniamo tutte queste cose. Abbandoniamo ogni umana cura – come dice l’Inno Cherubico nella Liturgia del Crisostomo – per accogliere il Re di tutte le cose, invisibilmente scortato dagli ordini angelici.

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