[QUARESIMALE] ‘Lontani dal peccato!’ ~ L’insegnamento del figliol prodigo

Un insegnamento quanto mai attuale ci viene dal commento che Sant’Ambrogio fa alla parabola del figliol prodigo e che il Breviario fa leggere a Mattutino del Sabato della seconda settimana di Quaresima: teniamoci assolutamente lontani dal peccato!

Vedi, che il patrimonio divino si dà a quelli che lo domandano. Non pensare che il padre abbia commesso colpa dando porzione dei suoi beni al figlio più giovane. Ogni età è atta al regno di Dio: e la fede non dipende dagli anni. Certo questo giovane che domandò la sua parte, si giudicò capace di conservarla. E volesse Dio che non si fosse allontanato dal padre, egli non avrebbe conosciuto le difficoltà che incontrò la sua giovinezza. Ma dopo che, abbandonata la casa paterna, se ne fu andato lontano, cominciò a soffrir miseria. Si ha ragione dunque di dire che sperpera il suo patrimonio chi si allontana dalla Chiesa.
«Se ne andò in un paese lontano» (Luc. 15,13). Quale allontanamento maggiore da sé, che degradarsi; essere separato dai giusti) non da frontiere ma dai costumi: essere diviso non dai continenti, ma dagli affetti; essere in disunione coi Santi, perché la febbre dei piaceri del mondo si frappone, per così dire, tra essi e noi? Difatti chi si separa da Cristo, è esiliato dalla patria celeste, e diviene cittadino del mondo. «Ma noi non siamo forestieri e pellegrini, sibbene siamo concittadini dei Santi e della famiglia di Dio» (Ephes. 2,19). «E benché un tempo lontani, ci siamo riavvicinati per il sangue di Cristo» (Ephes. 2,13). Non invidiamo chi ritorna da un paese lontano: perché anche noi siamo stati in un paese lontano, come insegna Isaia. Infatti vi trovi così: «Per quelli che sedevano nella regione delle tenebre della morte s’è levata una luce» (Is. 9,2). Questa regione lontana è dunque la tenebra della morte.
Ma noi che abbiamo davanti agli occhi Cristo Signore, ch’è come l’anima della nostra anima, viviamo all’ombra di Cristo. E perciò la Chiesa canta: «All’ombra di lui ch’è il mio desiderio, io m’assisi» (Cant. 2,3). Egli dunque menando vita dissoluta, perdé la grazia, ch’è tutto l’ornamento della nostra natura. Perciò tu che hai impressa l’immagine di Dio, e che hai la sua somiglianza, non volerla distruggere colla lordura del peccato indegna d’una creatura ragionevole. Sei opera di Dio: non voler dire a un pezzo di legno: Tu sei mio padre, per non divenire simile al legno degli idoli, essendo scritto: «Diventino simili ad essi quelli che li fanno» (Ps. 113,8).

(S. Ambrogio, Lib. 8 Comment. in cap. 15 Lucæ. da divinumofficium.com)

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