di Giuliano Zoroddu

Quel ch’in pontificale abito imprime
del purpureo capel la sacra chioma
è il liberal, magnanimo, sublime
gran cardinal della Chiesa di Roma
Ippolito
, ch’a prose, a versi, a rime
darà materia eterna in ogni idioma;
la cui fiorita età vuole il ciel iusto
ch’abbia un Maron, come un altro ebbe Augusto.

Con questi superbi versi Ludovico Ariosto dedicava l’Orlando Furioso al suo mecenate, il Cardinale Ippolito d’Este.
Il Nostro sortì i natali a Ferrara il 20 marzo 1479 dal Duca Ercole e da Eleonora d’Aragona. Iniziò la sua carriera ecclesiastica alquanto presto, sui sei anni quando ottenne in commenda l’abbazia di Pomposa.
Nel 1485 Mattia Corvino, re d’Ungheria e suo zio, lo sceglieva per la sede primaziale di Strigonia. A nulla valsero le proteste di Innocenzo VIII: due anni dopo, l’ottenne Ippolito, che già aveva ricevuto dal sovrano un anticipo delle rendite della mensa, si recò personalmente a prendere possesso della sua chiesa.
Nel frattempo il 6 aprile 1490 moriva il suo regal protettore: l’instabilità politica ungherese e la progressiva preponderanza del cancelliere Tamás Bakócz (futuro Cardinale) a corte lo spinsero a tornare più spesso in Italia.
Anche papa Innocenzo spirava l’anima – il 25 luglio 1492 – e gli succedeva Alessandro VI Borgia.
Da questi veniva decorato della porpora romana nella concistoro del 20 settembre 1493. Aveva quindici anni.
Il 1494 è l’anno della calata di Carlo VIII in Itali a. Ippolito non assistette che al passaggio dell’esercito francese: trascorse infatti il 1495 ed il 1496 in Ungheria.
Tornato in Italia nel 1497 ottenne dal Papa l’Arcivescovado di Milano – ben salda era l’alleanza degli Este con Ludovico il Moro – e il Vescovado di Eger, dopo aver trasferito al Bakócz (suo rivale per tutta una vita) Strigonia.
Ulteriori prebende gli vennero dalla nomina di Arciprete di San Pietro nel 1501 a seguito del matrimonio fra suo fratello Alfonso e Lucrezia Borgia. Grande era la sua potenza e grande il suo censo, accresciuto nel corso degli anni in virtù dell’accumularsi di abbazie e vescovadi in commenda: Capua nel 1502, Ferrara nel 1503, Modena nel 1507 …. per citare i maggiori.
Il 18 agosto 1503 muore Alessandro VI. Non uno ma due furono i conclavi che seguirono. Dal primo, cui il nostro Cardinale non prese parte, uscì eletto Pio III Piccolomini che però sarebbe morto il 18 ottobre; dal secondo, cui invece prese parte, uscì eletto Giulio II della Rovere.
Non buoni furono i rapporti fra l’Este ed il nuovo Papa, nondimeno questie usufruì dei servigi del Cardinale nella campagna contro i Bentivoglio di Bologna nel 1507 e, indirettamente, nella conciliazione con Venezia nel 1510 poiché proprio l’affondamento della flotta della Serenissima da parte dei Ferraresi comandati da Ippolito indusse a più miti consigli la Repubblica lagunare.
Tuttavia Ferrara si indirizzava sempre più palesemente verso la Francia, ribellandosi alla Chiesa Romana di cui pure il ducato era feudo.
Una prima occasione d’attrito fu l’irruenza con cui il Cardinale si fece eleggere abate di Nantola dopo la morte del Cardinale Cesarini. A nulla valsero le scuse presentate a nome del duca Alfonso: la collera papale – a Roma spettava infatti la nomina – si abbatté tremenda sull’ambasciatore Ludovico Ariosto. Prime avvisaglie della guerra fra il Papato e il Ducato di Ferrara cui lo stesso Giulio II, settuagenario, prese parte personalmente.
Il Cardinale seguì la politica del fratello Alfonso, su cui nel frattempo era stata fulminata la scomunica: varie furono le sue visite in Francia, presso Luigi XII, e il 16 maggio 1511 firmò il documento di convocazione del conciliabolo scismatico di Pisa, sebbene poi fece mancare la sua presenza.
Nondimeno evitò di presentarsi a Roma: al contrario nel novembre del 1512 partì per Eger in Ungheria. Appena arrivato a destinazione lo raggiunse la notizia della morte del papa, occorsa il 21 febbraio 1513, e si dispose a tornare a Ferrara. Non a Roma, dove si radunava il Sacro Collegio, per non incontrare il suo rivale di sempre, Bakócz, che nel 1500 aveva ricevuto pure lui il galero rosso.
L’elezione di Leone X cambiò la situazione: il nuovo Papa infatti assolse il Duca ed il Cardinale dalle censure inflitte dal predecessore. Non mutò tuttavia la politica filo-francese di Ferrara, né il Nostro prese parte alle sedute del Concilio Lateranense (Giulio II lo aveva convocato nel 1512 per opporsi al conciliabolo pisano e per occupare Luigi XII e l’imperatore Massimiliano sul campo canonico). Preferì dedicarsi ai banchetti, ai divertimenti e alle cacce.
Nel 1517 fece ritorno per l’ultima volta in Ungheria. Tale viaggio fu la causa della rottura dei rapporti con l’Ariosto che pure l’anno precedente gli aveva dedicato l’Orlando Furioso. “Chi vuole andare a torno, a torno vada: / vegga Inghelterra, Ongheria, Francia e Spagna; / a me piace abitar la mia contrada” scrive il poeta nella Satira III.
Fino all’ultimo il Cardinale fu protagonista della diplomazia europea: dalla politica matrimoniale polacca alla guerra al Turco sui Balcani fino alla elezione imperiale di Carlo V.
Tornato a Ferrara nella primavera del 1520, vi morì nell’agosto dello stesso anno e fu sepolto nella cattedrale cittadina.
Quarantuno anni passati spesi nella diplomazia, nella promozione delle arti, nello sfarzo e nei divertimenti. Fra le sue passioni certamente tenne il primo posto la caccia: duecentocinquanta erano i suoi cani; considerevole anche il numero dei falconi, che si faceva arrivare da tutta Europa e dalla Russia; possedeva persino due leopardi. Le lettere del suo cortigiano Ludovico da Bagno riferiscono che il Cardinale uccise da solo un orsa durante una delle sue battute. Disappunto inoltre destarono i suoi capelli lunghi e la corte francese si meravigliò nel vedere la sua lunga barba. Piccoli difetti invero se paragonati ad efferatezze come l’accecamento del fratello Giulio a motivo del fatto che una dama lo aveva a lui preferito per essersi innamorata dei begli occhi. Insomma un principe ecclesiastico rinascimentale in piena regola.



Bibliografia di riferimento
Ludwing von Pastor, Storia dei Papi, Roma, 1932, Volume III.
Ivan Cloulas, Giulio II, Roma, 1993.



Figure già trattate sul sito (sono escluse le innumerevoli figure trattate sulla pagina Facebook)
Alfonso Petrucci, un cardinale congiurato alla corte di Leone X
Odet de Coligny de Châtillon, il cardinale ugonotto
Carlo Carafa, il terribile nipote di Paolo IV