[QUARESIMALE] “Inutilmente si sottrae al corpo il nutrimento, se lo spirito non si allontana dal peccato” (S. Leone Magno)

Oggi è il primo dei Leoni a dare alle anime sante direttive per vivere degnamente la Sacra Quarantena.

Dovendo parlarvi, o dilettissimi, del più grande e sacro fra i digiuni, potrei servirmi di migliore esordio, che incominciare colle parole dell’Apostolo, nel quale parlava Cristo, ripetendovi ciò che è stato letto: «Ecco il tempo favorevole, ecco il giorno della salvezza?». E sebbene non ci sia tempo che non sia ricco dei doni divini, e noi troviamo sempre accesso, per sua grazia, presso la misericordia di Dio, tuttavia è necessario che gli animi di tutti si eccitino con maggiore zelo ai progressi spirituali, e che siano animati d’una maggior fiducia, ora che la ricorrenza di quel giorno medesimo, in cui siamo stati redenti, ci invita a compiere tutti i doveri della pietà cristiana: affinché, purificati nell’anima e nel corpo, celebriamo il mistero, il più sublime di tutti, della passione del Signore.
Certo, sì gran mistero meriterebbe testimonianze sì continue di devozione e venerazione, che noi dovremmo essere sempre dinnanzi a Dio tali quali conviene che siamo nella festa stessa di Pasqua. Ma siccome questa forza d’animo è di pochi; e da una parte per la debolezza della carne si rilassa anche l’osservanza più rigida, e dall’altra le diverse occupazioni di questa vita assorbono la nostra sollecitudine, avviene necessariamente, che anche i cuori religiosi rimangono lordati dalla polvere del mondo; fu provvista con grande utilità nostra questa istituzione divina, affinché questi esercizi di quaranta giorni ci aiutassero a ricuperare la purezza dell’anima, riscattando con pie opere e con casti digiuni i falli degli altri tempi dell’anno.
Pertanto nell’entrare, dilettissimi, in questi giorni misteriosi santamente istituiti per purificare gli animi e i corpi, procuriamo di obbedire ai precetti degli Apostoli, liberandoci da ogni macchia della carne e dello spirito: affinché, represse le lotte che esistono fra le due parti di noi stessi, l’anima ricuperi la dignità del suo impero, essendo giusto ch’essa, sottomessa a Dio e da lui governata, sia padrona del suo corpo: così che non dando scandalo a nessuno, non incorriamo il biasimo dei maligni. Perché noi meriteremmo giusti rimproveri dagli infedeli, e le lingue degli empi si armerebbero del nostro fallo per calunniare la religione, se i costumi di quelli che digiunano fossero difformi dalla purezza d’una perfetta continenza. Ché il punto essenziale del nostro digiuno non consiste nella sola astinenza dal cibo: ed inutilmente si sottrae al corpo il nutrimento, se lo spirito non si allontana dal peccato.

(San Leone Magno, Sermone 4 sulla Quaresima. Letture 4, 5 e 6 del Mattutino della Prima Domenica di Quaresima. da divinumofficium.com)

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